Archivio mensile Archivio: gennaio 2006

La vocazione ambientale

Laura Centemeri ha dedicato un testo di grande interesse (Ritorno a Seveso. Il danno ambientale, il suo riconoscimento, la sua riparazione, Bruno Mondadori, Milano 2006) alla storia di Seveso, dell’Icmesa e del disastro di trent’anni fa. Un libro che ricostruisce soprattutto l’elaborazione della comunità in senso politico (la Sinistra e Comunione e liberazione e le diverse letture della vicenda) e la stagione di recupero ambientale promossa dal circolo di Legambiente Laura Conti (che prende il nome dalla consigliera regionale del PCI che più seguì le vicende della cittadina brianzola). Un recupero e una riparazione che hanno portato alla creazione del Bosco delle querce come parco-ricordo dell’esplosione e della contaminazione da diossina, ma che ci parlano anche della possibilità di un profondo ripensamento della comunità da un punto di vista ambientale. Hobsbawm – ripreso similmente da Andrea Ranieri ne I luoghi del sapere (libro di cui abbiamo già parlato, p. 29) – insegna che la tradizioni possono essere inventate: nella nostra lettura, è lecito pensare che i territori possano in qualche modo ripensare e indirizzare nuovamente la propria vocazione o, per dirla con Ranieri, che tutti siano «spinti a costruire una propria tradizione, lavorando sul passato e/o sulla contemporaneità». Un bell’esempio di quello a cui penso quando parlo di Brianza come centro di eccellenza delle politiche ambientali. Muovendo da Seveso e da altri Comuni, impegnati in questi anni in una tutela del territorio che consente di dare nuovo senso anche alla vita collettiva.

Chi di spot ferisce…

Formigoni approva la proposta di legge da portare al Parlamento nazionale per i diesel di nuova fabbricazione, perché siano dotati dei particolari filtri antiparticolato. A dieci giorni dalla chiusura delle Camere, una mossa molto significativa per capire a che gioco sta giocando il presidente lombardo. Il più classico dei rilanci per farsi un po’ di pubblicità e per nascondere l’inconcludenza del suo famoso piano anti-inquinamento. Nel frattempo, l’assessore Zambetti, noto per la sua interpretazione del termostato, sente cambiare la temperatura politica e dall’Udc passa alla rinata Democrazia cristiana. I leghisti chiedono la sua testa, perché non si può cambiare partito senza perdere il posto da assessore (regola padana che il presidente sembra non condividere). Poi Albertini spiega, bontà sua, che andrebbero piuttosto tassate le auto più inquinanti già in circolazione, piuttosto che studiare misure futuribili (geniale). Non bastassero le polemiche sull’inquinamento e sul trasformismo politico, a metà pomeriggio, scoppia la bagarre con Galan: il presidente del Veneto dice che non accetta lezioni da Formigoni sul federalismo fiscale, rimproverandogli duramente di essere in ritardo sulla questione, in relazione all’affaire Bagolino (il Comune lombardo che vuole passare al Trentino, anche per ragioni di ordine economico). Formigoni risponde così: "Galan chi?", nonostante Galan sia l’unico suo collega di destra rimasto a governare una regione (le altre essendo, com’è noto, passate il 4 di aprile all’Unione). Insomma, una gran bella giornata per un presidente che era addirittura venuto in Consiglio – gli capita raramente – per fare faville. Solvet saeculum in favilla, teste David cum Sibylla…

… 98, 99, 100

100 progetti, propone Letizia Moratti. Ma che fatica arrivare fino alla cifra tonda. "Realizzare la copertura a verde delle aree dismesse" è il centesimo progetto. Cosa vuol dire precisamente, nessuno lo sa: i progetti della destra non sono specificati. Sono annunciati, come al solito, e chi ci capisce è bravo. Azzardo un’interpretazione: dove c’erano le fabbriche, prati e alberi. Più parchi per tutti, insomma. Dopo dieci anni di Albertini, chi può credere a una cosa simile? E gli interessi immobiliari? E i costi della bonifica di quelle aree? O forse la copertura è aerea? Centri commerciali coperti dai rampicanti: una proposta da mettere in Comune…

