Archivio mensile Archivio: maggio 2006

Tre tesi sulla Cascinazza

Per una fortunata coincidenza, proprio mentre si attende di capire quando andrà in Consiglio regionale la modifica della Legge urbanistica – quella che rischia di compromettere la tutela del territorio monzese, a partire dall’area della Cascinazza -, il Centro culturale ricerca e le associazioni ambientaliste di Monza promuovono tre serate dedicate proprio alla Cascinazza, l’area più preziosa della città: si terranno mercoledì 7, mercoledì 14, mercoledì 28 giugno, alle ore 21, presso la Sala del Ccr (vicolo Ambrogiolo, 6 – Monza).

Parto e civiltà

In Francia e in Inghilterra 70 donne su 100 partoriscono senza dolore. In Lombardia solo 7. In Brianza meno di 4. I DS chiedono che presto si raggiungano dati diversi per quanto riguarda l’analgesia epidurale. Spiega la puntualissima Sara Valmaggi:  “L’analgesia epidurale è una tecnica capace di ridurre considerevolmente il dolore del parto con un alto grado di sicurezza per la madre e per il neonato, e lo stesso Comitato Nazionale per la Bioetica già dal 2001 ha affermato che “il diritto della partoriente di scegliere una anestesia efficace deve rientrare tra quelli garantiti”. “Ancora oggi – prosegue Valmaggi – in 45 punti nascita lombardi su 76 il parto indolore non è contemplato e, nelle rimanenti strutture, è possibile accedervi solo in determinati giorni della settimana e solo nelle ore diurne, a dispetto della ovvia imprevedibilità dell’evento; peraltro va sottolineato anche il fatto che, nella bozza del  Piano Socio Sanitario Regionale 2006-2008, non è previsto alcun intervento che incentivi l’utilizzo dell’analgesia epidurale, che rimarrà quindi un miraggio per tantissime donne. Sappiamo inoltre che un altro freno alla diffusione di questa tecnica è la carenza di personale specializzato dedicato all’analgesia ostetrica, ed è per questo motivo che con la nostra mozione chiediamo anche che la Regione promuova e finanzi la formazione del personale di anestesia e addetto alle sale parto per una corretta e sicura pratica del “parto indolore con l’obiettivo di arrivare ad effettuare la partoanelgesia presso ogni punto nascita della regione tutti i giorni, almeno nella fascia oraria 8-20, e 24 ore su 24 nelle strutture dove si effettuano più di 1500 parti all’anno”.

Ora Anas deve rispondere

I DS in Regione, attraverso Marco Cipriano, hanno chiesto l’audizione dei vertici Anas per capire se e come cambierà il progetto di viale Lombardia e se ci sono i fondi per realizzarlo. Non è più tempo di rinvii e di promesse. Ora chiediamo di sapere: lo chiedono i residenti di Monza e Cinisello, lo chiedono i pendolari in coda sul tratto viario più intasato della Regione. La grande incompiuta di Formigoni, che celebrò l’apertura del traforo del Barro e la realizzazione della superstrada lungo il lago, ma che si ritrova dopo un decennio con lo stesso problema di sempre: i semafori del tratto monzese e cinisellese. Anche la Regione si deve unire a Provincia e Comuni per chiedere un percorso certo e rapido. Di attendere in coda i monzesi, i brianzoli, i lecchesi non ne possono più. E prima di produrre altre infrastrutture, andrebbero risolti i problemi di quelle che già ci sono. Da tempo immemorabile…

Giorgio Guglielmo Federico all’Arengario

Stasera, ore 21, con il prof. Renato Pettoello, presenteremo all’Arengario di Monza – all’aria aperta – gli Aforismi del periodo jenese di Hegel curati da Carlo Vittone per la sua casa editrice (in realtà pubblicati già nel 1981 presso Feltrinelli). Il testo è gustoso, la prefazione di Remo Bodei in grande stile, e il lavoro di Vittone accurato e ricco di spunti per comprendere il percorso che condusse il giovane Hegel alla Fenomenologia dello Spirito (di cui si celebra il prossimo anno il bicentenario). Gli Aforismi ne costituiscono un prodromo e rivelano alcune mosse tipiche dell’Hegel maturo, in cammino verso il proprio sistema ma già consapevole dell’importanza di una filosofia che concepisca se stessa come scienza e che ci elevi, per dirla con le sue parole, attraverso lo sprofondare del pensiero nella cosa, dai pensieri ai concetti. In una forma volutamente frammentata e incerta che apre però ad alcune formule che diventeranno famose (qualcuno ad esempio potrà scorgere, dietro all’immagine della calza rattoppata dell’aforisma 65, un accenno alla dialettica). Accorrete numerosi: all’Arengario, questa sera, ci sarà, sotto forma di aforismi, Giorgio Guglielmo Federico Hegel.

