Tanti anni fa

Ero piccolo, e non capivo granché di politica. Guardavo le vignette di Forattini, su Repubblica. E cercavo di capire chi fossero quei signori anziani che vi erano ritratti. Mi piaceva soprattutto Longo, il socialdemocratico, nelle fattezze di uno scimmione con gli occhiali. Non mi piaceva Craxi, già allora, per via degli stivali e del tratto volitivo. Che allora non lo sapevo, che cosa volesse dire volitivo.

Poi una sera si seppe che una di quelle figurine (proprio come quelle dei Mondiali di due anni prima, che raccoglievo d’estate, sognando Paolo Rossi e quel centrocampista che si chiamava Tardelli) si era sentito male, su un palco, a Padova. Cioè allora non lo sapevo mica che era a Padova. Ma a casa sembrava drammatica, questa notizia, come poche altre.

Mia madre, allora, il Pci lo votava (votava anche il Psiup, e le piacevano gli indipendenti, del Pci), mio padre preferiva i Repubblicani di La Malfa. Che oggi, a ripensarci, avremmo tanto bisogno anche di loro. Che sembra strano, ma anche quello è un problema generazionale.

Però, io mi spaventai, e per la prima volta, pensai alla morte come se fosse un fatto presente. E pensai che potevo morire anch’io, sul serio. E che insomma era un fatto che cambiava le cose, quella vicenda che moriva un signore su un palco. Un signore amato, prima di tutto per via di quel viso e di quelle parole, che uscivano dalle tv con giri larghi e lunghi pensieri.

Dopo tanti anni, mi è capitato mille volte di pensarci, e di leggerne e di scriverne. Trovai notevole un libretto di D’Alema che parlava di un viaggio a Mosca (a cominciare da una straordinaria citazione di Gadda, posta all’inizio del testo). E mi colpiva ogni volta questo tentativo di dire che sì insomma Berlinguer, però non aveva capito Craxi, detto da gente che guidava la nuova sinistra italiana. Che secondo me era un merito, altro che storie. E che la nuova sinistra italiana ci avesse capito poco, di quella storia. E anche di altro, per altro.

E mi sono ritrovato a pensarci oggi, mentre commento le battute-che-intristiscono di Formigoni sulle Botteghe Oscure. Mentre penso alla legalità, che sembra espunta dal dibattito politico, perché se ne deve occupare la magistratura (e lo pensano anche i nostri, sic). E penso alla crisi della politica, che le parole di Berlinguer sono precise anche oggi e molto più dense di come vengono trasferite al “grande pubblico”. E al senso da ritrovare, con un grande progetto collettivo, perché Berlinguer diceva, quando esprimeva un pensiero, «i comunisti pensano» o «sostengono» o «intendono». Che si capiva che voleva dire «noi comunisti», mentre a noi manca il noi. E ci manca più dei comunisti, anche se lui ce lo riprenderemmo subito.

Questione di umanità, sapete, prima di tutto. Perché l’umanità non esclude, ma comprende, l’intelligenza, lo studio, la fatica. E l’averci pensato, alle cose, in profondità.

Quel volto, quella cultura, quella dimensione, non sono più tornate. Se non a tratti, forse, in una notte del 1996, quando si vinsero le elezioni (forse l’unica volta). E in mille sguardi che ancora si incontrano, in giro per il Paese, di persone che sono credibili perché, semplicemente, ci credono. E perché hanno una storia. Hanno una politica.

Nessuna nostalgia e, insieme, tutta la nostalgia del mondo. Quella sera, feci fatica ad addormentarmi, e mia madre mi rassicurò. E però alla fine le rassicurazioni, quelle politiche, intendo, non le abbiamo ancora trovate. E tutto è diventato più misero. E più corto. E stretto.

E ci manca, Berlinguer, anche se eravamo troppo piccoli. Anche se ce lo hanno raccontato in modo parziale e impreciso. Però, sapete, ci manca davvero.

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Commenti

  • Telebolla  Il 13 giugno 2012 alle 08:56

    Caro Pippo, ti ha risposto Malvino e ha detto tutto che avrei voluto dirti io.

    E’ stata fatta di Berlinguer un’icona assai lontana da quella che fu la realtà, Berlinguer è diventato il leader del PCI che avremmo voluto avere ma che non è mai stato.

