Andrea Ranieri di ritorno da Prato e da OccupyPd (una precisazione: non c’ero per scelta, per lasciare quanto più possibile il dibattito alle ragazze e ai ragazzi, che pure mi avevano molto gentilmente invitato).

Fa un certo effetto alla mia età stare in mezzo ai tanti ragazzi e ragazze di OccupyPd che si sono incontrati domenica a Prato. Ma poi, quando la discussione prende quota, e viene fuori il mix di rabbia e di speranza che li ha spinti qui da ogni parte d’Italia, e vengono fuori i grandi temi che si vorrebbero al centro del Congresso – da fare subito, prima che lo scoraggiamento allarghi le sue fila – ti accorgi che la voglia di rinnovamento, la voglia di politica vera, va oltre le differenze generazionali, prende forma in idee, contenuti, proposte. E che le cose che dico io e le cose che dicono loro sono sulla stessa lunghezza d’onda.

La politica di cui abbiamo tutti voglia è quella che riparte dalle differenze di valori e di interessi, che riparte dalla società e dai suoi conflitti. E voglia di un partito che sa da che parte stare. Prima di essere il partito di tutti – come ha detto Epifani per spiegare perchè non era a Roma con la Fiom – occorre essere il partiro di qualcuno, altrimenti si continua ad essere quel partito che vive solo nelle istituzioni, e che nelle istituzioni si riproduce e si alimenta.

Qualcuno chiama questa voglia di politica nostalgia di un tempo che non c’è più. Niente di più assurdo. E’ come chiamare nostalgia del cibo la voglia di mangiare che si ha prima di cena.
Non ero l’unico di una certa età. Quella che mancava clamorosamente era la generazione di mezzo. Quella dei rottamatori. Forse il rinnovamento possibile si basa oggi sull’alleanza fra nonni e nipoti.

Tutti gli Occupy hanno voglia di un Congresso chiaro, im cui le differenze emergano in trasparenza. Senza giochini e combinazioni strane di strane cordate. Tutti temono l’individualismo e il leaderismo senza contenuti.

Probabilmente quando le differenze e le posizioni si chiariranno non tutti quelli che erano a Prato si schiereranno dalla stessa parte. Ma sarà bene che tutti quelli che si candideranno a dirigere il partito si confrontino con questa voglia di essere un collettivo che progetta, e non una schiera di tifosi di questo o quel candidato. E che anche loro mantengano questa voglia di discutere e di affrontare insieme i problemi anche quando il Congresso li schiererà su fronti diversi.

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