grazie della risposta. Ho un’ulteriore curiosità da chi è composto lo staff di Marino? Sempre per trasparenza. grazie marco l.

A proposito di MicroMega posso dire che la risposta di Marino non è «speciosa»: con la terza mozione non ci sono tante liste, come l’altra volta per Veltroni (che furono all’origine di parecchi guai). Ce ne sarà una sola. L’abbiamo sempre detto e sempre sostenuto, perché non vogliamo correnti, né liste diverse che sostengano la nostra proposta politica. Se si vuol partecipare, insomma, si aderisce alla lista Marino, dopo averne condiviso progetto e contenuti. Chi vuole, può chiedere di partecipare.

flores d’arcais, il principe della sinistra dei terrazzi romani? quelli che non hanno mai lavorato in vita loro ma dispensano da ormai mezzo secolo la loro idiozia come fosse il verbo?

se marino avesse accettato, sarebbe politicament morto.

mi chiedo di cosa sia esempio questo episodio citato da flores D’arcais che, detto per inciso, non mi sta simpatico ma mi pare aver qualche volta almeno provato a smuover le acque della vecchia politica.

Dall’episodio risulta che di politica vecchia e calcolatrice ne circola anche nello staff di Marino, nascosta deitro la bandiera dell’apertura della partecipazione agli elettori. Ci sono elettori, che, evidentemente, non piacciono a Marino, nemmeno la Guzzanti o la Dandini o Moretti e tanti altri “girondini” non famosi, che mica coincidono con Grillo: a quali ci si rivolge, allora? Non è che si ha paura, come dite abbia Bersani, di misurarsi davvero APERTAMENTE con gli elettori?

Ecco il testo di Flores,cque: è lungo ma pazienza…

Flores d’Arcais: Lo staff di Marino rifiuta la lista dei “girotondi”. Peccato.

Cari compagni e amici, ma soprattutto concittadini, alla fine di luglio, su questo stesso sito, lanciavo l’idea di una lista “girotondi per Marino”, con cui contribuire al suo successo nelle primarie che eleggeranno il nuovo segretario del Partito democratico. Tal proposta nasceva dalla consapevolezza che la candidatura di Marino aveva la possibilità di vincere esclusivamente se capace di mobilitare una parte dei quattro milioni di elettori del Pd che hanno deciso di non votarlo più nell’anno intercorso tra le politiche e le europee (e degli altri milioni, sicuramente democratici, che già non avevano votato per Veltroni).

Per questo ho formulato a fine luglio “undici punti”, assolutamente non esaustivi ma chiaramente indicativi di un orientamento intransigente contro ogni tentazione di inciucio e dunque nei confronti di tutti i dirigenti del Pd, “con cui non vinceremo mai”. E ho chiesto a quanti fossero iscritti al Pd e condividessero tali punti, di dare la loro disponibilità a candidarsi in questa lista di “girotondi per Marino”, di raccoglier le firme per presentarla, di impegnarsi a sostenerla nelle settimane precedenti le primarie. Il meccanismo delle primarie non prevede infatti che si voti direttamente per un candidato, ma che si voti per una delle liste che lo sostengono.

La risposta è stata più che incoraggiante. Malgrado agosto sia per ogni “impegno” un mese morto, circa duecento iscritti al Pd hanno mandato la loro disponibilità ad essere candidati, la maggior parte allegando un dettagliato curriculum. Ho perciò messo al corrente Ignazio Marino di questi promettenti risultati: se avesse accettato il sostegno di questa lista, con una pubblica conferenza stampa, e poi indicando nel corso di tutti i suoi incontri (tre o quattro al giorno) un sito e una mail dove indirizzare le altre disponibilità a candidarsi, era più che probabile che gli altri ottocento candidati (le liste devono essere di mille candidati ciascuna) sarebbero stati raccolti in un tempo molto breve.

Marino si è detto favorevole, con un calore che a tratti mi è sembrato entusiasmo, e in un dialogo con me per la rivista MicroMega (dal 25 settembre in edicola, e che spero leggerete con interesse, perché ricchissimo anche su altri temi) ha ribadito la sua decisione positiva, ed ha anzi spiegato la sua intenzione di essere appoggiato da tre liste: una legata a dirigenti locali del Pd (l’on. Meta e i “piombini” di Civati, per intenderci), una quella da me proposta, e una che fosse espressione del mondo delle associazioni e del volontariato.

Qualche giorno dopo, però, in risposta alle mie sollecitazioni per dare pratica realizzazione al progetto, Marino mi rispondeva che a seguito di una consultazione con il suo staff era stato deciso di rifiutare la nostra lista “girotondi per Marino”. Gli argomenti addotti (che più liste comporterebbe la dispersione di alcuni “resti”, e che la sua impostazione per un “partito dei circoli” esclude più liste di appoggio) mi sono sembrati e mi sembrano francamente speciosi. Esistevano anche prima. Inoltre: sul piano tecnico i “resti” vengono conteggiati a livello regionale e nazionale, e sono più che compensati dalla possibilità di raccogliere consensi in ambienti con sensibilità politiche diverse, consensi che mai convergerebbero su una sola lista.

