Una delle vicende più tristi della politica milanese e lombarda degli ultimi anni è la decisione della giunta Moratti e, in particolare, dell’assessore Moioli di negare la scuola dell’infanzia ai bambini figli di immigrati non regolari. Una decisione che è stata contestata dal ministro Fioroni in nome della legge e della norma messa a punto proprio quando Moratti e Moioli erano al Ministero dell’Istruzione e che si basa su un principio noto al genere tragico: una vera e propria nemesi, per la quale le ‘colpe’ dei padri ricadono sui loro figli, quasi si trasmettessero di generazione in generazione. Il risultato è aberrante perché il Comune di Milano, la più grande città del Nord, forte di una grande tradizione democratica e da sempre luogo di integrazione e di apertura, finisce con il prendersela con i piccolini, a cui viene negata la possibilità di ciò di cui hanno più bisogno per crescere: l’istruzione. E’ davvero difficile capire le ragioni di un simile accanimento, anche perché Moratti e Moioli, ad esempio sulla vicenda rom, avevano spesso puntato sull’educazione e sulla scolarizzazione come elementi nobilitanti e di sicuro interesse per le comunità immigrate. Ora si sono ricredute: che sia una nemesi anche la loro?

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