I DS per l’ambiente, a Monza e in Lombardia

La presenza di neve e ghiaccio in piazza ci ha costretto ha rinviare la nostra manifestazione per l’ambiente di domenica. Abbiamo però presentato le nostre proposte, che potete scaricare dal sito dei DS monzesi (la pagina è questa). Troverete il PdL per l’ambiente presentato in Regione, il nostro manifesto ambientalista, le politiche ambientali dell’amministrazione Faglia, dal piano del traffico ai temi ecologici del piano di governo del territorio, alla proposta di una Brianza centro di eccellenza per l’ambiente. E scoprirete che il percorso che proponiamo ha una sua coerenza interna e che le scelte degli anni passati prefigurano le soluzioni del futuro. Un futuro che pretendiamo ecologico. Per Monza, per la Brianza, per la Lombardia.

Se Monza diventasse Topazia

Da tempo i DS fanno proposte per la cultura nella nostra città (si legga, ad esempio, il Manifesto per la cultura elaborato in collaborazione con l’ottimo Luca Imeri). Su alcuni temi, come l’idea di rilanciare Monza come città del cinema di qualità, stiamo lavorando proprio in queste ore. In queste ore, è maturata un’altra proposta: sicuramente avrete letto di Qui comincia la lettura, iniziativa del Comune di Mantova e del Festival Letteratura, per promuovere la lettura collettiva del libro di Salgari, Iolanda, la figlia del Corsaro nero. E’ una idea che ho personalmente trovato bellissima. E ho pensato. Perché non fare a Monza una cosa analoga riservata ai piccolini, nell’ambito della città dei bambini e delle bambine, scegliendo ogni anno un libro o un personaggio della letteratura per ragazzi? Sarebbe, credo, molto interessante. Da tempo ho un debole per Geronimo Stilton. Perché non partire da lui, e poi scegliere altri soggetti – da Rodari a Collodi, per dire, a Richler e al suo Cavoli a merenda – per proseguire nel nostro racconto condiviso dai ragazzini della nostra città? Potrebbero nascere laboratori, mostre, appuntamenti di vario tipo, in una programmazione che veda coinvolto immediatamente il sistema bibliotecario, e poi librai, commercianti, asili e scuole. Insomma, fatemi sapere che cosa ne pensate.
P.S.: dimenticavo: Topazia è la città di Stilton…

Il 101esimo progetto

Sito di Letizia Moratti: www.letiziamoratti.it Visitatelo! I progetti, che ho finalmente avuto il tempo di guardare, hanno dell’eccezionale. A un certo punto, progetto 19, c’è addirittura scritto che bisogna pulire i muri della città e punire chi li imbratta (o forse era punire i muri della città e pulire chi li imbratta?). Miss Moratti ne ha combinata un’altra, però, e ben più grave. Tra le parole chiave del motore di ricerca dei 100 progetti, ci sono anche – giuro – "albanesi" e "marocchini". Rimandano al progetto 61 e seguenti, dedicati all’integrazione. Che stile, non c’è che dire. Faccio una proposta: votate il progetto più scontato, tra i 100 proposti, e inviatemelo. Terremo una classifica aggiornata. Intanto propongo il 101esimo. E’ semplice e scontato, proprio come i 100 precedenti: votare Ferrante.

Si parva licet

A Vedano al Lambro è stato ufficialmente annunciato che Lista per Vedano, la lista civica del centrosinistra che sostiene il sindaco Ottone e guida il paese da due mandati, sceglierà il suo candidato sindaco alle elezioni di primavera con una consultazione popolare, simile alle primarie nazionali e milanesi. Si terrà domenica 12 marzo, dalle 8 alle 22, nella sala del consiglio comunale in largo Repubblica. I candidati sono due assessori della giunta uscente: Enrico Boerci, assessore a cultura, sport e tempo libero, e Patrizia Lecchi, assessore all’istruzione e ai giovani. Di Enrico conosco competenza e impegno da tempo e lo ho apprezzato in più occasioni. Non ho, invece, la fortuna di conoscere Lecchi, ma sono certo che sarà una bella prova di democrazia da parte del centrosinistra. In bocca al lupo a entrambi i candidati e a tutti i cittadini di Vedano. Perché anche nelle piccole sfide si può dimostrare la qualità della cultura politica dell’Unione e aprire un dibattito che coinvolga direttamente la cittadinanza.

