Ad un certo punto, anche D’Alema sorride.
Nella nostra mozione congressuale c’è una proposta analoga. E oggi ne parla anche il Corriere.
Girano voci. La prima: domani Rutelli presenta il suo libro, La svolta, e il titolo fa pensare che "il partito mai nato" (come Rutelli, con azzardatissimo riferimento, sottotitola) vada anche abbandonato. La seconda: qualcuno vorrebbe che Franceschini si ritirasse dalla competizione delle primarie. La terza: Bersani ha vinto tra gli iscritti e sarebbe sbagliato che alle primarie vincesse qualcun altro, magari qualcuno che ha preso meno del 40% nei Circoli. Ora, tutto è convenzione: per me votare due volte la stessa cosa è sbagliato, mi chiedo soltanto perché tutti abbiano votato queste norme regolamentari (anche quelli che ora si sorprendono). Detto questo, si è stabilito che il segretario lo fa chi vince alle primarie e, se nessuno dovesse superare il 50%, deciderà l’Assemblea nazionale, eletta con le primarie stesse. Questa è la regola, questa la convenzione: a me non piace, ma non l’ho scritta io, né l’ho votata. E regola e convenzione non si possono cambiare in corsa. Se Bersani è così forte, vincerà anche alle primarie, senza che nessuno debba rinunciare prima. Non capisco dove sia il problema.
La proposta Sarubbi-Granata sulla cittadinanza va sostenuta, senza tanti giri di parole. Alla destra non piace (strano), perché apre molte contraddizioni, contraddizioni che noi non dovremmo avere (speriamo). Qualcuno dice che le iniziative bipartisan «non avranno spazio». A me gli inciuci non piacciono per niente, ma le proposte intelligenti, che crescono in Parlamento, vanno sostenute soprattutto se, come in questo caso, vanno nella giusta direzione.
E vedere, a proposito delle elezioni tedesche (la Spd che perde sei milioni di voti, per dire), lo trovate qui.
Pietro Ichino vota la terza mozione (e per il suo candidato, anche se non è un politico di professione): «Ho trovato, viceversa, una piena coerenza con la “strategia del Lingotto”, e anche molte consonanze con le mie idee e proposte, sia sul versante della riforma del diritto del lavoro, sia su quello della riforma delle amministrazioni pubbliche, nella mozione Marino e nelle prese di posizione dei suoi principali sostenitori».