    Risultati politici nulli, altro tempo perso per la sinistra italiana. Ero simpatico? Aveva stile? forse, non so, non m’interessa.

    Guardiamo avanti per favore, che con Berlinguer ci avete frantumato i co#####ni.

  • nicola  Il 12 giugno 2012 alle 12:28

    Ci manca Berlinguer? Da un punto di vista umano, forse. Dal punto di vista politico direi proprio  di no. Soprattutto non mi manca l’Italia di Berlinguer, fatta di un immobilismo pauroso tenuto in piedi da un’espansione continua della spesa pubblica, giustificata dal fatto che in regime di guerra fredda bisognava fare di tutto per impedire che i “Kommunisti” andassero al governo. In fondo se la situazione economica è quello che è lo dobbiamo al fatto che per almeno quarant’anni in Italia è stato impossibile pensare ad un sistema di alternanza tra forze politiche alternative, proprio perchè la sinistra era egemonizzata dal PCI. Capisco che la storia deve fare il suo corso, che non ammette forzature, per cui è inutile scervellarsi con analisi controfattuali. Ciò posto, io devo dire che la situazione politica, nonostante tutto,  mi sembra molto migliore  oggi che ai tempi di Berlinguer.

  • Bi  Il 12 giugno 2012 alle 07:25

    oh, sì, me lo ricordo proprio così quel giorno…  Mi chiedevo, nella mia mente di bambina, cosa ne sarebbe stato di noi, se tutti, in casa, erano così preoccupati e affranti.

    Me lo chiedo ancora, cosa ne sarà di noi.

  • Andrea Santini  Il 12 giugno 2012 alle 06:02

    Con “La politica va a Canossa”, oltre al tema della legalità e della corruzione, hai toccato anche una questione sollevata a suo tempo da Berlinguer: LA QUESTIONE MORALE che è attualissima anche ai giorni nostri.

    Purtroppo dalla sua morte la sinistra non ha più avuto un leader degno di questo nome.

    Ma chissà che non se trovi uno molto presto e che sta crescendo, direi, molto bene…..

    Andrea

    • il solito anonimo  Il 12 giugno 2012 alle 10:42

      dalla questione morale escludiamo i fondi neri che il pcus faceva arrivane al pci?

  • leonardo  Il 11 giugno 2012 alle 22:27

    Caro Civati, bello il tuo scritto, assomiglio un po a tua madre come scelte di voto (pur rispettando le scelte politiche di tuo padre) anche se ero iscritto al PCI . Ora sono iscritto al PD ,   ( anche se non milito a 73 anni ho paura di essere diventato vecchio) e a volte non è facile mandare giù alcune cose che non fanno piacere . Ma forse alcune cose mi sembra che stanno cambiando anche grazie a te e non solo . buon lavoro e gazie per il tuo ultimo libro leonardo

  • Laura  Il 11 giugno 2012 alle 21:52

    “Ci manca, un Berlinguer, quest’uomo che portava le insigne del potere più come una croce che come un blasone. Uomo da sinedrio più che agitatore di folle, non aveva il carisma né l’oratoria del tribuno: quando appariva su un podio di piazza, sul volto malinconico e nel mesto sguardo si leggeva il disagio. Non giocò mai al personaggio, mai cercò la passerella e il flash, che anzi visibilmente lo imbarazzavano. Ma appunto per questo ci manca. Ora che una politica ridotta a kermesse di figuranti accresce in noi la nostalgia di qualche uomo vero. Amche se avversario. Quale per noi tutt’ora sarebbe”. Io sono nata un anno dopo la morte di Enrico Berlinguer. Ma mi piace ricordarlo, e pensarlo, con le parole che Indro Montanelli scrisse su “La Voce” nel decennale della sua morte.

    Laura

  • stefano  Il 11 giugno 2012 alle 20:25

    berlinguer, credo, ha rappresentato il politico “ideale” e per questo è ricordato con nostalgia: ideale perchè, non essendosi dovuto sporcare le mani stando al governo (se non indirettamente, e infatti perse molti voti, tra il 1976 e il 1979), ha potuto mantenere intatta la “purezza” degli innocenti.

    Ha portato il suo partito ai massimi storici, in parte per meriti suoi, in parte per demeriti altrui, ma una volta giunto all’apice del consenso non ha saputo che farsene.

