Archivio annuale: 2009

Buon hanno

Hanno il Paese. L’egemonia (video)culturale. Hanno guadagnato altri due punti nei sondaggi (love is all around). Hanno la maggioranza. Non hanno (ancora) l’opposizione. Hanno Fini che tollera i mezzi. Hanno lo scudo fiscale e se ne vantano. Hanno vinto. Hanno buone possibilità di vincere ancora. Hanno i respingimenti. Hanno le radici. Hanno i processi ma li cancellano. Hanno le norme fatte su misura. Hanno i tornelli. Hanno i rifiuti a Palermo, ma non sono come quelli di Napoli e non ne parla nessuno. Hanno la crisi ma fanno finta di non vederla. Hanno le ordinanze contro gli stranieri. Hanno i precari, ma non li aiutano. Hanno pronto il nucleare e se ne sbattono di Kyoto. Hanno tutto. O quasi. Ecco. Quasi.

Buon numero 10


Buon anno a tutti. E che ogni tanto arrivi qualche pallone buono. Da calciare, senza paura. Verso la porta. Quella avversaria. A rientrare, ma verso sinistra. Superando la barriera del qualunquismo e dei luoghi comuni. Saltando gli avversari che ‘picchiano’ come fabbri e giocano sporco, prendendoli in contropiede, rubando loro il tempo. Cercando di liberarsi dalle marcature ad personam e di giocare in squadra, sostituendo qualche giocatore in evidente calo di rendimento (e i ‘venezia’ in stato confusionale). Spiazzando il portiere, con tiri mancini e precisi, e se si può con qualche effetto. Cercando il bel gioco, che poi il risultato arriva. Senza schemi d’altri tempi e, se si può, senza correnti, né aree, se non quella di rigore. E, sperando, alla fine, di festeggiare tutti insieme, sotto alla curva, perché, in questo nostro strano gioco, i tifosi sono più importanti di tutto il resto.
P.S.: e non dimentichiamo l’importanza dei passaggi.

Tutti e due presidenti

Qualcuno parla di Veltroni come candidato presidente del Lazio (era già tutto previsto). In compenso, per il terzo uomo in Puglia, un’idea ce l’avrei: Massimo D’Alema. L’Udc lo vota di sicuro. Pensate, tutti e due presidenti. Simultaneamente. Sarebbe fantastico, no?

Ormai siamo alla roulette russa

Leggete qui.

Senza di noi (segue)

Anche le “coscienze democratiche” si mobilitano in vista del Primo marzo.

Love party

Galan e Zaia si amano.

Questione di stile

È bello essere tifosi di uno come lui. Grazie a Duccio per la segnalazione.

Cose serie: il popolo dei Gini

Dedicato a daniele,milano commentatore dell’anno di questo blog, che mi richiama alle «cose stesse». Dalle «questioni intestine» passo alle «cose serie». Per inaugurare la rubrica, torno a parlare di un libro che non si può non leggere: La misura dell’anima. Perché le disuguaglianze rendono le società più infelici, Kate Pickett e Richard H. Wilkinson, Feltrinelli. C’è il tema della disuguaglianza, legato al coefficiente di Gini, che è un indice che dovremmo considerare più o meno come il Pil, perché ci informa sulle differenze di reddito all’interno di una società. E le notizie non sono buone. E, invece, una forza di sinistra dovrebbe sempre chiedersi: la misura che sto approvando o l’iniziativa che promuovo, va nella direzione di ridurre questo coefficiente? Perché non siamo messi molto bene, in classifica (se qualcuno trova una classifica in cui siamo messi bene, mi telefoni):

Il nostro Paese – secondo l’OCSE – risulta essere inoltre quello in cui dagli anni ’80 si è osservato l’aumento maggiore del divario tra i redditi da lavoro autonomo e da capitale, che sono diventati il 33% più diseguali (a fronte di un valore medio del 12% tra i Paesi OCSE) anche grazie alla svalutazione della lira e da non adeguate politiche redistributive dello Stato attraverso politiche fiscali.
E noi, saremmo proprio il popolo dei gini (nel senso dell’idiomatico: «sei proprio un gino», che da quest’anno ha un significato in più), perché abbiamo lasciato andare queste

Ecco un bel compito per il 2010.
C’è poi, nel volume, una proposta di particolare interesse, rappresentata dalla partecipazione dei dipendenti alla proprietà e alla gestione delle imprese, in Italia questione discussa solo in misura parziale nei mesi scorsi e che andrebbe più (e meglio) approfondito. Del resto, noi siamo il Paese della cooperazione (nel libro si parla della Corporación Mondragón, ma anche noi abbiamo numerosi esempi in questo senso). E ancora una riflessione sui beni pubblici e sulla possibilità di farvi rientrare, come si faceva un tempo, i beni con costi marginali di produzione prossimi allo zero. E si parla di software, ma anche di farmaceutica, di lotta alla povertà e alla fame. Ci vuole qualcuno che se ne occupi e personalmente mi incarico di rappresentare il popolo dei Gini. E di fare di tutto perché questa diventi una discriminante tra destra e sinistra. A proposito di riforme, per capirci.

In questa fase, è più importante creare la volontà politica di perseguire l’uguaglianza. [...] La volontà politica, a sua volta, richiede un ideale di società migliore che sia al tempo stesso possibile da realizzare e motivo di ispirazione.

Incontro di civiltà

A Genova hanno fatto una cosa giusta e in linea con la Costituzione italiana.

Tecnicamente la decisione della giunta è un "conferimento di mandato agli assessori Miceli, Pastorino e Ranieri per avviare il percorso volto a consentire l’edificazione di una moschea sul territorio cittadino". In buona sostanza è lo schema di convenzione con la Comunità Islamica genovese: Palazzo Tursi mette tutti i paletti, obbligando la Comunità a prendersi un’infinità di impegni (rifiuto e condanna di ogni forma di violenza e di azione terroristica, rifiuto di ogni forma di discriminazione razziale e tra i sessi, adesione alla Carta dei Musulmani d’Europa che ruota attorno al dialogo tra le religioni), fissa alcuni limiti invalicabili. Ad esempio, la delibera "subordina la fattibilità del percorso individuato al rispetto da parte dell’Associazione d’Integrazione Culturale, che ha avviato un processo di trasformazione in Fondazione Islamica Genova, all’adozione delle modifiche statutarie suggerite dall’Amministrazione Comunale". Tradotto in italiano, significa che proprietari della moschea saranno dei genovesi di religione islamica e non qualche oscura finanziaria con sede negli Emirati Arabi o in Iran: può sembrare un dettaglio ma evidentemente – e tanto più di questi tempi – non lo è.

Bugiardino

Come per le medicine, vale la pena di spiegare le avvertenze e le modalità d’uso del dibattito (?) all’interno del Pd sulle elezioni regionali e sulla scelta dei presidenti. Cristiana passa in rassegna la situazione. Tutto vero, e qualcuno lo aveva previsto. Lo avevamo detto durante il Congresso e il fatto che – ad esempio in Puglia, ma per certi versi anche in Lombardia – si sia perso così tanto tempo (e le primarie, se arrivano, arrivano alla fine), è determinato proprio dall’aureo concetto delle «primarie di coalizione». Perché le «primarie di coalizione» si possono fare solo quando è chiara la coalizione. Quindi, quando non è chiara la coalizione (questo succede dappertutto e ancora non lo è), è automatico che le primarie si rinviino o non si possano fare. Spero che ora sia chiaro a tutti.