Sulla vicenda urbanistica più incredibile del mondo, c’è poco da aggiungere. Se non che, per il valore dell’area e per il mercato che si è aperto, nonché per gli interlocutori in campo, sembra di assistere alla compravendita di un giocatore di calcio. Un pezzo pregiato, il cui rendimento è però variabile e dipende da alcune condizioni ben precise. In gioco, ci sono anche questioni familiari, ma questo conta meno. Quello che conta, mi ostino a ripeterlo, è che Cascinazza non è un giocatore alla Kakà, ma un prato verde. Per rimanere in metafora. E per mantenere una posizione che non può cambiare, per nessun motivo.

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