Nemesi e paradossi. L’Unione vince perché nel "delitto perfetto" della legge elettorale più incredibile del mondo gli strateghi della destra hanno ripartito il premio di maggioranza del Senato su base regionale (se fosse stato nazionale, come alla Camera, il risultato sarebbe rovesciato). Inoltre, la legge sugli italiani all’estero ha consentito un’affermazione netta dell’Unione, contrariamente alle descrizioni un po’ caricaturali delle Little Italy sparse per il pianeta. Del resto, anche dall’altra parte, si sprecano le contraddizioni. Preoccupati dal risultato della Rosa nel pugno i nostri dirigenti nazionali non si sono accorti che a non funzionare non era il simbolo dell’Ulivo, ma quello dei partiti che al Senato hanno raccolto molto meno. Se, dopo la netta vittoria delle regionali e lo straordinario dato delle primarie, avessero creduto tutti nel progetto unitario, presentandosi con il simbolo più amato dagli italiani anche al Senato, avremmo vinto anche in Piemonte e nel Lazio, dove il distacco è di poche migliaia di voti. Considerando che l’Ulivo pesca all’interno della coalizione, ma si è dimostrato attrattivo anche all’esterno, il conto è presto fatto. Pare che anche a Milano se ne siano accorti: dopo aver sostenuto la necessità di liste differenziate per le comunali, ora sembra che la segreteria si stia orientando verso la lista unitaria. Meglio tardissimo che mai.

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