In medio stat

Non riesco proprio ad appassionarmi alla litigata tra Veltroni e Vendola sul futuro della sinistra (e della destra): è talmente banale e antico, quel dibattito, tra due persone di sinistra (perché lo sono entrambi, uomini di sinistra) che dicono cose diverse (anche se non così diverse come vorrebbero far credere), che non è il caso di farsi prendere dall’angoscia.

Piuttosto, richiamerei l’attenzione sulla questione del ceto medio, a cui rivolgerci non con formule metafisiche, ma con un impegno costante. E parole chiare e meno ombelicali, se ci riusciamo.

È l’opzione Osawatomie, che trovate qui, in uno dei discorsi politici più ambiziosi degli ultimi anni. Da tradurre in italiano, non solo sotto il profilo linguistico.

But, Osawatomie, this is not just another political debate. This is the defining issue of our time. This is a make-or-break moment for the middle class, and for all those who are fighting to get into the middle class. Because what’s at stake is whether this will be a country where working people can earn enough to raise a family, build a modest savings, own a home, secure their retirement. Now, in the midst of this debate, there are some who seem to be suffering from a kind of collective amnesia. After all that’s happened, after the worst economic crisis, the worst financial crisis since the Great Depression, they want to return to the same practices that got us into this mess. In fact, they want to go back to the same policies that stacked the deck against middle-class Americans for way too many years. And their philosophy is simple: We are better off when everybody is left to fend for themselves and play by their own rules.

Purtroppo la polemica Veltroni e Vendola pur se non appassionante pesa.

A me spiace, perché la storia di Vendola è in parte anche la mia. Ma oggi faccio sempre più fatica a soprassedere a certi atteggiamenti (non privi di arroganza) di catalogare tutto (e tutti) in bianco o nero. Vendola, seppur con notevole ritardo, sembrava avesse intrapreso il cammino verso una sinistra più moderna pur nel rispetto delle proprie radici, ma evidentemente certe tare proprio non riesce a lasciarsele alle spalle. E di questo, ad un eventuale tavolo comune, bisognerà seriamente tenerne conto.

P.s. Ottimo e condivisibile l’articolo di Saviano postato da Mmv.

l’articolo di saviano è splendido, la guardia contro i massimalismi deve rimanere alta.

Monti sta facendo passare il tetto agli stipendi dei manager pubblici.

Non mi sembra un provvedimento di destra con buona pace di Vendola e Di Pietro.

Beh Civati per parlare con la middle class oltre allo #scontrinoweek dovresti pensare a qualcosa tipo #pressionefiscaleweek. Hai presente qual è il carico fiscale/previdenziale su una piccola attività commerciale? Dal 60 al 70%. Se si vede solo il male dei commercianti e non anche la ricchezza che rappresentano e cosa devono sopportare in termini di pressione fiscale difficilmente ci sarà un commerciante che ti vota. Della continua chiusura di esercizi commerciali chi se ne occupa, soprattutto in questo periodo di crisi dura e così tremendamente prolungata nel tempo? Visto che si parla tanto di tutele, quali tutele ha un commerciante che è costretto a chiudere?

Ha usato toni forti Vendola, ma mica ha tutti i torti dai… Veltroni vuole fare l’americano, lo yes man e poi è il primo che come parla fa cadere la percentuali di consensi a sinistra e nel centro sinistra. Come mai? Si è avvicinato troppo alla destra e ha accarezzato troppo le idee del maggioritario puro che sarebbero la sconfitta definitiva delle altre realtà di sinistra come SEL. Non sono per il maggioritario puro e Veltroni, devo ammettere, non mi è mai piaciuto. Sono sincera

I fatti, Sara, e che quando il PD è stato percepito su posizioni tipo Lingotto (vedi appoggio senza se e senza ma a Monti), nei sondaggi è risalito al 30%.

Ora che (stra)parlano solo i Giovani Turchi – Fassina/Orlando e quell’altro – è tornato al 27%

Per saper quanti voti prenderà il PD, forse bisognerebbe votare. O bastano i sondaggi  nei quali – dopo aver precisato che posson sballare di 4 o 5 punti percentuali  ( e anche più) – si dicuste anche dei mezzi punti? Suvvia…votiamo

 

ci sono due sinistre.

c’è una sinistra che ama le libertà e la cultura occidentale, che pensa che l’imprenditore sia un lavoratore capace di creare ricchezza, che non demonizza chi è più ricco del suo personalissimo metro di giudizio, che vuole che anche chi è meno dotato di mezzi e risorse possa godere del progresso.

c’è una sinistra che trova un orpello le libertà occidentali, che pensa che l’imprenditore sia uno sfruttatore nel momento in cui assume un dipendente, che demonizza chi è più ricco del suo personalissimo metro di giudizio, che vuole che chi è dotata di mezzi e risorse venga impossibilitato ad agire.

la prima è la sinistra riformista, progressista, che non ha paura di confrontarsi con la modernità, che non si rifugia dietro gli slogan, che non rimpiange i bei tempi andati.

la seconda è la sinistra orfana del partito comunista, che non si è mai staccata dalla religione marxista.

