Se non lo avete ancora fatto, sfruttate una serata uggiosa come quella odierna per precipitarvi al cinema a vedere Centochiodi, l’ultimo (speriamo che non sia proprio così!) film di Ermanno Olmi. Un film semplicemente perfetto, che riconcilia con il cristianesimo dopo le sparate degli ultimi giorni, e che fa riflettere. Innanzitutto, sulla contrapposizione tra dottrina e carità, ma non solo: anche sulla distanza tra sapere e vita ovvero sulla difficoltà di comporre ciò che è scritto con l’esperienza quotidiana dell’uomo, alla ricerca di una verità che si incontra più facilmente nel trovarsi con un amico a bere un caffé che in milioni di libri, come il Cristo del film confesserà alle autorità (non il sinedrio, un maresciallo dei carabinieri, a cui il protagonista confida, tra l’altro, di aver fatto parte di una organizzazione terroristica: il «corpo insegnanti»). E’ un film denso di riferimenti biblici e di citazioni cinematografiche, in una versione leggera e sublime del Grande inquisitore di Dostoevskij che ricompare a Mantova, sulle sponde del grande fiume, con un balera-Rex che viaggia di sera, con «Non ti scordar di me» che fa da Leitmotiv alla storia e ne accompagna quel tratto di senso religioso semplice e immediato che fa da contraltare alla teologia dell’accademia. Il Degan-Cristo è, a sua volta, un’icona straordinaria, così come l’atmosfera dolce e struggente di Bagnolo San Vito ricorda la meticolosa preparazione della cena di Lunga vita alla signora!, un film di vent’anni fa che ho amato come pochi altri. Come Centochiodi. Non perdetelo.

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