Archivio mensile Archivio: luglio 2007

Buone vacanze (sulla luna)

Ancora qualche ora e poi si parte e si va via. Quale augurio migliore di trascorrere le vacanze sulla luna (in senso metaforico, lo dico per i controllori del blog: non vorrei che pensassero che intendo sulla luna nel senso del satellite), come il mitico Astolfo, per ritrovarvi…

Le lacrime e i sospiri degli amanti,
l’inutil tempo che si perde a giuoco,
e l’ozio lungo d’uomini ignoranti,
vani disegni che non han mai loco,
i vani desideri sono tanti,
che la più parte ingombran di quel loco:
ciò che in somma qua giù perdesti mai,
là su salendo ritrovar potrai.

Bologna 1980

Per tutti quelli che tendono a dimenticare, il video.

Nove gust is megl che uàn

Sono nove le candidature per il Pd a livello nazionale. E sembra quasi un sogno che nel Pd trovi posto anche Di Pietro, con un’ulteriore semplificazione del panorama politico italiano. E’ quello che ho sempre desiderato. Sarebbe straordinario se fossero nove anche in Lombardia, i candidati alla segreteria regionale, all’insegna di quell’adesione plurale – per dirla con Veltroni pensando a Sen – che rende l’operazione Pd ancora più accattivante, allontanandola dalle tentazioni della reductio ad unum invocata ahinoi da molti dirigenti locali. Du gust is megl che uàn. Figuriamoci nove.

Il mondo all’incontrario

«Esiste un problema dei parlamentari che vivono a Roma da fuori sede, e fuori dalla loro città hanno una vita abbastanza dura. Quando ero eurodeputato, stavo da solo tutta la settimana e la solitudine è una cosa molto seria. Per questo la vita del parlamentare è molto dura e bisognerebbe pensare, propone, all’ipotesi di un ricongiungimento familiare: più soldi a deputati e senatori, quindi, per poter permettere il trasferimento delle loro famiglie a Roma». Lorenzo Cesa commenta così il caso Mele e le sue dimissioni (da esponente di partito, non da parlamentare, sic). Il mondo all’incontrario dell’Udc.

www.apparato.it

Prosegue il sondaggio di Repubblica sul candidato alla segreteria regionale del Pd. Nel frattempo fioccano email e messaggini degli apparati, per sostenere questo e quel (ma sarebbe meglio dire questo e quest, perché arrivano quasi tutti per sostenerne uno in particolare) candidato. Ad esempio Sonia (il nome è di fantasia) scrive che c’è il sondaggio, dice come ha votato lei e invita a fare lo stesso, ovviamente scrivendo alle sezioni dei Ds. L’apparato è online. Un bel modo per iniziare il percorso verso le primarie…

Un Posto Qualunque: Stati Uniti

Torsten Krol, Callisto. Un intrigo americano, Isbn. E’ la storia di un qualunque americano che incappa nella Storia, con le modalità assurde e picaresche dello sprovveduto assoluto. Il protagonista lascia una statale nel bel mezzo degli States e, anziché in una qualsiasi strada secondaria (o forse proprio perché in una strada secondaria), si infila nel complesso intrigo americano che, insieme al nome della cittadina dove si svolgono i fatti, dà il titolo al libro. Sono incredibili le scoperte che toccano all’eroe involontario di Krol che, partito per arruolarsi ed andare in Iraq, si ritrova presto imputato di terrorismo (islamico, obviously). Di fronte alle sue peripezie e al suo sguardo costantemente idiota sul mondo, verrebbe da dire che il re è nudo. In questo caso, come nel fotomontaggio che accompagna la campagna pubblicitaria del volume, è Condoleeza Rice a esserlo, così come nudo e assurdo non si rivela tanto il destino personale del protagonista, quanto il contesto ‘ufficiale’ nel quale esso si compie. Da leggere.

Il bambino e il kebab

Ennesimo colpo del nuovo sindaco di Verona, Tosi. La sua campagna contro «panino selvaggio» è partita: l’ordinanza è chiara. Dice testualmente: «si vieta di consumare cibo (in via esemplificativa panini, patatine, pizze, kebab, toast, ecc) all’ingresso e sulle eventuali scalinate di accesso dei principali monumenti, in particolare l’Anfiteatro Arena, il Palazzo della Gran Guardia, Palazzo Barbieri, Castelvecchio, Casa di Giulietta, Tomba di Giulietta, Arco dei Gavi, Palazzi Scaligeri, Domus Mercatorum, l’area antistante tutte le Chiese cittadine». Il sindaco è inflessibile, e tra i bivaccatori sono stati puniti ragazzi in gita con un sacerdote e soprattutto un pericoloso bambino di quattro anni che stava addentando un kebab (oltre al bivacco, il sospetto di simpatie orientaleggianti, per non dire filoislamiche). Il kebab non a caso è citato nell’ordinanza del previdente sindaco sceriffo. E, anche se ancora integro, va punito con cinquanta euro di multa. Incredibile. Ecco quanto riporta L’Arena:

Il primo «blitz» dei vigili urbani ha sollevato un polverone, perché a farne le spese sono stati dei ragazzini provenienti da Andria (Bari). La comitiva accompagnata da un giovane sacerdote sostava all’ombra del municipio. Ma non appena estratti i sandwich, una pattuglia di vigili è arrivata chiedendo i documenti e compilando il tanto odiato verbale. Alcune ragazzine sono scoppiate in lacrime dallo spavento mentre i giovanotti con gli occhi lucidi domandavano: «Ma non bastavano 5 euro di multa?». A calmare le acque ci ha pensato il sacerdote che ha pagato subito la multa, evitando ogni polemica con gli agenti. Poi è toccata a una mamma con il suo bambino di quattro anni. «Venivamo da via Leoncino, dove avevamo preso dei kebab, stavamo andando giardini, ma il bambino ha cominciato a correre sulle scale e così io e mio marito lo abbiamo seguito», racconta Elena Filippini di Grezzana. «Non volevamo di fermarci lì e soprattutto, non stavamo ancora mangiando». A quel punto gli agenti l’hanno fermata: «Ci hanno trattato come delinquenti comuni, molto rigidi e fermi sulle loro posizioni anche se il bambino si era spaventato e stava singhiozzando», dice, «Ci hanno fatto la multa scrivendo che stavamo consumando cibo, ma il kebab era ancora integro».

