L’attesa messianica sta per compiersi. Tra poche ore, in un clima tipo Frost/Nixon, in diretta tv e streaming, andrà in onda il confronto più atteso, quello tra Bersani e il M5S. In una sorta di incrocio tra un dibattito elettorale postumo (ma forse prodromico rispetto alla prossima, di campagna elettorale) e un trattato di antropologia culturale, due mondi si incontrano per la prima volta.

Le premesse sono, al solito, pessime, ma grande dibattito sembra attraversare il M5S, riunitosi in conclave per tutto il pomeriggio di ieri. Oltre alle ormai tradizionali parole di chiusura totale e di rifiuto stizzito, dentro al gruppo si muove più di una preoccupazione: chissà se emergerà e troverà le forme di una presa di posizione spendibile politicamente per le prossime settimane.

I dubbi ci sono tutti e probabilmente l’ultimo atto delle consultazioni di Bersani sarà accompagnato da parecchia delusione.

Nel frattempo, respirando forse l’aria da saloon di queste ore elettriche, Terzi si dimette direttamente in aula e per un pelo non si dimette anche il ministro della Difesa: oggi Monti – reduce da una notevole serie positiva di successi politici – sarà in aula a spiegare e chiarire quello che è successo con i due marò. E con i due mariò, i due ministri ascoltati ieri.

Secondo l’Eraclito citato da Avanzi, chi non si aspetta l’inaspettato non troverà la verità. E chi non crede nei miracoli, ha ben poco da attendersi anche dalla giornata di oggi. Però lo sappiamo: il cambiamento non può che manifestarsi così, in modo sorprendente e inaudito, interrompendo la continuità a cui siamo abituati da sempre.

Oggi potrebbe essere un giorno in cui le cose cambiano o un giorno come tanti, come quasi tutti i giorni di un Paese sempre uguale a se stesso. Tra poche ore lo sapremo. Se tutto o se nulla sarà come prima.

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