Se ci fosse Del Piero nella maggioranza di governo, magari si riuscirebbe a recuperare un risultato di gran lunga compromesso, come è successo qualche ora fa a San Siro, quando sotto di due gol, un’orgogliosa Juventus è stata trascinata al pareggio dal Capitano (grazie, caro Alex). Invece, nella ex-maggioranza annoveriamo: el senador Pallaro che stasera non ci sarà, perché sperduto in qualche località dell’emisfero australe; due diniani su tre (perché il terzo si è dissociato, sic) che non voteranno la fiducia a Prodi; quel raffinato intellettuale di Turigliatto che non ci sarà, perché siccome ha detto che lui la fiducia a Prodi l’aveva tolta, ora non può restituirgliela, anche se è cambiato il famoso “quadro politico”; i tre senatori dell’Udeur che confermano di non votare (due di loro sono stati eletti nelle liste dell’Ulivo, proprio così, e il terzo è Mastella) o di votare contro; Fisichella, che oggi ha detto a Prodi che non lo sostiene più (pare si sia rammaricato: Prodi, non Fisichella); i senatori a vita che votano a favore, tranne Cossiga, ma non ‘valgono’, secondo il presidente della Repubblica (e non sono d’accordo per niente). A meno di miracoli e di una Cdl “ridotta in dieci uomini”, per la défaillance di qualcuno, finirà che ‘berremo’ per quattro voti. Nel frattempo, si fa largo l’ipotesi di un governo tecnico, con Pd, Cosa rossa e Udc (nel senso della futura Cosa bianca). Si parla di Marini, e come Bartleby lo scrivano, preferirei di no. L’unica cosa che mi sento di esprimere è una forma di solidarietà incondizionata a Romano Prodi. Per tutto il resto, come dice qualcuno, c’è MastelCard.

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