Tasto giallo: l’astinenza provoca astensione

In molti mi chiedono, da molto tempo, perché in Consiglio regionale i Ds si astengano quasi sempre. E’ una bella domanda, perché è una tendenza ormai inveterata. Prometto di rifletterci, e rispondo con una boutade che sicuramente indisporrà qualcuno (che ci volete fare? noi politici lombardi siamo tutti così suscettibili, tutti così poco ironici che anche questo blog è tenuto sotto controllo ad ogni suo aggiornamento, neanche si trattasse del collegio di Wittenberg). Credo che una delle cause sia di natura prima etimologica che politica. L’astinenza dal governo porta all’astensione. E il tasto giallo, quello dell’astensione, ricorda una celebre canzone di Capossela, perché è il colore della «febbre che mi consuma». Statene certi, però: prima o poi verrà il tempo del rosso (ancora Capossela: «come la porpora che infiamma il mattino, come la lama che scalda il tuo cuscino, come la spina che al cuore si avvicina») e ci auguriamo anche quello del verde, che ci piacerà ‘pigiare’ quando finalmente governeremo la nostra Regione. Per ora, non ho altre considerazioni da fare. Preferisco astenermi…

Se tutto è veltroniano…

Leggete l’intervista di Rosy Bindi su Repubblica. Dice cose condivisibilissime, soprattutto rispetto al manifesto dei coraggiosi e sulle alleanze variabili (che non le piacciono). Qualcuno dirà: ma non eri veltroniano? Sì, e confermo che sono orientato a sostenerlo per la guida del Pd. Però, e lo ribadisco per l’ennesima volta in totale solitudine, mi piacciono soprattutto i contenuti. Se tutto è veltroniano, nulla è veltroniano, secondo uno schema noto alla filosofia, e evidentemente sconosciuto ai dirigenti del futuro Pd. Le etichette in questi giorni si sprecano: todos veltronianos, ora sono diventati anche tutti innovatori e tutti coraggiosamente giovanissimi, tanto che sento una curiosa sensazione di vecchiezza gravarmi sulle spalle. E non deve stupire che quel ‘correntismo’ denunciato limpidamente da Bindi si affermi ogni giorno di più, in appelli plurimi e in sondaggi di dubbio significato, come quello offerto da Repubblica (che a Milano sta conducendo una campagna di stampa a senso unico: nel sondaggio web, c’è un unico esponente della Margherita che non raggiunge il 5% e Sarfatti è stato aggiunto nella notte ai candidati che sono online da quarantotto ore, sic). Lavoriamo ai contenuti, perché è di quello che abbiamo – soprattutto – bisogno.

Io speriamo che me la cavo

Il Consiglio regionale ha un’attività frenetica nel periodo balneare. Nota per essere un’istituzione dalle lunghe pause, il Consiglio si mobilita poco prima delle vacanze estive e nei giorni precedenti il Natale, perché ci sono le delibere di bilancio. In quei giorni si passa più tempo in aula che nel resto dell’anno. E non è finita. Perché lunedì mattina è stata convocata la sesta commissione, per la votazione del piano cave della provincia di Bergamo. Un oggetto che è all’attenzione della commissione ormai da mesi e che è stato interessato da notevoli novità procedurali. Se infatti per il piano cave di Milano la giunta aveva introdotto poche modifiche, rispettando in generale il piano cave uscito dalla Provincia – che la legge investe del compito di istruirlo – con i successivi piani sono state introdotte diverse innovazioni. Per Sondrio, si tentò di raddoppiare le previsioni del piano, con la famigerata cava di Novate Mezzola; per Pavia, si passò all’introduzione di modifiche e all’aggiunta di nuovi ambiti di escavazione direttamente in Commissione, senza che la Giunta regionale fosse intervenuta per istruire la procedura. Decisioni arbitrarie a dir poco, che prescindevano bellamente dalla previsione e dal reale fabbisogno provinciale. Con Bergamo, la novità è che abbiamo assistito a un vero processo geologico rovesciato, per il quale di mese in mese aumentava la superficie e la profondità degli ambiti di escavazione e di nuovi ne venivano individuati. Siamo così arrivati a luglio e nelle prossimità della crosta terrestre agli antipodi (sindrome cinese e bergamasca), con un aumento di quasi il 20% del cavato, rispetto alle stesse previsioni della Provincia (che è di destra, a scanso di equivoci, e che aveva già proceduto ad individuare sette nuovi ambiti). Non ci resta che appellarci alla Madonna delle cave del Mantegna e augurarci che, all’ultimo giro (girone?), ci sia finalmente qualche voce in diminuzione. Per esempio a Caravaggio, dove, a pochi passi dal Santuario, e proprio dove ci sono le risorgive, è stata prevista una nuova cava. Oppure a Calcinate, dove, alle cave esistenti, altre se ne vorrebbero aggiungere. Cave cavam.