Wittenberg 2.0: cittadini, già

Ritorno a vergare le tesi da affiggere al portone della cattedrale del Pd. Nell’Italia molto impaurita e, a volte, razzista di questi tempi, vale la pena di riflettere sul concetto di cittadinanza. Per prima cosa, per quanto riguarda gli stranieri che ne sono privi: non per questo, lo ricordo a tutti, sono privi delle tutele previste dalla Costituzione, e vale la pena di ricordarlo agli esponenti della destra. Non possono votare (e andrebbe, tra l’altro, rilanciato il dibattito sulla questione quanto prima), ma non per questo devono essere trattati come essere umani di serie B (penso ad esempio ai punti per il permesso di soggiorno). In secondo luogo, penso ai cittadini italiani. Che sono cittadini, ma, quasi sempre, non se ne rendono conto. Anzi, non ci pensano proprio. Dare significato al tema della cittadinanza (ricordate il ‘cittadino’ rivoluzionario), rilanciare il tema della partecipazione alla repubblica (à la Zapatero, seguendo Pettit o Viroli o chi preferite), dare forza alla dimensione pubblica e alla responsabilità condivisa (non solo quando falliscono le banche), può essere una chiave di lettura utile a chi cerca di sottrarsi al pensiero unico che ci affligge, e che riguarda tutte le ‘cattedrali’. Cittadino Veltroni, cittadini democratici, non dimenticatelo.