Nel suo ultimo, straordinario libro, Adriano Sofri dedica un intero saggio all’eterogenesi dei fini. Il passaggio che mi interessa prendere in considerazione è quello dedicato alla famosa distinzione weberiana tra etica delle intenzioni (o convinzioni, come spesso la si traduce) e etica delle responsabilità. Un insegnamento particolarmente utile al giorno d’oggi: un invito deciso a tornare ad occuparci delle conseguenze delle nostre affermazioni e delle nostre iniziative. Non mi riferisco solo al Veltroni di Orvieto e all’inopportunità di offrire l’argomento degli argomenti a una coalizione più che traballante e a un personaggio come Mastella che aveva già optato per l’appoggio esterno, preparandosi a quello che ieri sera è successo. Mi riferisco alle conseguenze a cui portano molte delle nostre scelte, fin dalla prima crisi – così lontana, così vicina – del 1998. E mi riferisco alla costanza del centrosinistra di tornare ciclicamente agli stessi errori, in una coazione davvero freudiana a ripetere e a capottarsi in parcheggio. Dovremmo avere più cura di ciò che viene percepito dai cittadini – sì, proprio come accade per la cosiddetta “temperatura percepita” – quali sono gli umori e le interpretazioni che si affermano nella società italiana, al di là delle nostre intenzioni e della buona volontà con cui sono espresse. Abbiamo dato per troppo tempo l’impressione di non credere a questo governo, o di crederci molto meno di quanto in realtà ci credevamo. Quasi tutti i problemi del centrosinistra e del neonato Pd provengono da lì. Se vogliamo ripartire, dobbiamo farlo da Weber, in una notte d’inverno, con l’aria fredda e una primavera che si prospetta ancor più gelida. Altrimenti continueremo a sbagliare, come se niente fosse. Come se una notte d’inverno un senatore la fiducia l’avesse votata.

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