    E quel consenso lo ha poi dilapidato, prima appoggiando uno sciopero ad oltranza alla Fiat (con annessi picchetti e violenze) e poi appoggiando il referendum sulla scala mobile (il cui fallimento fu decisivo per riportare l’inflazione italiana a livelli europei, dai livelli sudamericani cui era giunta).

    Insomma, berlinguer era onesto, coerente, ma di economia e della società italiana degli anni ’80 non ci aveva capito nulla.

    merita però comprensione, perchè lui era un uomo cresciuto politicamente nel dopoguerra e negli anni ’60. Mentre oggi ci sono persone, nate 30-40 anni dopo, che sugli stessi argomenti ragionano ancora come lui. E questi non li comprendo per nulla.

  • enrico  Il 11 giugno 2012 alle 18:16

    A proposito di Berlinguer. Se si vogliono davvero onorare i morti bisogna ricordare tutto altrimenti li si riduce a santini veltroniani (e credo che nessuno voglia questo, no?)  http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=6e23Gaz-Jb4#t=461s

  • Filippo Filippini  Il 11 giugno 2012 alle 16:36

    Qui vai oltre, Michele, non solo inverti i due nessi temporale-causale, ma la freccia del tempo. In questo giorno è meglio non risponderti.

  • Ugo  Il 11 giugno 2012 alle 16:12

    Carissimi

    La convergenza tra moralità cattolica e quella comunista nel nome di un bene politico superiore costituì il tema dominante della vita di Berlinguer.

    La sua stessa famiglia si fondava su un compromesso del genere, visto che la moglie Letizia era una fervente cattolica e che i figli erano stati cresciuti nella fede cattolica. Per Berlinguer PCI e Dc avevano un comune interesse a preservare l’Italia dal degrado morale del tardo capitalismo, in cui dominavano “lo spreco e lo sperpero, l’esaltazione di particolarismi e dell’individualismo più sfrenati, del consumismo più dissennato”. (E. Berlinguer, Austerità, occasione per trasformare l’Italia, Roma 1977, p. 13.)

    • Sara_stones  Il 11 giugno 2012 alle 18:43

      Beh anche io sono un pò così per certi versi, cresciuta con fede cattolica (un modo un comportamento, un’educazione se così si può definire) ma a casa mia si votava PCI. Lo facevano i miei, io ero piccolina ma mi appassionava sempre tanto e seguivo gli spot elettorali, le cartelle tipo pagine gialle che arrivavano a casa con i fax-simile delle schede elettorali… Berlinguer era un esempio, uno stile di vita. Il problema è un altro, difficile unire l’idealismo e i migliori propositi con le persone che militano i partiti.

      • Ugo  Il 11 giugno 2012 alle 18:54

        Molti di noi sono come dici te, cara Sara.

        E quello che descrivi è IL PROBLEMA ! :-)

  • Gabriella Seu  Il 11 giugno 2012 alle 15:52

    Gentile Civati,

    mi ritrovo nella sua…”malinconica” sintesi di quel periodo che ho vissuto e che mai sarà cancellato dalla mia coscienza. Ma senza nostalgie che bisogna superare.

    Allora, c’era un diverso approccio verso la politica e, in generale, c’era anche una diversa consapevolezza, più chiara, più schietta e più diretta riguardo al ruolo che i cittadini dovevano avere nei confronti della gestione della cosa pubblica.  C’era tanta passione politica, anche se decenni di dominio democristiano ed  a seguire gli anni di piombo  e quelli  della politica  craxiana  hanno dimostrato chiaramente che nel nostro Paese trovare un equilibrio politico, attraverso  un’impostazione etica e trasparante dei gesti e delle decisioni politiche dei partiti, era cosa ardua in passato e lo è ancor  più oggi.

    Oggi, la sinistra è divisa ed  i partiti si stanno autodistruggendo, con il loro stesso comportamento eticamente discutibile ed esecrabile, più orientato ad…ottenere  vantaggi personali che perseguire il bene comune  Se non si decidono a  rinnovare ed a cambiare ed a trovare anche nel loro interno nuove  e sane risorse,  procureranno un danno enorme, non solo in termini di credibilità ma soprattutto sul piano dell’adesione da parte dei cittadini-elettori. Che si allontaneranno sempre più dal terreno politico.

