Come Fonzie
La Giunta regionale non si ricompatta. Anzi. Oggi Paragone (si chiama così, giuro), direttore della Padania, attacca Abelli (grande avversario della Lega in Giunta) accusandolo di essere sì l’assessore alla famiglia, ma in particolare della sua, riferendosi all’incarico del figlio in un ospedale pavese. Abelli reagisce male e risponde duramente all’inchiesta della Padania. Nel frattempo Cè sembra sempre più come Fonzie, che non riusciva proprio, nemmeno sforzandosi, a pronunciare la parola “scusa”. E la crisi va avanti e tutto sembra essere avviato verso una escalation. Gli Happy days del governo regionale sembrano proprio finiti…
Bollito misto con mostarda. Il menu della nostra cena, quella democratica
Venerdì 30 settembre: la contro-cena democratica di Arcore vi attende con un menu in tema con la situazione politica del Paese: piatto forte della serata sarà il bollito misto con mostarda (alla Luttazzi) che bene sembra rappresentare l’attuale situazione politica. Interverranno Riccardo Sarfatti e Giuseppe Benigni, capogruppo dei DS in Consiglio regionale. L’appuntamento è in Villa Borromeo alle 20.00, poi ci si trasferirà presso il locale circolo Arci alle ore 21.00, per una conferenza dei consiglieri regionali dell’Unione. Inutile aggiungere che siete tutti invitati.
Le cene ad Arcore e la fine dell’impero
Questa storia delle cene ad Arcore è esemplare del clima che si respira nel centrodestra italiano. L’ennesima finanziaria ammazza-Comuni, il progetto della devolution brandito come una clava, la riforma elettorale a misura di Cdl sono gli ultimi gravi segnali di un ceto politico allo sbando, che cerca soltanto di sopravvivere a se stesso e di non perdere il potere. Una situazione che si riflette perfettamente nella vicenda Cè in Regione e che ricorda scene da basso impero, con il reuccio che invita a cena i suoi e, in un clima tra il crepuscolare e il frenetico, impartisce le ultime direttive, prima di passare alla cetra. L’unica risposta possibile – oltre alla partecipazione della controcena di venerdì organizzata dall’Unione – è far notare a Romolo Silviolo che se preferisce la propria casa alle sedi istituzionali, a noi va benissimo. Infatti dal 2006 la nostra idea, ormai condivisa dalla maggioranza degli italiani, è proprio quella di lasciarlo a casa. Libero di invitare amici e di discutere di quello che vuole, senza la pretesa che le chiacchiere da triclinio diventino programma di governo.
Venerdì 30 settembre a partire dalle ore 20.00 i Democratici di Sinistra vi invitano a partecipare alla cena ombra sulla crisi regionale lombarda presso la villa Borromeo di Arcore. Berlusconi e Bossi si troveranno alla stessa ora a discutere della crisi Formigoni-Cè presso la villa San Martino, nell’ormai tradizionale appuntamento in cui si discute – impropriamente – dei destini della Regione e del Paese. A due passi, presso la villa comunale di Arcore, Riccardo Sarfatti e i consiglieri dell’Unione, subito dopo la cena, racconteranno le ragioni di una spaccatura che dura ormai da un mese e paralizza i lavori della Regione. A sei mesi sei dalle elezioni solo peppole e prispoloni nel menu della Giunta, che non ha ancora approvato le delibere programmatiche e di ambito economico-finanziario. L’Unione preme perché si affrontino i problemi sempre più urgenti di una Lombardia che chiede risposte e soluzioni. E si trova di fronte al terzo, desolante mandato di Formigoni.
La recensione di Alessandra Camellini: “Il delpierismo è una condizione esistenziale. Non c’è dubbio. Ed è anche una condizione permanente, nella quale sei sempre costretto a dimostrare qualcosa, devi sempre fare qualcosa di sensazionale, e spesso ti capita il contrario”. E di contrari ne son capitati parecchi al fuoriclasse juventino con cui Giuseppe Civati, al suo esordio narrativo, si diverte a costruire un discorso a distanza, affidandogli il ruolo di alter ego del protagonista del suo romanzo: Alex, un giornalista sportivo di terra ligure alle prese con la sua lucida ossessione nei confronti del bomber bianconero. E’ da un’atmosfera sospesa nello stupore infantile che prende avvio il racconto: una spiaggia del Levante, sabbia, palloni e muretti; un bambino che guarda i grandi e i grandi che disegnano un mondo fatto di storie che parlan di donne e di traverse, di numeri e di traiettorie, di acciacchi e di grandi imprese. Sono gli Accademici, i veri protagonisti di un racconto leggero e divertente narrato da un Alex ormai trentenne che, nonostante la professione, conserva la stessa visione magica del gioco che gli trasmisero i maestri: i gemelli Omero e Clavicola, profeta di risultati il primo, esperto di infortunistica sportiva il secondo; lo Statistico, archivio vivente di tutta la storia del calcio; Colore, fine conoscitore dell’araldica sportiva e dei segreti delle maglie d’ogni tempo e poi l’Osvaldo, che arriva dal mare e porta con sé mille favole da raccontare. E dalla magia all’ossessione, sembra un po’ questo il Leitmotiv del romanzo, il passo è breve, soprattutto se l’incanto finisce per concentrarsi e riversarsi tutto su un solo oggetto; o meglio, su un solo giocatore: Del Piero, appunto, che Alex sente vivere dentro la sua pelle in un curioso gioco di immedesimazione lucida eppur ineluttabile. Lui sbaglia un gol, e il nostro Alex fallisce un appuntamento romantico; e pure al contrario, quando il nostro è felice, anche l’attaccante bianconero si conferma in gran forma. Come spezzare l’incantesimo? E’ la domanda che il protagonista si ripete, in una narrazione in forma di diario che ci addentra nell’intimità dei pensieri del vero Alex, quello che la storia non la farà, ma dovrà invece raccontarla nei suoi articoli sportivi. La soluzione c’è, e sta nel titolo: bisogna svelare il segreto di Alex. Solo così l’arcano sarà rotto e la magia, forse, restituita ai legittimi proprietari: quei vecchi accademici che, minacciati dalla cementificazione del loro piccolo paradiso, si trasferiranno in Argentina per continuare a sognare il loro mondo di poesia.
