Sono da due giorni su un treno, avanti e indietro per la penisola. Mi capita spesso. Ma in queste ultime ore mi pare si sia superato ogni record.

Tutti, ma proprio tutti, al telefono.

Anche quelli che non hanno nessuno da chiamare, fanno finta, per non essere da meno.

Un signore che parla per ore di un'auto da rottamare (ironia della sorte).

Un altro descrive una votazione di non so cosa, e poi riunioni, appuntamenti, affari, scambi, baratti, favori, cortesie. E l'immancabile «dove sei?», perché non si sa mai che, oltre a quelli sul treno, ci sia anche qualcun altro che si stia muovendo. Meglio saperlo, no?

A un certo punto si apre il dibattito, perché un signore, che ha accompagnato moglie e figli sul treno, non è sceso in tempo, e allora blocca il FrecciaConvoglio con il FrecciaFreno di emergenza, rischiando il linciaggio.

Dopo averne parlato tra loro, i passeggeri si precipitano a telefonare ai propri cari per raccontare l'increscioso episodio. «Ma pensa te», «c'è gente che fanno delle cose strane», «no, ma ti rendi conto?».

I migliori, però, sono due.

Un ragazzo che spiega che ha mollato la fidanzata a Bologna (si chiama Claudia, caso mai leggesse questo blog) e «cazzo, figa» cerca di portarsi all'Armani una tipa che è in partenza per Madrid e che è contestualmente impegnata in altro party, anzi, «seratona», per la precisione. Lui insiste. A voce altissima, per farsi sentire fino al vagone ristorante. Lei, però, continua a nicchiare e allora lui, praticamente urlando: «Se non ti vedo stasera, ci facciamo un brunch domani?». Ma vaffanculo va.

Dulcis in fundo, la sorpresa.

In tutto questo bailamme, si distingue, dall'altra parte del corridoio, una signora dai tratti orientali. Tra i quarantacinque e i cinquanta. Un maglione grigio e un filo di perle. Apparentemente infastidita dal rottamatore e dal coglione già citati. Da una borsa elegante, più o meno a metà viaggio, estrae un iPad. E tu pensi: finalmente una che ha capito, che si fa i cavoli suoi, che legge o scrive o naviga ma senza dare fastidio a nessuno. Fantastico.

Invece, dopo una ventina di secondi, la signora inizia a picchiare in modo compulsivo sullo schermo, impegnata in una epocale battaglia militare, con tanto di rumori di fondo, tipo splash, tatatatata, crash, gong. Al massimo volume. Anche il tizio del brunch si ferma, il rottamatore si ricompone (anche perché aveva iniziato a leggere un guanda di cui non riesco a scorgere il titolo) e il ragazzo davanti a me sospira.

Dopo qualche minuto arriviamo al binario. Scende la signora e con lei i suoi Vietcong. Il brunchista. E il rottamatore. E il ragazzo gentile che mi fa un cenno di saluto. Sembra un moto di solidarietà umana. Perché il FrecciaTreno dimostra che il FrecciaSistema è irriformabile.

Sipario.

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