Oggi appuntamento alla Camera per chiedere – da parte di un fronte molto esteso – che la legge sul consumo di suolo sia finalmente discussa in Parlamento.

Le resistenze attraversano la maggioranza e anche la parte destra delle opposizioni. Sette, otto mesi per avere la posizione del governo sugli emendamenti, per dirne una.

Del resto, fin dai tempi di Fiorentino Sullo, è su queste cose ritenute (apposta) secondarie che cambiano i ministri e cadono i governi.

Mario Catania iniziò da ministro quattro anni fa. Correva l’anno 2012. Alle elezioni del 2013 molte forze politiche che si sono presentate (Pd, Sel e 5stelle) avevano nel loro programma una nuova legislazione sul consumo di suolo.

Lo stesso premier si rappresenta da anni come campione assoluto della disciplina. Di tutto questo slancio si è persa quasi ogni traccia.
È il caso di ricordarlo alle cittadine e ai cittadini. E anche alle parlamentari e ai parlamentari. Il testo è debole e parziale. La nostra richiesta (comune) è di poterne discutere. In Parlamento. Che ci pare il minimo.

Con lo Sblocca Italia la maggioranza ha imboccato la strada del passato, verso un’Italia che non avremmo voluto vedere più. Con questa legge – soprattutto se corretta in alcuni passaggi fondamentali, che il lavorio di questi anni ha molto peggiorato – si aprirebbe una porta sull’Italia del futuro.

Perché sia chiaro: una buona legge sul consumo di suolo vale come una legge di stabilità. Perché cambia il modello di sviluppo, restituisce centralità a un modo contemporaneo di concepire l’edilizia (in crisi, ma non certo per colpa della legge rinviata irresponsabilmente per tutta la durata della crisi), consentirebbe infine di investire in efficienza energetica e risparmio dei consumi.

Un cambiamento epocale, per una volta davvero.

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