A parte che trovo da sempre insopportabile che la classe dirigente se la prenda con le «debolezze» dei cittadini, adottando il canone del paternalismo e del rimprovero, vorrei dire due o tre cose sulle infelicissime uscite che il governo Monti dedica quotidianamente ai giovani italiani (non è un Paese per giovani, si diceva, no?).

Ho potuto studiare, scegliere filosofia (anche se in famiglia, a dire il vero, non erano tutti d’accordissimo), finire gli esami addirittura prima del tempo e ‘aspettare’ di laurearmi alla prima sessione utile, fare il dottorato, studiare a Firenze e a Barcellona, dedicarmi alla politica pressoché gratuitamente per dieci anni, scegliere una strada, abbandonarne un’altra. Con mille rimpianti e momenti difficili e anche con qualche fatica e forse un po’ di merito. E però.

Quando ero al liceo, un mio compagno che si chiama Carlo e che era un po’ di destra (chissà se lo è ancora), mi diceva che per me era facile, perché avevo la casa piena di libri, perché i miei avevano studiato, perché il contesto (il contesto, cazzo!) mi aiutava. E aveva ragione (capita anche a quelli un po’ di destra, sapete?).

Ecco, forse quelli che come me «hanno potuto», devono preoccuparsi di rendere possibile per il maggior numero di dare il meglio. Non di prendersela con quelli che hanno avuto condizioni di partenza meno felici, e di stigmatizzare comportamenti generici e poco rappresentativi della realtà delle cose. Pretendere coraggio e merito, ma offrire prima un contesto migliore e più concorrenziale. In cui quelli che «possono» da generazioni se la vedano con quelli che partono svantaggiati e che a volte non «riescono» proprio perché, piccolo particolare, non «possono».

Ecco, questa è tecnicamente e politicamente l’unica cosa da dire, nell’eterna ricerca del merito e delle possibilità, dell’uguaglianza e della libertà. Altrimenti si dicono cose stupide e un po’ di destra (non nel senso di Carlo, ma della conservazione sì) e si attribuiscono agli individui colpe che non hanno, solo perché la società in cui vivono non sa dare spazio alle loro potenzialità.

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