Qualcuno si è chiesto come mai l’immagine di Faglia sia rimasta in secondo piano, lasciando campo libero agli avversari («Monza città tradita», Mariani e Berlusconi, Mariani finalmente solo). E’ presto detto: Faglia è il sindaco uscente e fino all’inizio della campagna elettorale ci è sembrato giusto preservare la sua immagine, affidandoci a testimonial e a messaggi molto ‘aperti’. Ora la campagna elettorale inizia e non ci risparmieremo. Da domani in via San Gottardo troverete tutto il materiale di cui avete bisogno per contribuire alla vittoria elettorale del nostro sindaco. La missione è possibile, nel 2007 di Faglia: abbiamo molti motivi per credere che lo stile, l’impegno e la passione prevalgano sullo schieramento avversario. Dove, dopo aver visto il programma e le liste, non sembra proprio di trovarsi in Magna Grecia. Ma, forse, come diceva Montanelli, c’è soltanto una parola di troppo. Grecia. Per Faglia, per Monza, abbiamo bisogno di voi. Tutti.
Monza si dice in molti modi: siamo partiti da un’espressione aristotelica, perché il programma di mandato 2007-2012 riuscisse a rappresentare le caratteristiche e le potenzialità della nostra città. Il risultato, grazie al coordinamento di Luca Imeri e al rush finale del sindaco e del vicesindaco, è un programma ricco di proposte e di progetti, capace di offrire ai nostri concittadini un’idea complessiva e coerente di città. Una città, la nostra, uscita da un torpore più che decennale e che vivrà il passaggio ‘epocale’ della nuova provincia e che necessita di un programma all’altezza delle sfide che ha di fronte. Scaricate e leggete con me. Un programma che Michele Faglia presenterà alla città mercoledì 2 maggio, alle ore 21, presso il Teatrino della Villa Reale.
L’altra sera, davanti a una birra, mentre fuori scoppiava la primavera, un amico mi raccontava della sua ultima liaison (dangereuse, comme d’habitude) con una ragazza impegnata, la quale più lo frequentava, più amava il suo partner storico-tradizionale. Alla fine, mi chiede: «Si può?». Rispondo: «”Si può” è troppo impegnativo, presuppone un surplus di riflessione. Diciamo che capita». Devi solo cambiare gestore, aggiungo poi. Ora hai il pacchetto You and him, sei una specie di agenzia matrimoniale involontaria (e mi è venuto in mente un altro abbonato al ‘servizio’, Alan Bennett, Scritto sul corpo, 2006: «con la giusta strategia di marketing, avrei potuto sfondare come imbonitore matrimoniale di donzelle recalcitranti»). Comunque, gli dico, rispolvera il vecchio Seneca – che dalle cose che ‘capitano’ aveva tratto riflessioni poderose – e buttati su Modus vivendi di Zygmunt Bauman, appena uscito per Laterza. E’ un libro (sul quale voglio ritornare per parlar di cose più serie) in cui Bauman riprende e articola nuovamente la sua celebre definizione di modernità liquida. Bauman parla della riduzione della storia politica e delle vite individuali a «una serie di progetti a breve termine e di episodi giustapposti, che sono infiniti in linea di principio [...]. Una vita così frammentata stimola orientamenti ‘laterali’ anziché ‘verticali’». L’amico si rende conto di essere stato vittima di un fenomeno ‘laterale’. Cose che capitano con le ragazze (e i ragazzi) liquidi di questi tempi.