“la prima è la sinistra riformista, progressista, che non ha paura di confrontarsi con la modernità, che non si rifugia dietro gli slogan, che non rimpiange i bei tempi andati. la seconda è la sinistra orfana del partito comunista, che non si è mai staccata dalla religione marxista”. Quando leggo schematismi di questo tipo, mi chiedo se qualcuno – negli utlimi decenni – abbia letto Marx, almeno sui bigini.

La sinistra, se per sinistra si intende la sommatoria di culture, interessi, movimenti, non teme la modernità. Se così fosse, saremmo ancora al capitalismo inglese del ‘700/’800. Proprio i conflitti sociali e le differenze hanno  permesso una crescita economica e sociale. E non teme nemmeno la presenza dell’imprenditoria. Nelle sue forme più stataliste/comuniste, ha fallito nel pensare che una pianificazione totale potesse soppiantare alcuni elementi della società capitalistica che presentano aspetti positivi (la concorrenza virtuosa, l’innovazione produttiva che tiene conto del contesto sociale. la ricaduta possibile della aumentata produttività sociale sul benessere degli individui, la possibilità – almeno ipotetica – di questi individui di realizzare davvero progetti di vita differenziati e liberi). Questi fallimenti, in alcuni casi, han avuto risvolti tragici, esattamente, però,  come alcuni fallimenti capitalistici han avut orisvolti tragici, visto che Italia e Germania nazifasciste non eran certo comuniste/socialiste. Bisognerebbe però distinguere, nella critica che Marx,  nell’800, faceva del sisema capitalistco, quel che riguarda la situazione storica contingente (che richiedeva da parte dei politici suoi seguaci un linguaggio politico specifico e altrettanto contingente) e quel che riguarda aspetti analitici più profondi e duraturi. In questo senso, senza farla tanto lunga, la sfida è ancora in corso, aldilà dei soggetti politici e sociali che la rappresentano e dei copioni che “recitano” per attuarla. La promessa di maggior benessere individuale e sociale sula quale si fonda il capitalismo, nelle sue versioni più “nobili”, pare parecchio traballante , no? Di suo, non esiste un capitalismo che programmi uno sviluppo ma sostenibile: ci devon esser altri fattori cogenti che lo spingono in quella direzione, se no nn ci va proprio (vedi trattati di Kyoto inappllicati ecc.). Questo modello, che non è neppure più teorizzato in quanto tale, pudicamente (e qualcosa significa), non è inclusivo socialmente, ne al proprio interno ne su scala mondiale, se la povertà diffusa aumenta ovunque. E non può esserlo se non c’è dialettica e conflitto con altri modelli, che non posson accontentarsi di riformarlo in dettagli monimi, mentre questo pensa solo a moltiplicare i profitti ad ogni costo, quasi ilprofitto e il PIL fossero divinità cui sacrificare (a volte, mi sembriamo i Maya…). Dove sarebbe, oggi e qui, questo modello che si propone come autosufficiente e virtuoso se BCE non avesse sganciato 1 miliardo di euro pressochè a fondo perduto in pochi mesi alle banche? soldi nostri, pubblici, non solodi imoprenditori o c capitalisti, soldi dei popoli che compongono la comunità europea! Alcuni elementi della critica marxista, allora, ma anche di quella socialista utopista e socialdemocratica, son vivi più che mai, e non son relativi solo a questioni di redistribuzione del reddito in misura accettabile per le imprese, ma di distribuzione delle opportunità di vita (Marx anche in questo senso scirveva di “alienazione”).  C’è una filosofia di pensiero, catalogabile come sottolineatura della dimensione umana, che è trasversale a molte culture, politiche e non, per le quali il lavoro non è solo la realizzazione (che ad alcuni tocca quasi per diritto divino o genetico…) ma pure l’alienazione totale per altri, tanti. Il risultato è un sistema da modificare perchè si fonda su psotulati e presupposti ipocriti, quantomeno da contrastare anche fortemente nei suoi effetti più perversi. In quest decenni, il pensiero capitalistico liberale non ha avuto, su questi temi, più proposte positive e concrete di quello di altre culture, e anche nel ricco mondo occidentale . persino nei paesi più avanzati  le condizioni di vita collettiva si son degradate, rispetto a pochi decenni fa, che governasse la destra o la sinistra. Sì son riproposte e si stan riproponendo meccanicisticamentele medesime soluzioni, a non è solo la sinistra a farlo. .Io son del tutto convinto che, senza libera dialettica (cioè rappresentanza delle culture, delle analisi e degli interessi opposti) da questa empasse non si esce, nella sostanza. Non può esserci un capitalismo che detta le regole invadendo ogni livello di potere, e gli altri che stan a guardare e a subire, come se in proprio nn avessero memoria, esperienza, ricerca, dignità di cultura e pensiero. E non può esserci ANCHE per la realizzazione di quello svluppo che il  pensiero liberal auspicava. Perchè è sempre il pensiero e l’azione diversa a porre un limite anche alle tendenze negative che ciascuno, solipsisticamente, può sviluppare autisticamente sino alla distruzione di tutti.

