In molti ormai lo dicono. Ci vogliono delle belle liste del Pd alle Europee, che diano qualità al profilo del partito, soprattutto se proseguirà l’«inverno del nostro scontento». Premetto che non sono candidato (a scanso di equivoci, perché non se ne può più) e che a Bruxelles e Strasburgo ho sempre preferito Barcellona (mon amour). Mi permetto perciò di dare qualche consiglio sulle candidature, per evitare brutte sorprese e futuri imbarazzi. Intanto, un piccolo codice etico, come quello che abbiamo proposto qualche settimana fa, non guasterebbe (e mi ha fatto piacere vedere avanzare analoga proposta da parte dell’europarlamentare Gianni Pittella, che già si era distinto per la difesa delle preferenze e contro il porcellum europeo). In secondo luogo, eviterei di concepire le Europee come ‘premio’ alla carriera (un amico, oggi, mi ha detto: «Se c’è Bassolino, tra me e il Pd è finita», per capirci), o come diversivo. Eviterei anche i “vai e vieni”, come è accaduto nella precedente tornata, in cui molti candidati eletti sono presto tornati (forse si chiama così per questo, la tornata…). Quasi tutti. Chi va in Europa, deve farlo perché ci crede. Sembra semplice, ma non sempre lo è, o non sempre lo è stato. Ci sono eccezioni, come quella già richiamata, ma è meglio essere sicuri di una reale motivazione. Poi ci saranno le valutazioni politiche, certamente, che però dovrebbero essere ispirate (sempre) al principio di ragion sufficiente (verificare qui): perché tutto sia motivato e, per così dire, spiegabile. Perciò il processo dovrà essere trasparente e la selezione delle candidature ‘partecipata’, come non è stato per le politiche (purtroppo), perché non c’era tempo, si disse. Ora il tempo c’è, ed è solo questione di volontà. E di coraggio, nel rappresentare un partito nuovo (appunto). Da ultimo, le candidature di per sé non vogliono dire granché se non c’è un progetto politico ambizioso che le inquadri e le qualifichi. E spero proprio che si lavori perché questo accada. Perché è importante nobilitare questa competizione, ed interpretarla nel migliore dei modi, avendo le idee chiare e iniziando a parlarne per tempo. Cioè ora, ad esempio.

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