Di metafore la politica italiana si ciba da sempre. Fin troppo.

Il nostro paesaggio vagamente potteriano prevedeva fino a qualche mese fa la presenza di Draghi (che pare voglia nuovamente consegnare, via gufo, una missiva al governo italiano) con a fare da sfondo una catena (interrotta) di Monti (anche nella triplice versione, precedente, del Tremonti). La magia era fluviale, come è noto, dall’ampolla al Trota. Una traiettoria fortunatamente discendente, perché gli affluenti del Po sono diventati in molti casi di sinistra.

Anche allora la notte era centrale, soprattutto se folle. Poi, nella foresta, alla lupa si è sostituito il giaguaro, con i disastri che sappiamo.

Ora, con la riforma boschiva, si sono affermati i gufi, che stanno popolando l’ingens sylva, spesso oscura.

I gufi sono diventati bersaglio facile dei cacciatori di consenso, che sparano a pallettoni, poco ecologici ma molto (pre)potenti.

Eppure i gufi vedono di notte, hanno occhi grandi, sono sinonimo di saggezza, stanno appollaiati su un ramo (del Parlamento), vigilano per loro natura ed emettono un suono di allerta, ogni tanto, quando sembra che il disordine si affermi, nel (molto magico) mondo della nuova era che si impone.

Non amano il sottobosco, preferiscono rimanere lassù, in alto. Rappresentano l’impopolarità: per esempio, dicevano che l’Italicum era un pasticcio, e ora danno loro ragione tutti quanti, ma non li riabilitano: i gufi possono rimanere lì, nel profondo della foresta.

Oppure dicevano che forse bisognava mettere un occhio sulle coperture, e tutti a prendersela con loro, ma adesso sembra un gufone anche chi le coperture le deve trovare. Anche Padoan, a guardarlo, sembra un po’ un gufo, nella postura, in ciò che dice e in ciò a cui allude.

Dicono che portano sfortuna, i gufi, ma non è vero: porta piuttosto sfortuna prendersela con loro. Anche perché le cugine civette sono protette da Atena, mica poco, anche Telemaco ne teneva conto eccome.

In generale, i gufi (a sorpresa!) sono ottimisti: sperano di sbagliarsi, confidano che tutto quello che si dice sia vero, che tutto ciò che viene ripetuto senza pensarci troppo su abbia almeno un minimo di fondamento, che tutto torni e che i dubbi che coltivano – alla fine – si rivelino esagerati. Sono gufi fiduciosi, insomma.

Qualcuno inizia a sospettare che – a furia di evocarlo – il 2014 verrà ricordato come l’anno del gufo. Per scoprirlo, dovremmo incominciare tutti quanti a fare un discorso di verità, prima che sia la realtà a imporcelo e i cittadini, di conseguenza, a impagliarci.

I gufi lo sanno, speriamo se ne rendano conto anche gli altri.

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