Ieri sera discutevamo con Piero Bassetti, in onda su Radio Città Futura, della questione lombarda.

Alla luce di quella discussione, è del tutto ovvio che il lavoro dei prossimi mesi, e lo spirito con cui affrontare la campagna elettorale che verrà, è quello di ricostruire dalle fondamenta le modalità con cui si concepisce la politica (e la politica si concepisce), a cominciare dall’urbanistica e dalle sue regole, dalla trasparenza e dalla rendicontazione, al modo con cui si fanno le nomine e si gestiscono le appartenenze politiche rispetto alle competenze e al merito.

Dalla Lombardia può partire un messaggio forte e inequivocabile: non solo giudiziario, come fu nel 1992-1993, ma politico. E culturale, insieme. Al di là di chi vincerà le elezioni, questo è il punto da affrontare, coinvolgendo la società civilissima, perché la politica da sola non ha saputo riformarsi. Anzi, è andata peggiorando. L’appello di Bassetti va raccolto, se si vuole cambiare davvero. Altrimenti ci sarebbe soltanto una nuova maggioranza, migliore di questa in qualsiasi caso, ma come questa esposta al rischio di compromettersi con una gestione del potere in tutto simile a quella che abbiamo già conosciuto. E che non vorremmo vedere più.

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