Ieri sera, a Noventa Vicentina, Elisabetta ha letto un messaggio al Pd.

Sono una cittadina di Noventa, sono una professoressa, sono una lettrice, sono una persona che ha passioni. E queste passioni sono ciò di cui sono orgogliosa: i libri, le mie carte, i miei pensieri, mio marito, mio figlio che corre e mio figlio che cresce nella mia pancia, i valori in cui credo, la mia famiglia, le mie radici, le persone, gli amici. Tutto qua. Non ho passioni eccezionali, straordinarie, spettacolari. Credo nella generosità, nell’altruismo, nella bontà.

Non faccio grandi cose qua nel circolo e nella politica; potrei fare di più, forse vorrei fare di più. Ma so anche che io sono questa e che per mia scelta ho deciso di dedicare questo poco tempo alla politica del circolo, ben sapendo che in fondo, e molto più importante, è politico ogni singolo gesto che faccio nella mia vita. Sono tesserata con il Pd. E in questi tempi di politica marcia e di corruzione dilagante e di senso civico mancante e di sogni inesistenti e di egoismi galoppanti e di uomini privi di anima, io credo che si possa chiedere qualcosa ai politici di mestiere. Perché, in fondo, se fanno questo mestiere, lo devono a chi li vota. E devono sentire come un peso la responsabilità dei voti raccolti. Ecco in sintesi e in pratica cosa chiedo:

1. che i soldi raccolti con il tesseramento al Pd rimangano interamente al circolo di riferimento (Noventa Vicentina in questo caso) perché è grave che i circoli non abbiano i soldi per stampare volantini e pochi numeri del giornale;

2. che ci sia più attenzione per il territorio (ad esempio ospedale di Noventa);

3. che il Pd individui unitariamente poche, pochissime parole-chiave o concetti-guida (o vogliamo coraggiosamente chiamarli valori?) ma che queste siano ribadite, spiegate, sottolineate, in modo che la gente riesca finalmente a capire che cosa è il Pd;

4. che i rappresentanti locali e nazionali del Pd incarnino i valori del Pd e in particolare la sete di giustizia (e allora via gli inquisiti), l’uguaglianza (e quindi lotta a privilegi economici e benefici di cui la casta del Pd gode), la giustizia sociale.

Se poi si riuscisse a fare questo, come sarei orgogliosa di questo partito, come vorrei esserlo, come amerei raccontarlo alle persone, come sarebbe bello riflettere nello specchio un’altra immagine di Italia e dire: “è questa l’Italia vera e autentica”.

Prima ho scritto che si può chiedere qualcosa ai politici di mestiere. Ho usato il verbo chiedere come forma di cortesia. Io in realtà non sto chiedendo. Affermo solo che non mi sta più bene che il Pd nazionale non risponda alle nostre domande con fatti concreti. Citando una famosa frase di Kennedy – “Non chiedete cosa il vostro Paese possa fare per voi: chiedete cosa potete fare voi per il vostro Paese” -, concludo sottolineando che se io son qua è perché io credo di poter fare qualcosa per il mio Paese, ma che se quello che io posso fare per il mio Paese nel Pd nazionale non trova valori di riferimento, io continuerò a fare qualcosa per il mio Paese fuori dal Pd.

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