uinto post della serie Democrazia in America
Da Washington a Philadelphia, il viaggio alla scoperta degli Stati Uniti prosegue, tra una discussione sul concetto di grassroots e un incontro sulla moralità del sistema politico americano.
Si parla anche di stampa e sono già arrivato al terzo incontro in cui tutti si dicono molto preoccupati per quanto riguarda il sistema dell’informazione negli Stati Uniti. Poi, mentre ti descrivono quali sono secondo loro i problemi della stampa americana in rapporto agli altri 'poteri', viene loro in mente che sono italiano e allora ci sta anche una risata. Liberatoria. Già.
Il sistema dell’informazione non regge. «I giornali stanno morendo», dicono gli stessi giornalisti che ne discutono. Stanno morendo le inchieste, soprattutto, perché sono le cose che costano di più, perché il tempo da dedicare a un pezzo si accorcia e la necessità di fare due o tre lavori contemporaneamente aumenta ogni giorno di più, alla ricerca di un equilibrio tra la libertà di stampa e la professionalità, da un parte, e la necessità di sbarcare il lunario, dall'altra.
Ciò vale soprattutto per i giovani giornalisti che non sono nemmeno assunti e che spesso, l’approfondimento, lo fanno a loro spese. Per di più, senza nessuna garanzia, così da essere fragili e ricattabili in un'unica soluzione. In Italia sono tutte cose che sappiano benissimo, e che farebbero molto male all’informazione anche senza il conflitto d’interessi che si è fatto premier.
Il web è una soluzione, si chiede qualcuno? No, e ve lo dice uno che passa per essere un fanatico del web. L’informazione che si fa sul web rispetto al giornalismo dei professionisti è un’altra cosa. Non perché la qualità sia bassa – argomento recentemente frequentato da giornalisti di bassa qualità che di web non capiscono proprio nulla e si ingannano anche nella scelta degli argomenti difensivi – ma perché il web non è da considerare un sostituto dell'informazione 'classica', ma un suo possibile interlocutore, nel senso proprio del termine. Detta in parole povere: i giornali non possono essere sostituiti dai blog, i cittadini consapevoli non possono prendere il posto dei professionisti.
In compenso, per tutto il resto, c’è sempre la televisione, che ha una forza da leone, come cantava Jannacci. Qui non sanno chi sia, ma lo citano – inconsapevolmente – in continuazione.
Insomma, questo deprimente scenario costituisce un problema democratico grande come una casa, perché è del tutto evidente che il peggioramento del sistema dell’informazione porta con sé – anche – il peggioramento della qualità del sistema politico, perché costringe i politici a rivolgersi del tutto (o quasi) alla pubblicità e alla comunicazione spicciola e contribuisce a trasformare le campagne elettorali in qualcosa di costosissimo e di perfettamente inutile per la reale comprensione delle proposte dei vari candidati. Troppa comunicazione, poca informazione: negli States, figuriamoci da noi.

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