E rispondeste alle domande che, per il suo tramite, decine, centinaia di migliaia di scienziati rivolgono alla classe politica e ai ceti dirigenti del mondo intero?

E prendeste qualche impegno in proposito? E dimostraste un qualche interesse per il problema gigantesco che ci pone?

In Italia, paese in cui Greta ha il maggior numero di follower, la vicenda sta assumendo i tratti del grottesco. Editoriali violenti e volgari contro la ragazzina dello sciopero, psicologismi da quattro soldi sulla sua figura, lunghe dissertazioni sullo schema comunicativo nel quale si muove. Chiacchiere, insomma. Proprio quelle che a lei piacciono pochissimo. Proprio quelle con cui avete rincoglionito mezzo mondo.

Conoscete la risposta alle sue domande? Cosa avete fatto o cosa pensate di fare per il clima? Per liberarci della plastica, dello spreco immane di energia (efficienza, cazzo, non è difficilissimo da capire), della dipendenza dal petrolio (e dalle dittature, che spesso lo detengono), da un mondo che è guasto da tempo e che provoca migrazioni (guarda un po’) e non sembra essere più governato se non dall’avidità di pochissimi, a cui tutti i politici rendono omaggio.

Se Greta vi disturba – forse per via della vostra fragilità, non della sua – prendete le domande che pongono David Attenborough, Luca Mercalli, Stefano Mancuso. Tozzi. Licia Colò. La famiglia Angela, che vi è più familiare?

Ecco, se non sapete cosa dire, tacete. Del resto del clima non avete mai parlato e di sicuro non avete mai agito per fermare quel «cambiamento» che mette a rischio l’umanità stessa. E dimostrate ancora una volta che non vi interessa agire, cambiare, fare nulla.

P.S.: qualcuno lo fa, con modestia, con passione. E prova ad offrire qualche risposta, soluzioni banali e piani ambiziosi, piccole mosse per ciascuno e grandi progetti per il futuro. Questo è quello che vi chiede Greta. E anche Alberto Angela.

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