Ricomincio da Pier

A Milano si è perso, in una giornata elettorale strampalata in cui Nexus ha dato dati prudenziali fino alla confusione e il Comune di Milano si è distinto per l’incredibile ritardo nella raccolta e diffusione dei dati (non hanno ancora finito!). E’ stata una campagna elettorale difficile, post-elettorale, stanca e sottotono in cui non è montato il clima che ci si aspettava per ribaltare il risultato delle politiche. La bassa affluenza non ci ha favoriti, essendo fenomeno perfettamente trasversale (è stato sufficiente guardare il dato di Porta Venezia, tra i più alti, per capire che la destra non aveva affatto disertato le urne). Tra i pochi motivi per sorridere il risultato della lista Ferrante e di Corritore in particolare, una figura da cui ripartire, per l’alto contenuto di innovazione programmatica e per lo stile politico semplice e immediato. Come si deve ripartire da Pierfrancesco Majorino, che ha confermato le nostre aspettative, e dalla sorpresa dell’omonimo Pierfrancesco Maran, giovanissimo candidato eletto tra i primi nella lista dell’Ulivo. Ricomincio da Pier, insomma, per raccontare un’altra storia.

La bella vittoria dei Brambilla

A Vimercate, con un terzo delle sezioni scrutinate, Paolo Brambilla è al 60%, il candidato della Cdl è sotto al 40. E’ la vittoria, rotonda, dei Brambilla, del candidato Paolo e del sindaco uscente Enrico, e di Roberto Rampi, mitico coordinatore dei DS della Brianza. A loro vanno i miei complimenti e i miei in bocca al lupo, perché in serata tutto sia confermato. E’ invece già sicura la vittoria a Vedano al Lambro (un bravo a Enrico Boerci!).

Anche a Monza andò così…

Moratti al 49.7. Proprio come a Monza. Al ballottaggio vinse il centrosinistra. Anche a Milano può andare così. Incrociamo le dita.

Sideways nell’Oltrepò

Oggi visita all’Oltrepò. E non per ‘futili’ motivi. Per indagare su due cave che mi hanno particolarmente colpito (cave non è un francesismo: non si parla di cantine, ma proprio di cave). Cave che hanno più di quarant’anni e che vengono nuovamente proposte – e allargate – nel piano cave della provincia di Pavia, che stiamo discutendo nella commissione Ambiente della Regione Lombardia. Mi aveva colpito la protesta dei Comuni e dell’associazione Missione Ambiente, che avevano chiesto di evitare l’ennesima escavazione in un territorio famoso per il vino e non per il pietrisco. Il presidente Moscato (preoccupato, nomen omen, per l’ambiente e per i vitigni) ci ha accolti, descrivendoci la situazione della cava a cavallo tra Borgo Priolo e Torrazza Coste e quella di Rocca Susella, la volontà di proseguire con centinaia di migliaia di metri cubi all’anno, mangiandosi altro bosco e altri vigneti. E poi le stradine secondarie, su cui viaggiano i camion, strette come tutte le strade di collina, che ricordano proprio le sideways («per strade laterali» questo il significato dell’espressione) del famoso film, e su cui dovrebbero viaggiare ben altri mezzi. E attrarre turisti e curiosi di un mondo, quello del vino, che andrebbe ancora più tutelato e promosso. Moscato ce ne ha dato prova, con qualche fetta di salame di Varzi e un calice di Pinot grigio. E mi è venuto in mente, del film sopra richiamato, una celebre battuta: «Pinot Nero? E allora perché è bianco?». Sarà per via della polvere di cava, di cui si può fare a meno, procedendo a quei recuperi ambientali previsti da troppi anni e mai realizzati. Del resto, «il Pinot Nero ha la buccia sottile, è sensibile, matura presto e ha bisogno di molte attenzioni». Sopra Casteggio vale proprio il detto: «Pas des barriques, mais des barricades».

Volver

In questi giorni, guardando i manifesti dell’ultimo film di Almodóvar, sorridevo pensando che si potessero concepire, appesi come sono ai pali della luce, come manifesti elettorali, confusi tra gli innumerevoli altri. La foto in primo piano di Penélope Cruz, una splendida candidata, la scritta Volver, un messaggio chiaro: cara Sinistra, torna a governare Milano. Ne abbiamo bisogno un po’ tutti. Oh, vuelve, que me falta el aire si tú no estás… Del tuo ritorno ci parla, dai tabelloni, anche Penélope Cruz. Non possiamo deluderla.

Ad Theodolindam

Quando parliamo di Cascinazza, parliamo di legge ad personam. Anzi, ad Theodolindam. Perché la regina dei longobardi scelse, come sede del proprio regno, un luogo ameno, lungo il Lambro. E lo stesso sembra voler fare – a tutti i costi, politici e legislativi – anche la Regione. Lungo il Lambro, un luogo ameno: a meno che non costruisca Berlusconi le sue centinaia di migliaia di metri cubi sull’area della Cascinazza. E’ curioso che la legge ad Teodolindam sia promossa da un assessore della Lega, cioè da quella formazione politica che da una parte ricorda con nostalgia i celti e che, dall’altra, non rispetta, con evidenza, le origini longobarde e la bellezza del territorio. Ci saremmo aspettati che i leghisti regionali tutelassero radici, identità e governo locale, anche quando non si tratta di indossare abiti medievali e sguainar spadoni. Invece il Carroccio sembra un po’ come la platonica biga, con i due cavalli che tirano in direzioni diverse: Albertoni tutela le radici, Boni le strappa.