Sono ancora qui, in vacanza, per poche ore. Vi scrivo dal Lido di Venezia, dove il cinema italiano è incappato in un film deludente – quello di Ozpetek – ma in una festa tutto sommato carina, finita poco fa. Finisce il lungo viaggio che mi ha portato a Barcellona, Madrid, Marrakech, Berlino, Trieste, Lussino e, infine, a Venezia, nel corso dell’estate più bella degli ultimi anni. Un’estate trascorsa dappertutto cercando di non essere da nessuna parte, attraversando il tempo dei ricordi e delle speranze, proprio perché avevo deciso di sospendere il tempo, appunto, e i ricordi e le speranze. Eccomi qui, di ritorno, a vele spiegate. Questa sera si ricomincia. A Lodi. A parlare di Pd e comunicazione. Il dibattito si intitola Tra il dire e il fare. La risposta è semplice: c’è di mezzo il mare. E per una volta non è soltanto una metafora. Ci vediamo più tardi, alla Festa democratica, come sempre.
We made… cantavano gli U2 in All I want is you. E la promessa democratica di un’America e di un mondo migliori, rappresentata dalla figura e dalla proposta politica di Barack Obama, e’ apparsa nitidamente ieri, in una cornice – come si suol dire - fantastica e carica di tensioni positive. "Erano anni" che questo mondo triste e decadente, violento e ingiusto, attendeva un leader intorno al quale raccogliersi. Sappiamo tutti che la provincia profonda, l’America-quella-vera, lontana da Manhattan e da Cisco, decidera’ per tutti. Ma sappiamo anche che la politica ha bisogno di tutto questo. Di una prospettiva nella quale riconoscersi, di una sfida che vada al di la’ del quotidiano, di una proposta politica che riguardi le persone e la loro vita, i loro sogni e le loro esigenze. La speranza audace di Obama si traduce cosi’ in un appello alle classi medie – pensiamoci anche noi, in Italia abbiamo lo stesso tema politico da affrontare, accidenti -, in un attacco durissimo al governo uscente, in una forte assunzione di responsabilita’ nei confronti del Partito e della sua unita’. Una promessa di vita, quella che Obama porta con se’. E noi con lui, nella speranza che sia mantenuta, in occasione del voto di novembre, e nei prossimi quattro anni di una presidenza che ci auguriamo molto migliore di quella che termina oggi (per riprendere le parole di Obama e la sua una curiosa e forse involontaria citazione ‘rovesciata’ del discorso di addio di Margaret Thatcher). Corri, ragazzo, corri. E vinci, perche’ ne abbiamo bisogno.
Leggevo ieri l’altro sulla Stampa un’incredibile intervista al ministro Prestigiacomo sulla scuola del Sud, in cui si tentava una replica non offensiva alle opinioni dell’altro ministro, quello della Scuola, sugli insegnanti meridionali. E Prestigiacomo ha ripetuto piu’ e piu’ volte, in quell’intervista, che Gelmini e’ donna di buon senso. Gia’. Il buon senso. Che viene continuamente evocato. Proprio in questi giorni pensavo che il mondo si divide in due. C’e’ chi si affida a un presunto buon senso, e chi pensa che ci voglia cultura, nel (buon) senso esteso del termine. Gelmini e’ una donna di buon senso. Appunto.
E’ tutto molto Magris oriented. Il tramonto a est, per dire. Oppure la fine dell’estate accompagnata dai segnali di vita che arrivano da ogni confine. Luoghi comuni. Rovesciati, pero’. Sto per tornare, questa e’ la verita’. E non riesco a trovare le lettere accentate su questa tastiera. E ricorro agli apostrofi. Elisioni e pero’ collegamenti. Pieni e vuoti, nell’estate della memoria. Ho finito Io non ricordo, ed e’ probabilmente il capolavoro dell’anno, anche se troppo forte e incredibilmente vicino ai libri di Safran Foer. Probabilmente l’autore non si ricordava che fossero stati scritti. Comunque. Anche ad Isidora, il luogo mitico dove e’ possibile dimenticare ed essere felici, si accede attraverso una sorta di apostrofo collocato sulla crosta terrestre. Ecco il senso dell’apostrofo. In un’isola che per raggiungerla ho dovuto viaggiare come se stessi andando nel Pacifico (treno, pullman, aliscafo, quasi quindici ore di viaggio, per ridurre sia l’anidride carbonica che i giorni effettivi di vacanza). Mi sento un po’ come il nanetto di Amelie. Ecco. L’ho detto. E vi saluto.
Sono a Fiume. C’è il wireless in tutto il centro storico. Cose che succedono in Croazia. L’Italia è lontana… P.S.: leggete Sofri su Repubblica. Un grande articolo su Pd e politica.
Obama lancia i giovani, si leggeva ieri sulla Stampa (ripresa anche qui). Ci stanno pensando anche da noi? Anche noi avremo i trentenni a capo del Pd? Sì, ciao. Noi abbiamo la Biden generation. Già.