Parte in grande stile la campagna per le elezioni primarie del centrosinistra in Brianza. 12 sedi di seggio a Monza, in ogni quartiere della città, e un seggio in tutti i Comuni della Brianza. In totale i seggi sono 100, quasi un record. Personalmente mi candido a coprire il seggio di Correzzana, un Comune di 2000 abitanti, per dare un segnale: la politica riparte dalle comunità e la volontà di tutti (ma proprio tutti) gli elettori. Questo è del resto il senso delle elezioni del 16 ottobre in cui si sceglierà il candidato premier del centrosinistra e si darà un grande messaggio di partecipazione democratica. Che parli all’Unione e a tutto il Paese.
Un post-it rivoluzionario
Per le elezioni primarie voterò e farò votare Romano Prodi, con l’entusiasmo del 1996. E questo è molto ed è sicuro. Devo però riconoscere a Fausto Bertinotti che la sua campagna elettorale – con la ripresa di quel «rapporto sentimentale con il popolo-nazione» di gramsciana memoria e una buona dose di creatività – deve far riflettere tutto lo schieramento. Soprattutto per quanto riguarda la questione, decisiva, della redistribuzione dei redditi. Voto per Prodi, dunque, ma conserverò un post-it di Bertinotti. Nella speranza che sia un bigliettino di legislatura e che non si stacchi prima dei cinque anni…
Primo voto
Le primarie costituiscono una grande occasione di partecipazione democratica. Per la prima volta, oltre ai neodiciottenni che si recheranno per la prima volta al seggio proprio per scegliere il candidato premier dell’Unione, le urne saranno aperte anche ai cittadini stranieri residenti in Italia da più di tre anni. Credo che sia un fatto importante e significativo. Per questo invito tutte le organizzazioni di partito a promuovere le elezioni primarie del centrosinistra anche presso i luoghi di ritrovo e di socializzazione degli stranieri che vivono nelle nostre città. La loro partecipazione arricchirà il significato del voto e darà un senso ulteriore all’appuntamento del 16 ottobre. A Monza lo faremo con una comunicazione ‘dedicata’ e una campagna ad hoc nella speranza che quanto accadrà per le primarie possa accadere presto per le elezioni amministrative e che l’estensione del diritto di voto a chi paga le tasse e vive con noi sia uno dei punti prioritari del programma dell’Unione.
La città delle piazze
La promozione delle piazze che Monza ha salutato oggi con tante manifestazioni è una iniziativa stupenda e perfettamente coerente con il programma elettorale del 2002. Avevamo promesso che avremmo rivitalizzato le piazze esistenti e ‘inventate’ di nuove, in ogni quartiere. E’ successo con piazza San Paolo, piazza Carrobiolo, la nuova piazza di San Rocco, la piazza di Sant’Albino, la piazza Castello e quella lungo viale Libertà, nuovi spazi per la socializzazione e l’incontro delle persone, già realizzate o in via di realizzazione. E’ succederà con la piazza per eccellenza, quella piazza Trento e Trieste da tempo immemorabile ‘ridotta’ a parcheggio, che diventerà una superpiazza pedonale, collegata con piazza Carducci, piazza Roma e, ancora, piazza San Paolo, consentendo la pedonalizzazione di un’altra grande parte della città.
L’Italia è il Paese delle piazze e lo si ripete spesso. E’ bello scoprirlo anche a Monza, soprattutto per chi alle piazze c’è affezionato in un modo particolare: ricordi, pensieri, emozioni. Di quella volta di tanti anni fa a Lucca, in quell’incredibile piazza dell’Anfiteatro a pensare al futuro con una persona che non dimenticherò, oppure la piazza Roma della vittoria del 2002 e, ancora, la piazza del Duomo, qui, a Monza, una sera fredda, sotto la neve…
Formazione professionale: Guglielmo dov’è?
Mentre in Regione impazza da mesi la crisi dei rapporti politici, il sistema della formazione professionale – una delle voci più importanti del governo regionale – sta attraversando una crisi drammatica. I 254 esuberi dichiarati dall’associazione che raccoglie i principali operatori ci dice che è fondamentale intervenire subito, per far fronte all’emergenza occupazionale e, nello stesso tempo, per ridare fiato a un settore nel quale – grazie soprattutto agli accreditamenti facili – è stata spesa in questi anni una cifra clamorosa (1,6 miliardi di euro). Grazie al buongoverno di Formigoni le risorse si stanno esaurendo e non si sa bene cosa accadrà nel 2007, quando i fondi europei diminuiranno sensibilmente. L’assessore competente Guglielmo sembra non volersi far carico del problema e finora non ha attivato le sedi di concertazione con le parti sociali né ha detto in che direzione intende muoversi. Nel frattempo, lo ha fatto l’Unione, incontrando i sindacati e avanzando proposte concrete. Perché come ha detto Cè, criticando Formigoni, preferiamo una «logica di servizio» a una «logica di potere»…