Credo che con questa scelta la candidatura di Marino perda ogni chance di successo, e possa dar vita ormai solo ad una presenza di minoranza, cioè ad una “corrente” di quadri intenzionati a “condizionare” il nuovo segretario. Prospettiva che ho sempre considerato di spessore nullo rispetto alla drammaticità della crisi che stiamo vivendo.”

Io credo che le primarie servano molto piu` banalmente a mantenere il massimo di sintonia possibile con gli elettori. Le elezioni si vincono con 15-16 milioni di voti, non con 800 000.

Elezione del segretario dagli iscritti ed elezione del leader di coalizione con le primarie e’ un bizantinismo che nessuno capisce. Nemmeno io.

fabrizioC

@arianna

“In pratica la contrapposizione iscritti-non iscritti vuole nascondere la vera contrapposizione che fa paura, quella fra elettori (iscritti e non iscritti) e vertici”.

beata ingenuità, se il problema fosse tutto lì…. Metà di quelli che chiamate innovatori sono o sono stati “vertici”, o coi vertici hanno convissuto e contrattato, ma voi ve li immaginate come il cavallo bianco e immacolato delle favole..

Affermazioni come la tua dimostrano, semplicemente, che in un partito in crisi di rappresentanza ciascun s’inventa a buon mercato una motivazione per invocare il ricambio. Onestamente, e al di là del nome del partito per cui opta, la gioventù che è uscita dai banchi di scuola in questi ultimi 20 o 25 anni e ora fa politica (meglio pensa e cerca di fare..) si meriterebbe davvero un corso di formazione tradizionale nella Cina capital-maoista. Tanto per capire qualcosa

@ max

ha ragione marco l., perché essere italiani non è mica un diritto universale.

e poi guarda che tu decidi già molto di più di qualsiasi elettore, solo che con le primarie non hai più l’esclusiva, alla faccia della partecipazione generosa e per il bene del paese.

#1

“…Sono così insignificante che mi si chiama solo quando si ha bisogno di manodopera a buon mercato per fare campagna?…”

E’ il contrario: se mai come iscritto diventerai insignificante quando ti chiameranno solo per il tuo voto, opportunamente annacquato in quello dei vertici. Viceversa, sei temuto ora che il tuo voto lontano dai vertici e’ lo stesso di tutto l’elettorato simpatizzante non iscritto: e’ numericamente una forza incontrollabile.

In pratica la contrapposizione iscritti-non iscritti vuole nascondere la vera contrapposizione che fa paura, quella fra elettori (iscritti e non iscritti) e vertici.

Quanto a fare contare i circoli, la questione da porre e’ quella di arrivare ad una capacita’ decisionale sul territorio autonoma dai vertici.

Arianna

non è questione di generosità è una semplice elementare questione di decidere chi è lo stakeholder con più diritti di decisione all’interno di una struttura che non è universale ma è parziale cioè un partito.

Non parliamo di diritti dell’uomo universali ma di chi debba contare in una organizzazione non universale ma costituita da menbri aderenti CHE SI RIVOLGE PER SUA NATURA ALL’ESTERNO E VUOLE ESSERE MAGGIORANZA.

Non si può contrapporre l’elettore all’iscritto come se il primo fosse il bene il nuovo quello cool, figo e moderno e il secondo il male, il vecchio , la chiusura, il prezzolato, la merda….

sono entrambi cittadini meritevoli di rispetto, il primo aderisce votando a u progetto (quindi è in ultima analisi colui il quale decreta la vittoria e la legittimità democratica degli eletti) il secondo è la struttura l’architrave di un ‘organizzazione NON UNIVERSALE che decide all’interno di essa LIBERAMENTE IN MODO TRASPARENTE E APERTO AL CONTRIBUTO DI TUTTI COLORO CHE LO VOGLIONO.

aL DI FUORI DI QUESTO SCHEMA (CHE E’ QUELLO DEI DEMOCRATICI AMERICANI PER CHI LO VUOLE VEDERE) ci sono i caminetti in cui si decidono le candidature (vedi epoca veltroni), gli appelli al popolo che surrogano l’incapacità di una dirigenza di dire qualcosa di sensato e condiviso. C’è il partito liquido quello delle bandierine delle convention che si riuniscono una volta l’anno per sancire decisioni di altri. Questa è la vostra democrazia, la partecipazione?

RiMax mele di Ri Affori

Semplicemente max sei più generoso ti pare poco. Se invece hai bisogno di contare di più di un elettore mi domando come tu possa spiegare ad un leghista che un immigrato ha gli stessi diritti che hai tu. O forse ragionando come te Tu italiano hai maggiori diritti vali di più e forse è anche questa la ragione perchè c’è tanta confuìsione. La si pensa diversamente ma si agisce nello stesso modo. E’ difficile agire in sintonia con quello che si afferma. E’ molto difficile costa fatica ma se non lo facciamo noi dificile chiederlo agli altri.

marco l.

Concordo con Mattia (anche se voto e sostengo bersani).

Qualcuno mi dice però perchè nel partito democratico americano il mio voto (di iscritto) vale di più rispetto al PD nostrano?

Sono così insignificante che mi si chiama solo quando si ha bisogno di manodopera a buon mercato per fare campagna?

(“poi tanto per le decisioni vere ci sono gli elettori mica quei vecchi str… dei circoli!”). A proposito noi iscritti siamo anche elettori (per dire)

Sempre il solito max mele di affori