Vendola è recidivo. Anche nel 98 votò contro il governo Prodi non ritenendolo abbastanza di sinistra e lo fece cadere.

In oltre 100 anni non è cambiato niente. Purtroppo tante persone che si definiscono di sinistra non esitano a tacciare di connivenza con il nemico chi a sinistra non la pensa come loro.

Se per le prossime elezioni  dovessimo fare l’alleanza  con una parte della sinistra che pensa di avere il dono dell’infallibilità e con Di pietro che è tutto fuorchè di sinistra,il  mio interesse andrà a quella parte della sinistra che cercherà un compromesso serio con le persone e partiti centrali che vedono il governo Monti come un buon punto di partenza per rinnovare l’Italia.

davvero  appassiona questo gioco delle parti?  Ma la realtà non è abbastanza preoccupante per farci distrarre da questo teatro dell’assurdo?

 

Ciao Pippo!

Non so se rilevante, ma mi colipisce che in questi giorni Berlusconi e Alfano cerchino tutto un parlare “moderato”, sulla “casa dei moderati”, la “tradizione di governo moderata”, la “grande coalizione dei moderati” … E a Sinistra, si dicuste su chi sta più a sinistra ;)

Ciao bel giovane superattivo, ti va di fare due conti? Se ne trovano tanti in giro, ma non sono complessivi. Quesito: quanto costa AMMINISTRARE 60 milioni e mezzo ca di Italiani? (anche l’Istat non è tanto precisa). Dai Comuni, alle Province, alle Regioni (quelle normali e quelle speciali), Camera, Senato, Garanti (de che?), Ministeri, Enti del piffero, Comunità Montane, Protezione Civile, Cattedre con 5 studenti e, maledicendo, via  così.  Conto della casalinga di Zagarolo: Entrate € 1000; Uscite 2000; disavanzo 1000 e via così da quarant’anni e ancora non si intravedono seri rivoluzionari. Delle diatribe tra Vendola e Veltroni al paese reale non frega niente. Se ne sono capaci, ci diano una ricettina per rimettere i conti in ordine, senza affamare l’Italia. La scossa l’hanno data Stella e Rizzo, ma il conto complessivo (quello che determina il debito pubblico) non c’è ancora. Saluti

 

1. “Cos’è? Una rivoluzione?” – “No, Sire, è una rivolta”.
2. Il popolo manifesta fame di politica? Dategli tecnica.

“Ce qui cause l’assoupissement dans les États qui souffrent est la durée du mal, qui saisit l’imagination des hommes, et qui leur fait croire qu’il ne finira jamais. Aussitôt qu’ils trouvent jour à en sortir, ce qui ne manque jamais lorsqu’il est venu jusques à un certain point, ils sont si surpris, si aises et si emportés, qu’ils passent tout d’un coup à l’autre extrémité, et que bien loin de considérer les révolutions comme impossibles, ils les croient faciles; et cette disposition toute seule est quelquefois capable de les faire”

ma per piacere. il top del rivoluzionario qui è stato bertinotti. che al massimo ha rivoluzionato l’uso della sciarpa di cashmere.

