Fiducia è la parola

Fiducia risicata nel governo, quella che c’è stata, nel dicembre del 2010, e che ha dato un altro anno di vita al governo B. Che ne facevamo volentieri a meno.

Ora è la fiducia larghissima ma non sempre convinta e spesso condizionata nei confronti del governo Monti.

E poi la fiducia per la classe politica, che non c’è più.

La fiducia più importante, verso l’Europa, denigrata per un ventennio da sconsiderati autarchici e sempre più indebolita e inconcludente. E la fiducia dei nostri partner europei, però, che va recuperata. Alla svelta.

La fiducia nello Stato (mai stata altissima, per la verità) perché non sei mica sicuro che i soldi che ‘recupera’ poi li spenda bene.

E nell’equità, anche, che ti aspettavi qualcosa di diverso dalla cosiddetta fase 1 e ora ti ostini a confidare nella fase 2. Chissà.

Sullo sfondo, la fiducia dei mercati, che sembra l’unica cosa che conta, anche se nessuno ha più fiducia nei mercati, per dire.

La fiducia tra le persone e soprattutto verso se stessi. Quella che manca. E che forse è la chiave di tutto quanto.

Insieme alla credibilità. Perché per essere credibili, bisogna crederci.

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Commenti

  • il solito anonimo  Il 10 gennaio 2012 alle 16:17

    dimostrare lo stesso sdegno che si è dimostrato a cortina per situazioni del genere aiuterebbe

    http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=144834

     

  • silbi  Il 10 gennaio 2012 alle 14:07

    Intanto, perlappunto, la fiducia dei mercati nell’Italia diminuisce sempre più.  Mi sa che Monti è arrivato davvero troppo tardi e tra poco ci sarà la resa dei conti… sarò esagerata, ma io incomincio a far scorta di pasta e scatolame

  • mirco  Il 10 gennaio 2012 alle 12:48

    Il Fatto Quotidiano

    Come distinguere i veri ricchi

    Le brutte parole cambiano: fino a ieri inseguivano facce nere, gialle, marron per non parlare dei rom che “sporcano” le periferie. Ma la crisi sbriciola gli isterismi inventati da chi considera pericolose le nuove presenze innocenti. Con l’acqua alla gola cerchiamo bersagli concreti: ecco che “ricchi” e “banchieri “diventano nemici dei popoli dalla cinghia stretta. Per non parlare di manager il cui stipendio moltiplica per 500 la paga degli operai. Inevitabile la coda dei protettori politici. Giorno dopo giorno la rabbia accompagna chi va al lavoro con l’ansia di trovare uffici e fabbriche ancora in piedi. Sconsolazione che avvilisce chi bussa alle casse di risparmio matrigne: nessuna comprensione per i piccoli senza fiato.

    I giornali diffidano; le televisioni insinuano. Spiano i privilegi di manager nascosti nei paradisi della vergogna. Pettegolezzi che affogano nel rancore. E Cortina, Capri, Porto Rotondo, le Maldive, i 4 mila euro a notte nel Mamoulia di Marrakech, insomma, quei posti lì, gonfiano solo un dubbio: quante tasse sopportano per godersela così? Spunta nei giornali della provincia la lettera di un ingegnere di Verona, quadro aziendale di rispetto, figlie all’università, Bologna e Milano: spiega come non sia semplice capire chi è ricco e chi non lo è.
    A volte i numeri fanno confusione. L’ingegnere informa del suo stipendio: 4. 130 euro, tredici mensilità. Sogno irraggiungibile per il 99,23 per cento dei contribuenti. Proprio così: l’ingegnere appartiene alla fascia dorata degli italiani che raggiungono i centomila lordi l’anno. Pochissimi: appena lo 0,77 di chi paga le tasse. Per le statistiche ufficiali il resto d’Italia è quasi all’elemosina. Invece l’ingegner 0, 77 ha una vita senza problemi: Lancia di 4 anni fa, vacanze nella Puglia dai prezzi contadini. Pesano le figlie fuori casa e infastidiscono insidie poco considerate. Esempio, nessun ticket per visite e medicinali: fascia di stipendio superiore, pagano tutto. “Vorrei sapere come fanno gli altri ricchi a vivere come noi non riusciremo mai. Non parlo di autolusso, anche le borse griffate restano l’illusione delle mie tre donne incollate alle vetrine. Come comprarle se valgono un mese di stipendio di un professore di liceo”.

