L’ultimo lampo di un anno molto lungo, forse troppo, lo lasciamo a Lorenzo, che di questo 2008 ha curato, per tanti motivi, la colonna sonora, da Spello a Timbuctù. Grazie a Francesca per avermelo ricordato.
Passo (al nuovo anno) e chiudo (quello prima). Dell’ombelico, ho già detto. Dovrei parlare anche della crescita di questo blog, ma me la cavo con un monumentale ringraziamento alle centinaia di lettori quotidiani. Passo ai buoni proposito per il 2009. Tra i primi, continuare a cercare un Obama italiano, ma forse costruire un partito, prima, e in secondo luogo, guardare meglio. Forse una testa di moro o dei Boeri, possono fare la differenza anche da noi. N.B.: hanno più o meno la stessa età di Obama e Zapatero, e sono nati quasi lo stesso giorno. Le stelle dovrebbero essere con noi (almeno loro). Cercare di vincere le Europee, o in subordine la Champions, confidando in entrambi i casi nei giovani talenti (De Ceglie e Marchisio soprattutto, almeno per quanto riguarda il secondo obiettivo). Lasciar perdere i ponti discutibili, e puntare sui Ponti di casa nostra. Ecco, allora, i tre buoni propositi: change italiano; giovani promesse; ponti da costruire. Mi sembra tanto. Ah, quasi dimenticavo: auguri a tutti. Ne abbiamo bisogno.
Da tempo anch’io riflettevo sugli auguri via sms riveduti e corretti, come li vorrebbe Luca. Ora, faccio una terribile confessione. Non li ho mai mandati, gli auguri via sms, soprattutto quelli a cascata, indistinti, generalizzati, con tutto il bene per te e i tuoi cari, un formidabile anno nuovo e tanta fortuna e felicità. Gli-auguri-a-tutta-la-rubrica: li chiamerei così. Ne ricevo a pacchi, a volte rispondo, a volte mi schermisco, anche perché li trovo, in tutta sincerità, poco gentili. Vogliate perdonarmi.
«Un felice 2010»: Massimo Gramellini brucia tutti con i suoi, folgoranti auguri (ripresi anche qui). Michele Serra, invece, dedica il suo pensiero augurale alla sinistra italiana, augurandosi un “rimbalzo tecnico”, un po’ come avevo fatto personalmente nella mia letterina a Concita De Gregorio, qualche giorno fa. Per me l’unico traghettatore attraverso le acque difficili del prossimo anno sarà lui, con il suo impeccabile stile. Auguri a tutti. Verranno tempi migliori, l’ho letto da qualche parte.
Sacconi ora chiede un patto tra governo ed enti locali per fronteggiare la crisi. Curioso che prima si vari il pacchetto anti-crisi in cui gli enti locali non sono nemmeno contemplati e soltanto in un secondo tempo si chieda un impegno e uno sforzo comuni. L’atmosfera che accompagna le misure economiche del governo ai tempi della crisi ricorda da vicino l’atteggiamento di totale irresponsabilità che il precedente esecutivo B aveva assunto nei confronti dell’introduzione dell’Euro. Anche allora, fu un «fate vobis», grazie al quale alcune categorie si arricchirono e altre videro ridimensionato, in pochi mesi, il proprio patrimonio e il proprio potere d’acquisto. Fu uno dei più clamorosi passaggi di ricchezza nella storia del nostro Paese. E il governo fece finta di nulla. Anzi, la destra diede – com’era prevedibile – tutta intera la colpa delle proprie omissioni a Prodi, il ‘capo’ espiatorio, allora come oggi. L’analogia con la situazione attuale è impressionante. Un decreto anti-crisi largamente insufficiente e la frase sibillina dell’incredibile conferenza stampa di Villa Madama da parte del premier in persona (ad personam?): «La crisi è nelle mani dei cittadini». «Fate vobis», insomma. E, come ha notato Fassina qualche giorno fa, all’interno del famoso pacchetto che si è ristretto giorno dopo giorno, è rimasta, tra le (poche) altre cose, la progressiva diminuzione dei controlli fiscali per alcune categorie, con il risultato che qualcuno ne approfitterà (anzi, l’ha già fatto, a leggere alcune statistiche). Letteratura di evasione, un classico per Berlusconi e per i suoi. Altri leader, in Europa, sono meno ottimisti a parole, e più concreti: tentano di trovare una soluzione, con una qualche indicazione anche sulla direzione da prendere. Viene in mente Zapatero che si trova di fronte ad una crisi che si è manifestata in Spagna prima che in altri paesi europei. Oltre ai contributi per le imprese e per gli interventi nel settore finanziario, quasi un terzo degli investimenti a cui lo Stato contribuisce direttamente (per un totale di 33 miliardi), è affidato ai comuni, al Fondo municipal tanto criticato dal Pp, in un segnale chiaro e forte di condivisione della sfida con gli enti locali. Anche in Italia, mentre Berlusconi si disinteressa, è fondamentale rilanciare il patto sociale, che altrimenti rischia di saltare presto, molto presto. È perciò decisivo attivare tutti i corpi di rappresentanza intermedia e, in particolare, i servizi di prossimità che i comuni, per primi, possono garantire, sapendo che nelle prossime settimane saranno investiti di un carico sociale inaudito. «Inversión productiva y social» è lo slogan di Zapatero. Da noi si è fatto poco per il primo tipo d’investimento, e nulla per il secondo. La grande sfida del 2009 si affronta con il contributo di tutti, a tutti i livelli («La solución somos todos»). E proprio da qui il Pd deve ripartire, dalla sussidiarietà, quella vera. Forse non lo sai, ma anche questo è federalismo.
Marcello fotografa perfettamente la situazione. L’affaire Alitalia rimane lo scandalo 2008, con buona pace dei tanti fenomeni che hanno sempre avuto qualcosa di intelligentissimo da dire. Ettore Livini ne parla oggi su Repubblica. Raffaele Cattaneo, l’assessore che doveva sdraiarsi anche sui binari dell’Alta velocità (sì, ciao) e che aveva minacciato di «portare gli elefanti in pista» nel caso di un ridimensionamento di Malpensa, ora usa toni molto cordiali. Tronchetti Provera e Emma Marcegaglia, i pasdaran del fronte del Nord, sono soci di Cai. Moratti e Formigoni ora glissano. E pensare che la soluzione c’era, portare Lufthansa a Malpensa. Già. E la Lega? Non pervenuta. Forse stanno discutendo dei finanziamenti al ponte sullo Stretto e dell’aiutone a Catania. Intanto gli odiati francesi, che tutti additavano come i nuovi Napoleoni, se la ridono. E se la ridono i “capitani coraggiosi” che hanno rifilato tutti i debiti ai contribuenti italiani, perché loro, cavoli, dovevano salvare la ‘nostra’ compagnia aerea. Una buona notizia c’è. La nuova compagnia si chiamerà Alitalia. Salvata la ‘bandiera’, ci si affida ad un marchio. Di qualità. Complimenti a tutti.
Siamo sessanta milioni. Forse dovremmo iniziare a parlare di integrazione, in questo Paese, non vi pare? P.S.: e la sicurezza? Qualcuno ne sente più parlare? E i promotori delle ronde democratiche, ancora convinti?
Ho letto, con qualche giorno di ritardo, il breve, brevissimo dossier del governo ombra che trovate qui. A parte l’accostamento B-Leopardi e i dati di Magnolfi, che si chiama Beatrice e non Barbara, per il resto il lavoro del nostro esecutivo è un po’ troppo scarno (eufemismo). «Anno zero» è il titolo, e allora facciamo finta che sia il «numero zero» anche per il governo ombra. «Bocciati» i ministri del governo. I nostri, invece, li rimandiamo a gennaio, ad un 2009 in cui ci aspettiamo qualcosa di più. P.S.: a proposito, nessuno parla di Alitalia: chissà come mai.