L’articolo di Saviano di ieri, sull’elogio dei riformisti, bene spiega le parole usate da Vendola. Non è antico, quel dibattito. Né esiste una via di mezzo. Sono due modi di intendere la sinistra, due pedagogie radicalmente distinte. E non si può non scegliere.

http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2012/02/28/news/elogio_dei_riformisti-30626737/

“Prima di trasformare il mondo, occorre aprire la mente e confrontarsi con i propri pregiudizi. Le certezze assolute fiaccano anche le intelligenze più acute: la pedagogia della tolleranza è il primo passo per la costruzione di una società migliore”.

Perché tu credi davvero che ci sia un’alternativa tra rivoluzione e riformismo, in Italia? E che gli interpreti siano i protagonisti di questa querelle? Sul serio?

No, non tra rivoluzione e riformismo, ma tra due atteggiamenti ben distinti.
Tra chi ha comunque rispetto per le idee altrui, siano esse più o meno di destra o di sinistra (se tali categorie hanno davvero un senso), e chi invece mette etichette e fa distinguo, ergendosi a portatore di qualcosa e “squalificando” chi la pensa diversamente.

Il Pd è un partito tendenzialmente di sinistra e i suoi leader (in massima parte, Veltroni compreso) si sentono di sinistra. Vendola entra a gamba tesa (come giustamente fa notare Cristiana Alicata) in una lotta tutta interna al Pd tra un’anima tendenzialmente riformista e un’anima tendenzialmente massimalista (o che qualcuno ha recentemente definito “cinghia di trasmissione DELLA cgil”), con l’obiettivo esplicito di squalificare la prima delle due componenti.

Questa querelle è ridicola, hai ragione, ma di certo non se ne può dar la colpa a Veltroni che l’ha subita. Preciso che non stravedo per Veltroni, ma su un piano del genere non accetto che possa essere messa in discussione la sua buona fede, né che si dica “in medio stat”, perché no, sulle questioni concrete si può essere in disaccordo, ma riconoscendo lui e le sue idee come parte integrante di un partito e di una coalizione “di sinistra”. Come mi infurio con chi dice che io “sto diventando di destra” perché apprezzo gran parte delle misure del governo monti, perché la penso “quasi come” ichino sul mercato del lavoro e perché sono a favore della linea alta velocità/alta capacità, anche in val di susa. E allora? Queste tre cose sarebbero sufficienti a bollarmi come “di destra”? Eppure secondo me l’universalismo cui tende la proposta ichino, così come l’ambientalismo intrinseco negli interventi a favore dell’intermodalità, sono ben più “di sinistra” del conservatorismo di cgil e no tav.

Tra l’altro, praticare la “pedagogia della tolleranza” è fondamentale. Soprattutto da parte di un leader come vendola. Soprattutto in una fase come quella che stiamo vivendo, soprattutto in un contesto in cui appunto con riferimento ai no tav la situazione rischia di sfuggire di mano (…lo è già sfuggita da un pezzo in realtà…) come dimostra lo scandaloso, arrogante atteggiamento del ragazzo di questo video: http://www.corriere.it/cronache/12_febbraio_29/ehi-pecorella-vuoi-sparare-giangiacomo-schiavi_2028862a-62ad-11e1-8fe6-00ac974a54fa.shtml

Ichino, TAV, Monti e perchè no un bel cartello elettorale con Pierferdi. Convinciti sei proprio di sinistra…

@ ciwati saviano non sostiene che c’è alternativa politica seria al riformismo, ma spiega chi sono i nostri compagni di viaggio. come non condividerne l’analisi? ieri era turigliatto, oggi è vendola, domani chissà, ma questa cosa sono loro: “sopravvissuti di un estremismo massimalista che sostiene di avere la verità unica tra le mani. Loro sono i seguaci dell’unica idea possibile di libertà, tutto quello che dicono e pensano non può che essere il giusto. Amano Cuba e non rispondono dei crimini della dittatura castrista  –  mi è capitato di parlare con persone diffidenti verso Yoani Sánchez solo perché in questo momento rappresenta una voce critica da Cuba  – , non rispondono dei crimini di Hamas o Hezbollah, hanno in simpatia regimi ferocissimi solo perché antiamericani, tollerano le peggiori barbarie e si indignano per le contraddizioni delle democrazie. Per loro tutti gli altri sono venduti. Mai che li sfiori l’idea che essere marginali e inascoltati nel loro caso non è sinonimo di purezza, ma spesso semplicemente mancanza di merito”.

Ottimo Saviano, illustra bene l’ottusità di chi essendo ignorante, non capendo il mondo, i suoi cambiamenti, si rifugia nel dogma politico, nella scomunica, nella rabbia.