Elezioni comunali di Lissone. Con mio sommo disappunto il centrosinistra si presenta diviso. Il mio e nostro candidato Emilio Ghigni, sostenuto da Uniti per il centrosinistra (Ds, Sdi, Udeur) e da una lista rosso-verde (Prc e Verdi), punta così al ballottaggio, nella speranza che Perego (Margherita) e Mazzoleni (liste civiche) facciano convergere i voti su di lui. Insomma, mutatis mutandis, un po’ come Ségolène. Il suo programma punta sulla partecipazione (vedi alla voce: democrazia) e sulla qualità della vita e il suo slogan è: competenza e passione. Semplice e chiaro. A Lissone si vive in un’emergenza urbanistica che ha dell’incredibile. La giunta uscente ha previsto uno sviluppo scriteriato, neanche ci si trovasse in una fase di ricostruzione post-bellica o in una metropoli cinese. La densità abitativa di Lissone, già altissima, salirebbe addirittura di un 20%. La città cresce, insomma, ma solo in metri cubi: dal punto di vista sociale e ambientale, ovviamente, crescerebbero soltanto i problemi. Il centrodestra è forte sulla carta, il candidato sindaco è l’uscente Fossati, ma il proliferare di liste civiche e le divisioni della coalizione che governa la città fanno pensare che Ghigni Royal ce la possa fare. Al secondo turno. Alla francese. A Lissone. P.S.: se tutto va come deve andare, ho annunciato questa sera che mi trasferirò a Lissone per il ballottaggio, in camper. Nella speranza che di qui alla fine del mese non siano già state occupate dal cemento tutte le aree (poche) ancora libere. Altrimenti, non saprei nemmeno dove parcheggiare…
Con il solito epocale clamore è stato lanciato il programma di Marco Mariani, principale avversario di Michele Faglia. Un programma sottotono e largamente deludente. Sembra che la Cdl si sia limitata a tirare indietro le lancette dell’orologio di cinque anni. Come se Faglia non ci fosse mai stato. In effetti, molte delle proposte che vi sono contenute – come il bilancio partecipato o la creazione di un parco del Villoresi – sono idee di Faglia, della precedente legislatura. Altre iniziative, come la riduzione dell’Ici, sono già state assunte dalla giunta uscente. UIteriori approfondimenti non contengono significative novità. Anche in tema di sicurezza, il vero se non unico cavallo di battaglia della destra, si parla diffusamente di videosorveglianza: tutto giusto, per carità, ma le telecamere sono già state collocate proprio da quella giunta che si vorrebbe sostituire. E poi c’è la chicca delle chicche. L’istituzione del Parco della Cascinazza. Non male per lo schieramento dei Berlusconi brothers. Si può leggere: «La Cascinazza deve divenire nodo di centralità urbana tra i quartieri di San Rocco e San Donato, con un grande parco, percorso da piste ciclabili e pedonali verso il centro della città e verso il Lambro. Quest’area sarà la cerniera d’interscambio tra il territorio aperto e il centro urbano. Occorre pensare alla cascina come ad uno spazio aperto, da dedicare allo sport, al tempo libero e alle attività sociali». A parte la curiosa espressione «cerniera d’interscambio» che fa pensare a un parcheggio più che a un parco, sembra di leggere il programma degli ambientalisti. E noi che pensavamo che Berlusconi volesse realizzare 388.000 metri cubi (60 palazzi) e che la Lega, il partito di Mariani, fosse anche il partito dell’assessore regionale Boni, quello della legge anti-Monza! Non riusciamo proprio a capire. Nel dubbio, però, il mio consiglio è il seguente: votate Faglia. E’ meglio.
Prendo spunto da un dibattito lanciato da Alberto Biraghi, per una proposta che spero possa aprire a sua volta una riflessione. Sono da sempre molto affezionato allo slogan «il 25 aprile, non è una ricorrenza. Ora e sempre, Resistenza». Anche alla luce di questo spirito, vivo con qualche stanchezza il corteo del 25 aprile, sempre uguale a se stesso (e sarebbe un bene) ma diversamente strumentalizzato ad ogni edizione (ed è davvero stucchevole). Parlandone con i manifestanti di ieri, mi sono chiesto se forse non è il caso di adottare una formula come quella romana del 1° maggio. 25 aprile a Milano, 1° maggio a Roma. Con l’arte e lo spettacolo e, soprattutto, la memoria, al posto di questa triste attualità da gossip provinciale. Provincialissimo. Parliamone e, se qualcuno sarà anche d’accordo, pensiamo alla possibilità che il 25 aprile milanese diventi qualcosa di ancor più importante e più bello.
Fervono i preparativi per la campagna elettorale. Presentazione delle liste, alleanze, accordi, candidature. E slogan e pay-off. E soprattutto progetti. E la partecipazione dei cittadini, in una campagna di tutti, perché tutti vi partecipano in prima persona, altrimenti vincono quelli che hanno i soldi. E i tabelloni. E “le scelte di campo”. E la città corre il pericolo di tornare indietro. Come nel caso scespiriano di Prospero, dobbiamo chiamare a raccolta tutte le energie e, ove possibile, anche un po’ di magia. «E voi, o elfi delle colline, dei ruscelli, degli immobili laghi, dei boschi», assisteteci. Ne abbiamo bisogno. E quando tutto sarà finito, I’ll break my staff. Fino alla prossima campagna.