    Io che, per lealtà al  partito di una volta,  conservo ancora le vecchie tessere del PCI e del Pds  e dei Ds e tanti altri documenti, per spirito di …appartenenza, voglio pregarLa di non avere nostalgie ed invitarLa ad affrontare i prossimi impegni  con coraggio civile e con spirito combattivo. Senza timore alcuno, Lei che del partito è una giovane risorsa e quel nuovo che, con  altri,  devono avanzare.

    Il “Noi” si può ricostruire, insieme.

    Cordialmente ed auguri.

    Gabriella Seu

  • Oleg  Il 11 giugno 2012 alle 15:28

    Grazie Pippo, questo pezzo riassume e concentra proprio tutto…e fa riaffiorare in molti che,come me, non hanno mai rinnegato l’essere iscritti al Pci…perché il segretario era Enrico…

  • nando  Il 11 giugno 2012 alle 15:13

    Di Berlinguer mi manca tutto, perchè realmente incarnava una sinistra rigorosa, etica, appassionata che non esiste (PURTROPPO) più.

    La sua intervista a Scalfari del 1981 è un testamento politico e insieme un monito, che non è stato accolto, tutt’altro. Anzi nell’attuale PD la “questione morale” viene vissuta come un impedimento e in questo (e in molto altro) è ben accompagnato da quello che dovrebbe essere il suo avversario politico. In quell’intervista descriveva il cancro che stava colpendo la politica italiana e che anzichè essere estirpato ha e sta pervadendo sempre più profondamente la società italiana.

    Leggersela l’intervista ogni tanto, servirebbe molto agli attuali dirigenti o a quelli che aspirano a diventarlo…

    http://www.metaforum.it/berlinguer/questionemorale.htm

     

  • Gianni  Il 11 giugno 2012 alle 15:01

    Berlinguer era una persona estremamente onesta realmente ed intellettualmente e personalmente un galantuomo.

    PErò politicamente ha avuto 2 fortune: di non andare mai al governo, e di morire presto, perchè anche con lui il declino del PCI sarebbe stato inevitabile di fronte al crollo del comunismo, e se avesse mai governato, sarebbe emersa tutta l’assuridtà di una piattaforma economica sbagliata, semplicemente sbagliata, che voleva mantenere la scala mobile e mille altri errori concettuali di quell’ibrido tra comunismo e socialdemocrazia che era il fumoso programma del PCI di allora.

  • Gabriele Guidi  Il 11 giugno 2012 alle 14:56

    Visto che siamo in vena di confessioni, ti faccio anche la mia :

    Mio padre, democristiano da sempre, quel giorno tornò a casa con una faccia che avevo visto soltanto il giorno del rapimento Moro. Io che avevo 14 anni e cominciavo ad interessarmi di politica, quando lo vidi così gli chiesi se fosse successo qualcosa al lavoro, e lui mi rispose :”si è sentito male Berlinguer ! ” ed io conoscendo lui ( e non Berlinguer ) gli risposi :” e quindi ? Non è mica democristiano ?” E lui mi rispose :” no, ma avercene di avversari come lui”.

    Grazie per il post, davvero.

  • il solito anonimo  Il 11 giugno 2012 alle 14:54

    il grande merito storico di berlinguer fu il tentativo di sganciare la sinistra italiana dalla morsa del pcus.

    ma fu un tentativo solo parzialmente riuscito.

    perché trovò grande resistenza in una ampia fascia dei comunisti di allora (ancora negli anni ’80 dubitare che i paesi dell’est fosse il faro cui tendere era pura eresia) e perché non ebbe il coraggio di interrompere il flusso di denaro in nero che arrivava da mosca nelle casse del partito e che oggi rendono le paternali su craxi una vicenda grottesca e penosa.

  • Pietro Giliberti  Il 11 giugno 2012 alle 14:34

    Sono entrato nel PCI, dopo una militanza nel partito Radicale, per Berlinguer. Ero al suo funerale e si intuì subito quanto sarebbe mancato al nostro paese. Se sono oggi nel PD è perché quel suo insegnamento etico e politico è una speranza insopprimibile che il nostro elettorato continua a coltivare (i leader, un po’ meno…).

  • Angelo R  Il 11 giugno 2012 alle 13:54

    Berlinguer manca a tutti noi, anche a chi come me, classe ’82, non l’ha vissuto in effetti. Probabilmente perché oggi non c’è nessuno come lui, nessuno con uno spessore politico, morale, con una semplicità ed assenza completa di sfarzi da upper class, con un sogno di un mondo migliore e più equo e a capo di un partito davvero di popolo come è stato lui. Berlinguer è stato probabilmente uno dei pochi, e di sicuro il più prominente, leader davvero di sinistra, nei modi prima che nelle ideologie, che l’Italia abbia mai avuto e ci manca terribilmente proprio per questo.