La sorpresa degli 80.000 di Milano

Quando finiremo di sorprenderci degli straordinari risultati delle primarie, sarà un bel giorno. Chi, come me, le sostiene da anni, si stupisce che – a ogni appuntamento – puntualmente ci si stupisca. E, invece, attraversando i seggi aperti ieri a Milano, dall’Isola alla Zona 4, dalla Casa della Cultura alla sezione Aniasi, si è reso conto che le primarie sono una gran cosa (proprio come nel tour in Brianza del 16 ottobre), che mobilitano i cittadini, che li fanno partecipare, che consentono a tutti di dire la propria. E la loro, gli 80.000 di Milano l’hanno detta con chiarezza. Il 68% a Ferrante, il 23% a Fo, il 6% a Milly Moratti, il 3% a Corritore. A Milano hanno votato l’80% delle persone che avevano votato per Prodi in occasione delle primarie nazionali. E lo hanno fatto in modo non dissimile, dal momento che c’è stata soltanto una leggera diminuzione del dato di Ferrante rispetto a quello di Prodi, e il candidato ‘alternativo’ Dario Fo ha ‘battuto’ di qualche lunghezza Fausto Bertinotti. Ora, però, è il caso di scatenarsi. Proprio così. Di dare un progetto al centrosinistra milanese. Ferrante dovrà portare con sé l’esigenza di un cambiamento significativo rappresentata da Fo, la qualità programmatica e lo stile – dolce – di Milly, le innovazioni per cui si è battuto Corritore. Solo così vinceremo, e finirà che ci sorprenderemo ancora una volta: perché anche a Milano, da ieri, è possibile.

La famiglia Spera (ovvero Perché non siamo antipatici)

Si parla spesso dell’incapacità della Sinistra di comunicare. E invece, scusate, questa volta non lo si può proprio dire. Anzi. La campagna «La famiglia Spera» è proprio bella: intelligente, curiosa, ci porta a pensare, a raccontare senza retorica un’Italia che si aspetta qualcosa di diverso. Una famiglia normale, del ceto medio che scivola verso il basso, che cerca delle risposte e trova solo una presenza ossessionante per il presenzialismo egoriferito del premier, che in questi giorni a raggiunto l’apice del ridicolo. Messaggi semplici ma chiari e una pregevole realizzazione multimediale. Chapeau!

Buoni a nulla

Via libera della commissione regionale al provvedimento del buono scuola per il 2006, il contributo che la Regione Lombardia versa alle famiglie per il pagamento di tasse e rette scolastiche. Uno dei punti fermi della politica di Formigoni, che la maggioranza in Commissione ha celebrato come irrinunciabile strumento a garanzia della ‘libertà di scelta’ della famiglie lombarde. Piuttosto che scomodare la libertà preferiremmo che la Regione avesse a cuore un altro principio per noi altrettanto importante, che è quello dell’equità. Equità nelle scelte di governo e nella redistribuzione delle risorse pubbliche, dirottate con tanta enfasi verso famiglie benestanti e sottratte, dallo stesso Assessorato, alla formazione professionale, che sta vivendo una fase di profonda incertezza, dovuta alla scarsità di fondi messi a bilancio da Guglielmo. Basterebbe escludere dal rimborso le fasce di reddito più alte per recuperare ingenti risorse. Da destinare, come chiediamo da tempo, ai fondi regionali per il diritto allo studio; ed eventualmente ai corsi di formazione per i disabili o ai laboratori di recupero e sviluppo degli apprendimenti per i ragazzi più svantaggiati e in difficoltà, attualmente a rischio per carenza di risorse. Purtroppo le scelte di spesa della Regione stanno a dimostrare per l’ennesima volta come la reale mappa dei bisogni della Lombardia sia sconosciuta a chi ha il compito di amministrarla.