Archivio mensile Archivio: settembre 2010

Il tempo necessario

Per accorgersi della differenza. Gipi e il miglior commento possibile circa l'attuale fase politica.

Anche in Svizzera splende il Sole delle Alpi (ovviamente)


Ma che differenza c’è con le campagne della Lega? Perché questa è inaccettabile, mentre quelle al di qua delle Alpi?

«Comunque, io ho clienti romani»

«Che hanno sempre pagato regolarmente». Nonostante il dialetto.

Nonostante i proclami

Ecco i primi 20 appartamenti per i rom, a Milano.

Ancora soli (e male accompagnati)

Mentre il Presidente della Repubblica fa sapere che cosa pensa con una lettera alle famiglie di Adro, il sindaco, scaricato dal governo e dal suo movimento, tira dritto, citando Mussolini (il solito «molti nemici, molto onore). Il Pd chiede con un’interpellanza parlamentare il trasferimento del prefetto e il prefetto dà, per la prima volta, dopo giorni e giorni, segni di vita. In ogni caso, i simboli sono ancora lì. Come se niente fosse. E come se non ci fosse lo Stato, in questo Paese.

P.S.: nel frattempo, buone notizie arrivano dalla mensa. La dieta del sindaco, a base di maiale in chiave anti-islamica, pare non andasse bene.

Ed l’ottimista

Volevo scrivere una cosa su Miliband, ma ci ha pensato Mario.

I bersanieri e la vittoria-sconfitta di Silvio

E mentre Calearo si astiene (minchia!), B ha ancora almeno 310 sostenitori tra i deputati. E ne ha ancora di più, perché i cosiddetti finiani si chiamano così perché stanno con il presidente della Camera solo 'fino' ad un certo punto. E il punto sono le elezioni anticipate, che metà di loro dichiaratamente non vogliono.
In quell'aula, l'impressione è che siano in pochi a desiderarle, anche perché, per tanti motivi collegati alle bizzarrie del porcellum e alle dure leggi della politica, molti parlamentari temono legittimamente che, se si andasse a votare, non ritornerebbero a Roma. E vale a destra, "ma anche" a sinistra, come dimostra, al netto degli aspetti pecuniari, il grande movimento a 'centrocampo' degli ultimi giorni.
Tutto come prima, tutto come sempre. L'eterno ritorno dell'uguale, un po' come capita all'incredibile chioma che il premier porge alle telecamere. Passano gli anni ed è sempre la stessa. Con un B al limite della follia, alla guida di un battello non ebbro, no, di più, che però sa di avere ancora il coltello dalla parte del manico. Con un Bersani ritrovato, finalmente, che è piaciuto per l'incisività dei cenni a ciò che il Pd farebbe al posto dell'attuale governo, a cominciare dalla riforma fiscale, e dallo spostamento di risorse dalle rendite al lavoro.
La verità, però, è una sola: che questo governo non ha fatto nulla, nemmeno quello che aveva promesso. E che forse ora si può iniziare ad attribuire le colpe a chi le ha, come in aula ha notato il segretario del Pd.
L'importante, d'ora in avanti, è fare come Bersani ha fatto oggi in aula, che gli esponenti del Pd si trasformino in 'bersanieri', agili e scattanti sul famoso territorio. Alla carica, dimenticandosi le alchimie estive che ci hanno quasi avvelenato e senza preoccuparsi troppo di quello che succederà a Bocchino, alla Lega e ai centristi. Perché è molto probabile che non succeda nulla e che, come sempre, dai banchi della destra non venga niente di nuovo. Niente di buono.
Un'ultima annotazione, rispetto alla vittoria di Silvio. Che è un po' come quella di Pirro, con una sfumatura di senso che alle gesta dell'antico sovrano mancava: perché B vince, oggi, e però sembra aver definitivamente perso la bussola (proprio quella che il Pd cercava, la settimana scorsa). E le sue vittorie corrispondono sempre alle sconfitte della politica. E del Paese. Che ha perso altri sei mesi. E altri, certamente, ne perderà.

Credito d’imposta e prestito d’onore?

“C’erano, li avete tirati via”. Ottimo Bersani, che gioca la sua partita migliore, da quando è segretario. Il Paese reale.

P.S.: a parte, ovviamente, “i 5 punti di ribollita”, che fanno segno a quello slang bersaniano che prima o poi speriamo riesca a superare.
P.S./2: “presidente, andiamo insieme a Napoli o all’Aquila?”. Bella.
P.S./3: “del teatrino della politica lei è l’impresario”. Meno male.

Fiduciosi

a href=”http://www.ilpost.it/2010/09/29/cosa-sta-succedendo-alla-camera/” target=”_blank”>Seguiamo il dibattito alla Camera (si fa per dire). Intanto si segnala che:
Fini vota la fiducia. La zona gianfranca si è ricompattata. Con Silvio, nella speranza che non arrivi a 316 da solo. Una di quelle sfide per cui vale la pena vivere. Ma andare a quel Paese, mai?
Lombardo vota la fiducia. In Sicilia con il Pd, nel resto del Paese con il Pdl. Il suo voto: "un voto di responsabilità". Ma andare a quel Paese, mai?/2
Calearo non si sa. Sta ancora decidendo. Ma andare a quel Paese, mai?/3
La battuta del giorno è di Di Pietro, che poi esagera, al solito (e ci starebbe bene il /4): "Lei ha dichiarato guerra alla criminalità e alle cricche, e che fa, si arresta da solo?"
Tra poco, in diretta, arrivano Bersani e i suoi bersanieri.

Il Paese all'incontrario

a href=”http://metilparaben.blogspot.com/2010/09/berlusconi-alla-camera-occhio-ai-link.html” target=”_blank”>Capolavoro di Alessandro Metilparaben.