  • DanielaG.  Il 11 giugno 2012 alle 13:51

    Lo stesso ricordo, lo stesso magone, la stessa tristezza che pervase la mia famiglia, da sempre comunista (allora si poteva dire, non come oggi che questa parola è diventata quasi un insulto). Un grande uomo è morto, mi disse mio padre. E un grande uomo morì, concordo io oggi.

  • Sara_stones  Il 11 giugno 2012 alle 13:30

    Innanzitutto complimenti per il pezzo caro Pippo. E’ denso di significato e di quei sentimenti di cui la politica ha necessariamente bisogno oggi per sopravvivere e rendersi più umana domani. Ecco diamo un volto più umano a la politica e ne guadagneremo tutti in credibilità. In un mondo dove crollano tutte le certezze, pure la Chiesa vacilla, c’è bisogno ora più che mai di una nuova stagione politica. Tutto è in discussione ma da ogni tesi ci sarà un’antitesi e una sintesi. Ecco, quest’ultima deve essere ripresa sullo spirito di colui che cercava nel dialogo e nella comprensione le chiavi della modernità nella sinistra. Ero piccola non capivo granchè, ero incuriosita ma ho il ricordo di chi in lui vedeva un riferimento, una guida. Enrico era il suo nome, uno scricciolo di uomo ma solo per le sue fattezze, le sue idee sono ancora valide, peccato D’alema ci ha provato non riuscendoci. Pippo, pensaci tu!

     

    PS: ho parlato con l’assessore Juri Cerasini per conto di Rita Castellani… Tutto ok!

  • Daniela  Il 11 giugno 2012 alle 13:18

    Cavoli, Civati! Mi hai fatto venire un magone…. ;))

    Io non ricordo niente di quei giorni, ma mi sembra lo stesso di averli stravissuti, perchè per i miei era come uno di famiglia. E sì, ci manca.

  • Claudio  Il 11 giugno 2012 alle 13:03

    Manca a molti, Berlinguer. Da allora molti dirigenti sono succeduti, che magari hanno lavorato tantissimo, ma hanno prodotto poco e hanno fallito nella sostanza dei fatti. Sono stati veramente anni brutti e infruttuosi.
    E’ vero che i cicli si ripetono e cosi’ si alternano sconfitte e vittorie (a volte anche senza far niente perché sono gli altri che si fanno male). Ma le aspirazioni, la visione del futuro e l’umanità di Berlinguer e di molti dirigenti di quel periodo sembrano sotterrate. Sono pero’ convinto che sotto ci sia
    ancora la cenere viva e magari basti un soffio di vento nuovo per ritornare a sperare. Le primarie hanno finora soffiato forte.

  • Marco 67  Il 11 giugno 2012 alle 12:55

    Complimenti per il pezzo.

    A noi manca il noi. Verissimo. Bisogna però tener presente che a far da collante c’era l”ideologia” che poi si è rivelata “utopia” e se proprio devo scegliere…

  • michele  Il 11 giugno 2012 alle 12:50

    Berlinguer e comunismo. inteso come il suo comunismo europeo,  indipendente, pacifista, democratico, sono indissolubili. Nn si può avere il primo senza ritrovare il secondo, almeno nelle idealità. Il PD ha cercato altro e ha “ucciso” Berlinguer consapevolmente, perchè era un ingombro per arrivare a questo “atlro”. Il ricambio D’Alema, Fassino, Veltron, Ochetto e co l’han fatto facendo leva su quell’omicidio. politici e culturale. E infatti il PD ha avuto altro, e offre altro. Ben poco, tant’è che da qualche anno cerca di recuperare anche quel che Berlinguer ha rappresentato non solo e non tanto per i comunisti, ma per gli italiani (qualcuno si ricorda quanta gente ai suoi funerali, gente di tute le estazioni socaili e di tutte le parti politiche: popolo, insomma)? Con Berlinguer non ha quasi nulla da spartire, se non esercizi di strumentale retorica comunicativa che cercano di usurparne il valore.  Ma non puoi rubargli, oggi, la sua onestà, coerenza, correttezza, coraggio e lucidità nell’intepretare il futuro che arriva. Lasciatelo stare, per favore: invocate i calciatori, i blogger, gli opinionisti di carta straccia. Son quelli i vostri interlocutori

    • Filippo Filippini  Il 11 giugno 2012 alle 13:50

      Recentemente altri, non mi ricordo chi, ha parlato di “suicidio” di Berlinguer che si “è morto” consapevole del vicolo cieco giocoforza imboccato.

