Il treno si ferma e i pendolari, esasperati dal ritardo già accumulato dal convoglio, proseguono a piedi, per raggiungere la stazione di Cadorna. E’ successo due giorni fa a Milano. Un gesto sconsiderato, dalle conseguenze imprevedibili, che abbiamo documentato ieri con il filmato pubblicato da Repubblica e che la dice lunga sullo stato del servizio ferroviario regionale.
Si parla molto di autostrade e di aeroporti, di Pedemontana e di Malpensa, di Alitalia e di Brebemi. Forse sarebbe il caso di prendere di petto, in questo 2008 partito con tante difficoltà, proprio la questione delle ferrovie e, più in generale, del trasporto pubblico. Si può e si deve avviare una riflessione, che parta magari da vizi e virtù dell’Ecopass (superiori le seconde ai primi), per avanzare un piano prima metropolitano e poi regionale che riguardi Milano e la sua provincia, ma che ragioni su scala lombarda. Negli anni del governo Berlusconi, le ferrovie hanno vissuto una stagione di trascuratezza, per non dire di oblio. Forse perché memore della comunistissima Locomotiva, ma possiamo ben dire che, sotto Berlusconi, le ferrovie sono state abbandonate a se stesse. Con il governo Prodi c’è stata una ripresa, seppur timida, e un orientamento diverso della spesa per le infrastrutture: per dirla in tre parole, “non solo autostrade”. Ora che sta per arrivare l’alta velocità, con tanto di timer e conto alla rovescia in piazza Duca d’Aosta all’ingresso della stazione Centrale, sarebbe il caso di por mano anche alle linee “a bassa velocità”, quelle dei pendolari, così come hanno fatto tutti gli altri ‘motori’ d’Europa, da Stoccarda a Barcellona, passando per la Francia. Manutenzione, pulizia, rispetto delle condizioni previste dal contratto di servizio, maggiore qualità complessiva del servizio. Per dare un’alternativa vera all’uso del mezzo privato: perché prendere l’auto (purtroppo, pensando all’ambiente) è sempre meglio dell’andare a piedi, sui binari, con un’ora di ritardo sulle spalle. E il Partito democratico non può non sottolineare che il trasporto pubblico è uno dei punti più deboli della stagione formigoniana, che in dieci anni ha sempre sostenuto la mobilità individuale, a discapito di quella collettiva. E i risultati si vedono.

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