    Eppure se le vetrine si accendono vuol dire che le borse si vendono. A chi? Il problema dell’Italia Duemila è ormai l’assenza di una classe da considerarsi media per la capacità economica che la tradizione un tempo monetizzava nella cultura immaginata come assicurazione per il futuro. Gli anni sono cambiati, l’ex borghesia precipita nelle classi grigie: impoverisce sull’orlo dello svanimento. Poveri e semi poveri, da una parte; ricchi e nababbi in maschera dall’altra. Si discute (con ipocrisia) se il blitz di Cortina sia il colpo di testa di chissà quale populista o l’abitudine civile dei paesi civili. Ma è certo che il termometro fiscale comincia a prendere in considerazione le disuguaglianze dei furbetti ai quali si restituiscono i nomi dimenticati: fuorilegge è la parola giusta. Nelle società ordinate i parametri sono precisi anche se Robert Frank, Wall Street Journal, conclude che la decisione del ritenere una persona ricca resta soggettiva: ricco è chi accumula più denaro di quanto gli serva per vivere senza problemi. D’accordo, ma cosa gli serve? Risposte inglesi: 145 mila dollari in tasca sembrano insufficienti ai fortunati di Londra; per sentirsi realizzati non vogliono andar sotto ai 230 mila. Nel nostro paese nessun parametro serio e le polemiche diventano stravaganti: con l’Europa che trema sono impegnate a stabilire quanti euro è necessario ufficialmente “non” guadagnare per cavalcare auto di lusso senza polizie ficcanaso che rompano le scatole durante le vacanze.
    mchierici 2 @ libero. it

  • angelo miapolis51  Il 10 gennaio 2012 alle 11:22

    La fiducia è un sentimento ottimistico che può essere rivolto a persone o eventi. Di norma la fiducia è associata alla speranza.

    In realtà chi ripone la propria fiducia in qualcuno o qualcosa non spera che questo rispetti le sue aspettative, ne è certo.

    La prima frase si concretizza in un paese normale.

    La seconda rispecchia il clima delle relazioni economiche e civili nel nostro paese.

    Assunto che la fiducia non nasce con l’individuo,consegue bensì ai comportamenti che a loro volta sono dettati da una coscienza civile, diffusa da un sistema di regole certe a valere per tutti;occorre dare alla fiducia il senso dell’interesse individuale e collettivo.

     

     

  • Ganon  Il 10 gennaio 2012 alle 10:00

    Veramente secondo i sondaggi la fiducia nell’europa è ai minimi storici. E francamente è solo un bene.

  • Marco 67  Il 10 gennaio 2012 alle 09:35

    Penso che la fiducia sia un pilastro fondamentale della convivenza civile.

    Fiducia nelle istituzioni, nella scuola, nella politica (eh sì, ho ancora fiducia nella politica e nei partiti che mi rappresentano), nella magistratura, nell’Europa, ecc. ecc.

    Naturalmente la fiducia deve essere vigile e non incondizionata, altrimenti si chiama fede.

    Consapevoli che l’errore, l’abuso, la distorsione è sempre possibile visto che viviamo nel mondo reale, e che tutto è perfettibile, migliorabile, emendabile, con la proposta (politica).

    Per questo ho repulsione per l’anti-politica, il massimalismo, l’uomo della provvidenza (con cui si instaura un rapporto fideistico), la demagogia, il populismo ecc.

    L’alternativa quale sarebbe? L’anarchia?

  • il solito anonimo  Il 10 gennaio 2012 alle 08:49

    la popolarità del governo monti passa attraverso le liberalizzazioni e la rottura dei veti delle categorie.

    i taxi sono un simbolo, ma ce ne è per così praticamente in ogni settore c’è un ostacolo, un albo, un adempimento, un permesso, una iscrizione che impedisce a chi vuole aprire un’attività di farlo in tempi ragionevoli potendosi concentrare sull’offerta commerciale da presentare al pubblico.

  • Grazia  Il 10 gennaio 2012 alle 07:41

    Per essere credibili bisogna crederci.

    Lo capisci presto, da piccolo. A scuola, ad esempio, sai riconoscere al volo una maestra che ci crede,  quindi  credibile, e tu presti attenzione e cominci a provare sentimenti quali l’ammirazione e la gratitudine.  Ciò ti rende fiducioso e ti apre al mondo. Al contrario, una che non ci crede, farà finta di crederci e userà dei mezzi che non ti aiuteranno ad aprirti al mondo animato da fiducia in te stesso e negli altri. Credibile se è autentico, originale, durevole, profondo, in opposizione a ciò che è accettato, imposto, imitato, superficiale. Ieri sera Bersani, in video, non era credibile, perchè si vedeva che ci credeva poco. Ed è stata la parola “piattaforma” a rivelare quanto piatto si sia fatto il suo credo.

    Grazia

     

     

     

  • luisa fraraccio  Il 10 gennaio 2012 alle 01:16

    Grazie Pippo, ti leggo sempre volentieri, ci apri la mente e colori di speranza i nostri giorni, metti nero su bianco sensazioni e pensieri che sono anche i miei ma che non saprei esprimere. Io ho fiducia, grande, in te!

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  • Di Le fiduciarie | Pippo Civati in 23 gennaio 2012 at 15:05

    [...] Ne avevo parlato giorni fa, della fiducia, e mi tocca tornare sull’argomento per discutere con voi quello che è successo sabato in assemblea nazionale. [...]

  • Di Le fiduciarie | [ciwati] in 23 gennaio 2012 at 09:19

    [...] Ne avevo parlato giorni fa, della fiducia, e mi tocca tornare sull’argomento per discutere con voi quello che è successo sabato in assemblea nazionale. [...]

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