      Analisi fantasiose, come la tua, che hanno il vizio di scambiare il nesso temporale con il nesso causale. Che però contengono almeno un pezzo di verità percepita.

      Mi limito a dire che Berlinguer è stato un riformista, un riformista a 24K proprio perché militava in un PCI fortemente ideologico ed ha saputo incamminarlo verso un orizzonte di governo. Che non fosse il Sol dell’Avvenir era scontato ma forse quell’astro sfavillante era solo un’utopia.

      Invito a cercare su youtube (o sul mio blog) “Sergio Staino – i funerali di Berlinguer”

      • michele  Il 11 giugno 2012 alle 14:26

        Fil, mantieniti le tue pubbliche relazioni col principale, magari ti serviranno, ma evita di  impartir lezioni su cose che nemmeno conosci. Ovviamente hai letto qualcosa di lui? Qualcosa di riscoperto? Vero? O hai condiviso le sue lotte? Le hai riportate e sostenute in quelle che allora eran le sezioni e le cellule di azienda del PCI? Hai toccato con mano la sua attenzione verso i giovani comunisti e i giovani in generale? Un riformista a 24 K, in Italia, E’ un rivoluzionario. E Berlinguer era ben più che un riformista,  si situava al punto di incrocio tra idealità nobile del cristianesimo e dei credenti e idealità del comunismo e del socialismo e dei cittadini che vi affidavan le loro attese, le loro emozioni, le loro ragioni; che solo qualcun altro poi ha mescolato, tutte, in un unico calderone indistinto e sporco, pur di prendersi la leadership (anche Veltroni col PD di ispirazione USA – una fola  da bimbomikia – e D’Alema con la critica al Berliguer che non capiva Craxi:  l’ha capito lui, alla Bicamerale, Berlusconi) . O quel qualcun altro, opportunista che ha ridotto il PD al 22%. e a governar col PD e l’UDC, per manifesta impotenza culturale e politica. Lo fecero, dicevano, per superar la conventio a escludendum verso il PCI, per sdoganarlo e aprirlo al mercato della politica (quello di Penati e Lusi, il mercato?) dopo aver contribuito a sdoganar i missini/fascisti, mandandoli al governo. Robaccia dalla quale era meglio star distanti  perche, come ben sapeva Berlinguer, tempo qualche anno sarebbe sparita e non per i maneggi di due o tre pirla nel PCI e nei DS, ma perchè gli orizzonti della geopolitica stavan cambiando, e bisognava star nel cambiamento ma senza recidere le radici col proprio patrimonio di ideali, che non son utopia, ma il sale dell’esistenza. perchè se non desiderassimo ciò che sembra impossibile, scriveva Brecht, non ci sarebbe  differenza tra noi e  un lombrico.

        • nando  Il 11 giugno 2012 alle 15:29

          @Michele Standing ovation. Hai elencato tutte le ragioni, per le quali non voto più da almeno 15 anni, tanto meno voterò mai questo accrocchio inguardabile, che si chiama PD con o senza la barzelletta delle primarie aperte, visto che con la potenza economica alle spalle di Bersani voglio proprio vedere chi vincerà, proprio ciò che si rinfacciava al Berlusca…

  • emanuele pica  Il 11 giugno 2012 alle 12:49

    Ho visto piangere mio padre solo una volta, quando morì Berlinguer, perchè quando  morì mio nonno stavo a Teranto a fare la naja. Non capivo bene il perchè di quelle lacreme, ma sicuramente a quella persona mio padre voleva tanto bene.

    Io sento la mancanza, tanto da chiamare mio figlio Enrico.

  • Fabio Lamon  Il 11 giugno 2012 alle 12:34

    Chiaro, vero e commovente.

    Sottoscrivo tutto, soprattutto l’ultimo passo, anche se io non ero troppo piccolo, semplicemente non ero neppure nato.

  • Antonia Romano  Il 11 giugno 2012 alle 12:31

    Bello, grazie

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