Dopo lunghissimi anni, per la prima volta, le elezioni lissonesi possono riservare più di una sorpresa. Nella città destrorsa e padana per antonomasia, una grande frammentazione del quadro politico – che coinvolge, ahinoi, anche il centrosinistra – fa pensare che la leadership turboleghista possa essere messa in discussione. Il sindaco uscente, Fossati, ha perso un pezzo della sua maggioranza in un burrascoso finale di legislatura. Al centro si muovono due liste civiche che si sono date molto da fare negli ultimi mesi. Al centrosinistra – che si presenta con due liste collegate al candidato sindaco Ghigni, Uniti nel centrosinistra e Sinistra ambientalista – manca la Margherita, nell’unico Comune dove non ci sarà, almeno al primo turno, un’ipotesi di Ulivo. Vecchie e nuove ruggini, antiche e sempiterne ambizioni, da superare in campagna elettorale, nella speranza di costringere la Cdl al ballottaggio. Domani sera, ore 21, presso la Biblioteca civica, sarò con Ghigni a lanciare la sfida. Punteremo sulla qualità della vita, sul rispetto del territorio, sulla promozione della partecipazione dei cittadini. Tutti temi perfettamente disattesi dalle giunte leghiste degli ultimi anni. Ci vediamo a Lissone. Per una volta, per vincere.
C’è chi legge l’oroscopo e la posta del cuore. C’è chi gli oroscopi li fa, chi le poste del cuore le redige (strabiliante Miranda su Omb). Da sempre, ho un mio personale (e però anche universale) termine di paragone. Mitologico. Non è per snobismo: è che hanno già detto tutto. Sono i miti greci. Giuro. Prendete l’ultimo libro di Eva Cantarella, L’amore è un dio. Il sesso e la polis, pubblicato recentemente da Feltrinelli. Il libro muove dai testi elaborati per un programma radiofonico del 2005, intitolato, guarda un po’, Sex and the polis (geniale). E racconta di quando l’amore era un dio. E ci si dava da fare parecchio: altro che aperitivi e fiori e regali dorati e cenette illuminate da candele. Per conquistare una donna ci si mettevano gli eserciti. E navi. Ed eroi. Anche quelli non direttamente coinvolti. E le cose potevano durare anche anni, come nel caso di Ulisse (che, nei vent’anni lontano da casa, trovò il tempo, come si suol dire, per fermarsi con Calipso la bellezza di sette anni). E l’amore colpiva ovunque: poteva anche capitare che di una ninfa si innamorasse un fiume. Oppure che la Luna si facesse prendere dalla passione per un giovane eternamente addormentato. Eros è figlio della colpa, ci ricorda Cantarella, e allora «perché aspettarsi [...] che Eros, frutto di questo amore, nel momento in cui scagliava le sue frecce si preoccupasse delle conseguenze?». L’unica regola di Eros, insomma, era di non averne. Proprio come oggi. Che di acqua sotto i ponti, di fiumi innamorati, ne è passata molta. E il mondo si è confuso più di quanto non lo fosse già. Colpa di Eros?
25 aprile. L’alba. Una canzone di Jannacci. I ranuncoli di Giorgio Bocca e dei suoi anni della neve e del fuoco. Quando vide, sulle montagne partigiane, la «fioritura improvvisa contemporanea di milioni di ranuncoli». Come scrive ne Il provinciale (ripubblicato in questi giorni da Feltrinelli): «Ti svegli che sta spuntando il sole, fai scaldare il caffè d’orzo, prepari il sacco e le armi, pensi alle ore di cammino che devi fare per arrivare ai distaccamenti, ti avvii e nel crepuscolo non te ne accorgi perché sei preso dai tuoi pensieri e guardi solo dove metti i piedi salendo per il sentiero, ma poi alzi lo sguardo e non ci credi, tutti i prati sono una distesa d’oro, milioni di corolle d’oro sono sbocciate nello stesso mattino, alla stessa ora, sei il testimone di un miracolo della natura nell’aria fresco-tiepida, senti il conforto della vita che continua, che vince, che risorge». Ieri come oggi. E lo stesso Bocca ammette di non averlo più visto, questo spettacolo. Perché ora, alla mattina, dorme. Anche di questo si tratta, quando si parla di democrazia. Buon 25 aprile.