Archivio mensile Archivio: febbraio 2012

Se sei in vantaggio nei sondaggi

Non pubblicare uno spot così. Mai.

Ceci n’est pas un clip.

Forse è il momento di fare un bel Congresso

Sottotitolo: poi dicono che il Pd non è un partito 2.0…

Leggo un tweet programmatico di Rosy Bindi:

Il #Pd ha una vocazione coalizionale non maggioritaria. Non voglio regalare @Pierferdinando Casini alla destra

A parte che questa storia del «non regalare alla destra» sta diventando un genere letterario, apprendiamo che il Pd non solo ha abbandonato definitivamente la vocazione maggioritaria ma, forse, anche un pezzo significativo della sua ispirazione bipolarista.

Non avrei voluto doverlo fare, ma mi chiedo: tra quelli che fanno parte della stessa maggioranza congressuale che vogliono tornare socialdemocratici (come se non lo fossero mai stati) e quelli che preferiscono non regalarsi alla sinistra, non è venuto il momento di fare un bel Congresso? O, almeno, una direzione, che sono sei mesi che non ci vediamo?

Se possibile non solo su Twitter. Ma anche.

Troppo forte, incredibilmente vicino

Magistrale post di Popolino, contro tutte le sindromi ombelicali. Le nostre, le mie.

In medio stat

Non riesco proprio ad appassionarmi alla litigata tra Veltroni e Vendola sul futuro della sinistra (e della destra): è talmente banale e antico, quel dibattito, tra due persone di sinistra (perché lo sono entrambi, uomini di sinistra) che dicono cose diverse (anche se non così diverse come vorrebbero far credere), che non è il caso di farsi prendere dall’angoscia.

Piuttosto, richiamerei l’attenzione sulla questione del ceto medio, a cui rivolgerci non con formule metafisiche, ma con un impegno costante. E parole chiare e meno ombelicali, se ci riusciamo.

È l’opzione Osawatomie, che trovate qui, in uno dei discorsi politici più ambiziosi degli ultimi anni. Da tradurre in italiano, non solo sotto il profilo linguistico.

But, Osawatomie, this is not just another political debate. This is the defining issue of our time. This is a make-or-break moment for the middle class, and for all those who are fighting to get into the middle class. Because what’s at stake is whether this will be a country where working people can earn enough to raise a family, build a modest savings, own a home, secure their retirement. Now, in the midst of this debate, there are some who seem to be suffering from a kind of collective amnesia. After all that’s happened, after the worst economic crisis, the worst financial crisis since the Great Depression, they want to return to the same practices that got us into this mess. In fact, they want to go back to the same policies that stacked the deck against middle-class Americans for way too many years. And their philosophy is simple: We are better off when everybody is left to fend for themselves and play by their own rules.

Il futuro dei partiti

Noi ripartiamo da Canossa, Michele Ainis da qui.

Insomma la fortuna dei partiti coincide con uno specifico modello di democrazia, quella rappresentativa; e infatti la loro disgrazia adesso si riflette sulla crisi di legittimità delle assemblee legislative. Può darsi che a lungo andare questo processo riporti in auge la democrazia diretta cara agli ateniesi, la democrazia dei cittadini. Non sarebbe affatto una sciagura. E dopotutto la democrazia ha la caratteristica di reinventarsi di continuo, come ha scritto Pierre Rosanvallon. D’altronde già adesso la politica s’esprime al di fuori dei partiti. Con le liste civiche che fioccano in ogni elezione locale, dove conta la faccia, non la bandiera. A livello nazionale, con la corsa a firmare i referendum. Oppure con le manifestazioni organizzate attraverso i social network, come quelle del popolo viola. Ma già all’alba degli anni Settanta il movimento femminista cambiò i costumi occidentali senza una vera cabina di comando, senza portavoce eletti in Parlamento, in breve senza costituirsi in partito. C’è però un’alternativa al suicidio dei partiti: la loro quarta stagione. Se adotteranno un corpo più leggero. Se accetteranno di diventare partiti porosi, permeabili rispetto ai cittadini. Se sapranno svolgere un ruolo concorrente, anziché da mattatori della scena pubblica, come del resto vuole la Costituzione. Una cosa è sicura: questo non è più il tempo della manutenzione. E’ tempo di ristrutturazione.

Fare politica in Valsusa

Un messaggio di Jacopo, dalla Valsusa.

Il tentativo disperato è di tornare a confrontarsi e di discutere, magari ripartendo da qui.

Per Lea e Denise

Vi prego di leggere questa lettera. E di condividerla.

Diventare grandi

Ho molto insistito con Roberto Rampi, vicesindaco di Vimercate, perché aprisse un blog, dedicato a una questione apparetemente minore, ma di una qualche rilevanza per la riforma dell’organizzazione dello Stato.

Si tratta dell’aggregazione, dell’unione e della fusione dei Comuni più piccoli, un tema che non può non accompagnare la riflessione sul superamento delle province e più in generale del ripensamento complessivo dell’articolazione della Pubblica Amministrazione sul territorio italiano.

Certo ognuno ha il proprio campanile e il proprio sindaco di cui è orgoglioso, ma se vogliamo programmare meglio le spese e gli investimenti e pianificare il territorio (tutelandolo il più possibile) è il caso di fare insieme. E di provare ad unirsi in enti più solidi, più strutturati e più capaci di rispondere alle esigenze di un mondo in veloce trasformazione.

Mazzini sosteneva ne bastassero mille, di Comuni, e in Italia oggi ne contiamo più di ottomila. E le fusioni, in 150 anni, sono state solo qualche centinaio. E qualche Comune, anche recentemente, ha addirittura scelto di dividersi in due.

Il blog si chiama Bene in Comune. Tutti coloro che fossero interessati a discuterne, si possono rivolgere allo sportello.

Alcune domande sul futuro

Si può essere di sinistra e immaginare una formazione che non sia necessariamente la foto di Vasto, uguale uguale, con la somma dei partiti, il ceto politico di sempre e nulla più?

Si può essere liberal senza necessariamente prospettare un’alleanza con mezzo centrodestra?

Si può trovare un candidato premier indicando anche le modalità con cui intendiamo farlo?

Si può individuare una sede in cui discutere di tutte queste cose?

Sono le domande che mi ha posto un elettore, questa mattina.

Da Desio a Canossa per la legalità