Pare abbia detto così, la ministra che si occupa di riforme, in tv, ieri sera, parlando della ‘minoranza’ del Pd e delle sue proposte sulle riforme.

Ora, le modalità di risposta a qualsiasi domanda sono diventate un genere letterario, che di solito si conclude con l’«amen» del «ce ne faremo una ragione».

Siccome però chi parla fa la ministra e si occupa di riforme, voglio prenderla sul serio: torniamo indietro di vent’anni. Era il 1995. E sapete qual era il sistema elettorale? Il Mattarellum. Il nome vi dice niente? Per vent’anni, prima che arrivasse Verdini al Nazareno, il Mattarellum con il doppio turno di collegio è stata la proposta più gettonata (a proposito di gettoni) nel Pd. Collegi uninominali, in cui le persone sanno chi votano. Candidati scelti con le primarie per legge. Doppio turno (di collegio, non nazionale!) per dare una rappresentanza in grado di governare.

Oppure, torniamo indietro di vent’anni, prima che arrivasse il «profondamente sintonico» Berlusconi al governo. La proposta del Pd era quella di un Senato federale e di un federalismo ben temperato. Ora la Costituzione votata da molti parlamentari che dicono che la riforma si può migliorare (forse non sanno nemmeno cosa votano) prevede un Senato non federale pieno di consiglieri regionali a tempo parziale e qualche sindaco votato dai consiglieri regionali (più i senatori-a-vita-temporanei) e una controriforma centralistica del Titolo V (poi c’è anche qualcuno che sulla rete fa girare le tesi dell’Ulivo, poveri noi).

Vent’anni fa c’era ancora l’idea di un’alternanza di governo e Prodi lanciava l’Ulivo. Vent’anni fa non c’era il trasformismo del partito della Nazione. C’era stato un «ribaltone» di cui allora si parlava male, perché le «larghe intese» e i cambi di casacca erano vissuti ancora con qualche pudore. Ora, invece, si parla di «partito della nazione», in Liguria la destra partecipa alle primarie, ad Agrigento alle primarie corre addirittura Forza Italia, nel Pd entrano all’Ars i rappresentanti delle giunte Cuffaro e Lombardo, si parla di un’estensione della coalizione al centrodestra anche a Milano: insomma, tutt’altra storia. Bellissima, devo dire.

Ora, come sapete, i miei rapporti con la ‘minoranza’ del Pd non sono rosei, in questo momento: per un anno intero ho cercato di convincerli dell’importanza di una proposta alternativa sulle riforme costituzionali, ho presentato proposte emendative che non sono state capite (eufemismo), ho denunciato il pericolo di fare riforme brutte, pasticciate e contrarie al principio della rappresentanza, come ho spiegato nei miei interventi in aula, quando la riforma la votavano tutti, senza fare una piega. Ora, forse un po’ troppo tardi, pare se ne siano accorti. Mi chiedo però, come scrive il Fatto oggi, se ci rendiamo conto di quello che facciamo e di quello che diciamo. Perché a me pare sinceramente di no.

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