Mi scrive Veronica Tentori:

Oggi abbiamo votato il testo della legge sulla tutela e la valorizzazione della biodiversità agraria e alimentare: è la seconda legge di iniziativa parlamentare che viene portata in aula dalla Commissione Agricoltura, la prima era stata quella sull’agricoltura sociale.

Certo, queste possono essere considerate “piccole cose”, di fronte alle grandi riforme che l’Italia si aspetta e al rilancio economico e occupazionale, per citare la mia amica e collega Susanna Cenni, prima firmataria della legge.

Nel corso del tempo abbiamo assistito ad una forte riduzione delle varietà vegetali e animali, un patrimonio prezioso che rende speciale ogni spicchio del nostro Paese. La legge prevede l’istituzione di un sistema nazionale di difesa, recupero e valorizzazione di questi piccoli grandi tesori che sono le peculiarità dei nostri territori, per evitare il rischio di estinzione ed erosione genetica, in un percorso che va a coinvolgere direttamente gli agricoltori e gli allevatori. Stiamo parlando di una ricchezza che vuol dire qualità e distintività dei prodotti, e che quindi si può tradurre in crescita economica e fonte di reddito per le comunità, le quali creano dei sistemi unici e competitivi grazie alle proprie tipicità e produzioni locali.

Questa legge ci mostra una visione di futuro e di agricoltura: parla di comunità del cibo, itinerari della biodiversità, ricerca e condivisione dei saperi, istituisce un’anagrafe nazionale in cui le risorse genetiche permangono sotto il controllo pubblico e non sono brevettabili, ma riproducibili dagli agricoltori a cui è consentito lo scambio e la vendita diretta delle sementi, una legge che va nella direzione opposta ad Ogm e monopoli di pochi per tutelare un patrimonio di tutti.

Sono anche molto soddisfatta per l’approvazione all’unanimità di un mio emendamento che aggiunge ai progetti che gli enti locali possono attivare per la definizione delle comunità del cibo e della biodiversità, quelli relativi alla realizzazione di orti didattici, sociali, urbani e collettivi quali strumento di valorizzazione delle varietà locali, educazione all’ambiente e alle pratiche agricole, aggregazione sociale, riqualificazione delle aree dismesse, degradate e dei terreni agricoli inutilizzati.

Lo ripetiamo anche in questa occasione: che l’anno di Expo sia l’anno della conversione ecologica e dell’attenzione ai temi che oggi abbiamo approvato in aula.

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