Spazio ombelicale. Aut. min rich. Sono da sempre un po’ meteoropatico e, dal weekend in cui abbiamo perso le elezioni di Monza, sulla nostra città piove sempre (è certamente un caso, anche se questa trasformazione della Brianza in una landa scozzese qualcosa credo voglia dire sul piano politico). E’ una pioggia che si manifesta a scrosci, violenti e imprevedibili, e che fa riflettere sulla vicinanza tra dato meteorologico e significato politico del ben noto adagio che vuole ci siano precise responsabilità politiche se, appunto, piove (nel nostro caso, la versione è certamente: «piove, governo confuso»). E ogni cosa si confonde, e ciò che era facile diventa inspiegabilmente difficile. Forse soffro il clima monsonico di questi giorni perché, quando giocavo a pallone, la pioggia rendeva il campo troppo pesante per il mio gioco, che è sempre stato più raffinato che incisivo. E ancor di più mi deconcentrava il semplice fatto che piovesse. Come se, quando piove, tutto fosse meno chiaro. Reagire, abbiamo reagito. Ora speriamo solo che smetta, almeno per un po’, di venir giù a secchi, secondo un ben noto topos letterario. Perché non vorremmo che si passasse dalla pioggia alla grondaia («vom Regen in die Traufe kommen», dicono i tedeschi, come da noi la padella e la brace). Tutto sommato, chiediamo solo un po’ di sereno, con un po’ di augelli, ove possibile, a far festa.

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