Wittenberg 2.0: cittadini, già

Ritorno a vergare le tesi da affiggere al portone della cattedrale del Pd. Nell’Italia molto impaurita e, a volte, razzista di questi tempi, vale la pena di riflettere sul concetto di cittadinanza. Per prima cosa, per quanto riguarda gli stranieri che ne sono privi: non per questo, lo ricordo a tutti, sono privi delle tutele previste dalla Costituzione, e vale la pena di ricordarlo agli esponenti della destra. Non possono votare (e andrebbe, tra l’altro, rilanciato il dibattito sulla questione quanto prima), ma non per questo devono essere trattati come essere umani di serie B (penso ad esempio ai punti per il permesso di soggiorno). In secondo luogo, penso ai cittadini italiani. Che sono cittadini, ma, quasi sempre, non se ne rendono conto. Anzi, non ci pensano proprio. Dare significato al tema della cittadinanza (ricordate il ‘cittadino’ rivoluzionario), rilanciare il tema della partecipazione alla repubblica (à la Zapatero, seguendo Pettit o Viroli o chi preferite), dare forza alla dimensione pubblica e alla responsabilità condivisa (non solo quando falliscono le banche), può essere una chiave di lettura utile a chi cerca di sottrarsi al pensiero unico che ci affligge, e che riguarda tutte le ‘cattedrali’. Cittadino Veltroni, cittadini democratici, non dimenticatelo.

sai quanto condivido

l’idea nuova del PD doveva e deve essere l’idea antica della cittadinanza. partito di cittadini più che di militanti e scritti. cittadinanza al posto delle classi sa rappresentare. cittadini e consumatori, con propri diritti

Aux armes, citoyens!

li nasce la sinistra moderna

RR

Sono pienamente d’accordo sul progetto di diffondere una cultura della cittadinanza. Soprattutto tra i molto giovani. Che secondo me ritengono di essere nati in Italia, Europa, Mondo, solo per un caso. Cioè non si avvedono della differenza tra il fatto di essere qui et ora e di avere dei diritti sacrosanti, oltre che dei doveri, e vivere altrove, dove diritti e doveri vengono negati, o in un’altra epoca, dove i medesimi erano utopia. Diritti e doveri da esercitare seriamente e non – sempre – per caso. Un po’ di “disciplina della cittadinanza”, chiamiamola così, si dovrebbe persino insegnare a scuola, se la scuola ormai non fosse quel posto dove, ancora più per caso, si passa qualche anno della vita.

Diverso è il discorso sugli stranieri. Non perché io pensi che quelli che sono qui perché vogliono vivere serenamente in questo Paese – e sono la maggioranza – non debbano godere dei medesimi diritti e doveri. Anzi, vorrei proprio che li avessero, ma che avessero pure la stessa libertà. Insomma, Pippo, tu mi conosci, ormai: non riesco ad accettare di vedere una giovane donna come quella che ho incontrato l’altro giorno in un’Asl lombarda, coperta da capo a piedi e con il capo avvoltolato in un enorme foulard nero che le lasciava scoperte solo due fessurine per gli occhi (aveva persino un pezzetto di stoffa sopra il centimetro di naso scoperto, tra un occhio e l’altro). Era in difficoltà per leggere i documenti perché appena chinava il capo, questa sorta di burqa le saliva sugli occhi. Ma si può?? Che razza di violenza è?? Possiamo accettare questo limite? Un conto è coprirsi il capo (che per noi donne occidentali è già oltre), ma così trovo che sia francamente troppo. E lo dico da cittadina consapevole dei suoi diritti, doveri e della sua libertà (viva siempre).

Laseb