Barca e la direzione del vento

Ieri sera ne abbiamo parlato lungamente a Verona, con Fabrizio Barca.

Oggi, molte cose che abbiamo ascoltato, le trovate qui.

In particolare vi prego di soffermarvi su questo passaggio, sul quale dobbiamo lavorare moltissimo, nei prossimi mesi:

«Non rimpiango la classe politica dell’ultima Prima Repubblica. Venti anni fa, con Tangentopoli, quei partiti si sono suicidati e si è attribuita alla forma-partito la responsabilità esclusiva del disastro. Ma dopo cosa abbiamo avuto? Da un lato il leaderismo in un partito che è stata un’organizzazione di selezionati, secondo i criteri gerarchici di un’azienda. Sul versante opposto, nel campo del centrosinistra, si è incespicato a lungo e alla fine si è concluso che il partito non esisteva più. Si è inseguito il modello americano. Il partito liquido, senza considerare che in una società dove tutto è liquido senza un qualche collante le fondamenta crollano. Oppure il cesarismo alla Blair che ha spezzato altri fili di democrazia: l’idea per cui i partiti servono solo a selezionare ogni cinque anni un premier e diciotto ministri e poi devono sparire…».

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Commenti

  • Massimo Sestili  Il 26 ottobre 2012 alle 15:51

    Quindi finalmente ci siamo resi conto che i partiti liquidi non sono cool? Meglio tardi che mai.

  • fabrizio  Il 19 ottobre 2012 alle 04:52

    “…………..ma la zona grigia della politica è alimentata da comportamenti diffusi a livello popolare. Anche se, naturalmente, chi guida ha responsabilità enormi……….”Ministro Barca…………..purtoppo,a proposito della fasulla contrapposizione tra politica e società civile,la realtà sottolineata in questa frase è drammaticamente vera.

  • ineffeti  Il 19 ottobre 2012 alle 00:06

    Può darsi che l’idea del partito pesante e perciò poco elastico ai cambiamenti, più costoso e vongole molta burocrazia era superato , però averlo sostituito con quello leggero , senza neanche un vero leader al vertice e mantenendo se non addirittura aumentando le spese è stato un suicidio. forse si doveva unire il meglio del primo con il meglio che le nuove tecnologie permettono di fare. ma la cosa fondamentale è un’altra, il popolo non solo deve essere ascoltato ma le sue scelte fatte votando devono essere legge per il partito.

    • Angelo Lorusso  Il 19 ottobre 2012 alle 00:27

      il popolo non deve essere ascoltato.

      Il popolo deve interloquire. Non sbraitare dal divano lamentandosi di non essere ascoltato

  • bullo, ti ricordi?  Il 18 ottobre 2012 alle 16:30

    caro civati, togliamo ai partiti il finanziamento pubblico (lo riduciamo a un decimo delle cifre attuali) e il potere di nomina negli enti. facciamo queste due cosucce, poi vediamo quali sono i partiti che fanno qualcosa per la società e quali invece sono esistiti unicamente per alimentare il meccanismo che conferiva loro poteri.

  • Emanuele Perugini  Il 18 ottobre 2012 alle 15:57

    Caro Giuseppe questa è la battaglia più importante…e nel Lazio si sta giocando una partita decisiva, come immagino anche in Lombardia

  • Marco 67  Il 18 ottobre 2012 alle 15:51

    D’accordo che i partiti siano necessari per un normale sviluppo della vita democratica.

    Anche perché non mi pare che esista al mondo una democrazia che ne possa fare a meno.

    Sul modello americano, partito più o meno liquido, credo che sia un po’ la mission del Partito Democratico, al quale manca però un aspetto fondamentale: un sistema bipolare maggioritario vero.

    Fino a quando non ci arriveremo (se mai ci arriveremo) il PD soffrirà inevitabilmente di contrasti interni pericolosi (scissioni), fibrillazioni che si esaltano in senso negativo con le alleanze forzate (quali che siano) che a loro volta aggiungono contraddizioni. Il tutto si risolve in mancate decisioni o, per trovare una sintesi alle contraddizioni, in compromessi talmente al ribasso da risultare inefficaci.

    Da qui una debolezza generalizzata, data da una politica che non è in grado di affrontare i problemi del Paese con decisione, incapace di investire su una visione di lungo periodo (sempre a mettere pezze alle emergenze e alle mancanze): per accontentare tutti si scontenta tutti. In poche parole l’ingovernabilità (la caduta dei governi ne è solo l’aspetto finale).

    Magari ci trovassimo in un sistema americano (ma va benissimo anche quello francese, forse più a nostra misura) dove chi governa ha la possibilità di portare avanti il suo progetto politico per il paese in maniera lineare e precisa avendo risolto tutte le contraddizioni all’interno del partito prima di presentarsi al paese.

    Ad esempio: discutibilissima e probabilmente anche sbagliata, ma pensate che sia possibile proporre una tassa al 75% per i grandi redditi come ha fatto Hollande in un governo di coalizione?

    In una coalizione, per quanto coesa, la sintesi pre-elezioni è possibile solo fino ad un certo punto (altrimenti saremmo tutti nello stesso partito), tanto è vero che si resta sul vago su aspetti critici fondamentali o si sfornano programmi di 280 pagine che come sappiamo non servono comunque.

    imho

    • Angelo Lorusso  Il 19 ottobre 2012 alle 00:28

      Ma sei Veltroni in incognito?

  • Luigi Spagnolo  Il 18 ottobre 2012 alle 15:09

    quello che serve oggi, più che un leader, è una squadra di persone competenti che condividano una visione del futturo.

    • angelo  Il 18 ottobre 2012 alle 16:53

      E dire che l”avevamo la squadra; ricordi Luigi, ne parlavamo qualche secolo fa ?

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