Osvaldo Mangone è diventato assessore grazie al grande lavoro ostruzionistico che lo ha visto protagonista negli anni di opposizione. Capogruppo di Forza Italia, Mangone è assurto agli onori delle cronache per il celebre episodio della pizza in aula, per un microfono allagato, per gli scatoloni degli emendamenti al Pgt. Insieme ad Allevi, è stato il leader incontrastato di Nonza, la Monza del no a tutti i costi. Una delle sue battaglie – anzi, la madre di tutte le battaglie – è stata l’opposizione al parcheggio di piazza Trento e Trieste. La minoranza partecipò ad adiuvandum al ricorso degli ambulanti, riuscendo a bloccare i lavori. Leggo stamane sui giornali che ora Mangone assessore propone di ampliare il parcheggio interrato, da tre a cinque piani. Le richieste sono molte, dice, e si deve valutare se è il caso di soddisfarle tutte. Ma non era una “vergogna”, piazza Trento? E non era da contestare perché avrebbe aumentato il traffico veicolare nel centro storico? E non era meglio puntare su piazza Citterio, con tanto di proposta di referendum? Ora Mangone vuole quasi raddoppiare il parcheggio contro il quale si è scagliato per anni, facendo perdere un sacco di tempo alla città. E’ giusto così. Viene in mente la Stranalandia di Stefano Benni. Osvaldo è l’unico uomo che vi abita. A Stranalandia, «l’unità di misura spaziale è l’Osvaldo. Osvaldo è alto un osvaldo. Un albero è alto tre osvaldi. Il mare è profondo all’incirca dieci osvaldi». Osvaldo è misura di tutte le cose. Di quelle che sono e di quelle che non dovrebbero esserci. Osvaldo vuol dire amico. Nosvaldo, nemico. A volte, Osvaldo e Nosvaldo coincidono. Soprattutto se Osvaldo si chiama Mangone e fa l’assessore.

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