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Con serietà ed irriverenza: il viaggio di Ilda

Il commento, fantastico, di Ilda vale il viaggio che abbiamo fatto insieme. E che prosegue, prosegue, prosegue.


Comunque vada, avremo vinto noi. Soprattutto se lunedì saremo capaci di continuare il viaggio. Con serietà ed irriverenza. E scarpe comode per stare sui marciapiedi guardando il cielo.

Finisce qui, anzi no: il viaggio è appena iniziato

Un lungo viaggio, come in un rapido piano sequenza, da gennaio in poi, per dieci lunghi mesi. Un viaggio che mi ha portato dalla Carovana del Pd, alla piazza milanese per la Costituzione (sotto un’acqua che Dio la mandava, avrà pensato qualcuno), a Sanluri con Soru e Veltroni, a Roma per non votare Franceschini (già allora, non me ne voglia), passando per un curioso sondaggio e l’intervista a Curzio Maltese, e poi a Piombino, al Lingotto, a Negrar con Ignazio e con i Sottomarini… e in non so più quante province, da Verbania a Santa Maria a Vico (Caserta), da Napoli con Antonio Bassolino a Montebelluna (Treviso) da Laura Puppato. Il confronto dell’Ortica e i ragazzi di Valeggio, Stefano e gli altri a Reggio Emilia, a Livorno con il «futuro dei nostri figli», a Bologna con Debora, a Firenze con Matteo (Renzi) e poi Gianni (Cuperlo) e Simone (Siliani), Lugano e Zurigo (e Parigi, qualche tempo fa), una bella serata al Tombon, a Milano, la Festa a Genova a parlare di Obama. E, ancora, la Roma de iMille con Ivan e Marco, la Sardegna dei Simone (Campus e Rivano) e di Roberto (Spina) e Selma (Bellomo), un viaggio nel Nord, da Torino a Trieste (con Marta Meo, Alessandro Turci e, soprattutto, Giovanni Damiani, il vero Gorilla), un libro sul Pd e uno sugli stranieri (e uno scritto con Mattia e dedicato a Facebook, che non c’entra, ma c’entra…). E le persone (di persona!) Enzo e Samuele a Torino, Sergio a Roma, Enrico a Bologna, Roberto a Rimini, Francesca e Grazia dappertutto, Andrea e Livio a Varese, Federico alla Spezia, Manuela a Ravenna, e Lucrezia, Fausto e Marco "dalle mie parti". E Armando e la sua giornata politica, e Elio e Monica a Lissone. E Miriam, che c’è sempre. E tutti gli altri che non voglio dimenticare, perché lavoreremo ancora insieme, nei prossimi mesi, come sempre.
A volte sono sembrate ‘sediarie’, le consultazioni tra gli iscritti, tese e competitive, e noi – socratici – a fare da forza di interposizione. Ci siamo sempre sottratti alle polemiche, alle asprezze di un confronto tra persone più che tra idee, cercando di riportare le ‘cose’ al centro del dibattito. In un (piccolo) mondo (antico) di già schierati, a volte di ringiovaniti, dove addirittura qualcuno si è messo a teorizzare il vecchismo (perché il nuovismo andava rifiutato: infatti il ‘nuovo’ si è visto pochissimo).
Un viaggio tra gattopardi (da rovesciare) e blog che crescono, decine di Eurostar e Autogrill in quantità, nell’Italia profonda, da Grumello del Monte a Tortona, da Pontelagoscuro all’Aquila, da San Giuliano a Padova, dalla Festa di Verona a quella di Triuggio, da Limbiate a Pistoia. Con la tappa di Barbiana, il giorno del mio compleanno, a dare un senso profondo a questa storia, il senso che questa storia ha per ciascuno di noi.
Nucleare, precariato, cittadinanza, diritti: tutte cose di cui abbiamo parlato, fino a tarda sera, con parole nuove e la passione d’altri tempi. E le energie, sempre rinnovabili, di chi vuole cambiare sul serio.
Per le strade del Pd, ho chiamato questo viaggio. Del resto, il proverbio più conservatore di tutti i tempi recita: «Chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa che cosa lascia, non sa che cosa trova». Per il Pd vale a metà, perché in questo caso sappiamo cosa lasciamo e abbiamo avuto modo per documentarci sulla via nuova. E possiamo solo migliorare, visti i risultati degli ultimi tempi. D’altra parte, non abbiamo davvero nulla da perdere, né il Pd, né la mozione che rappresento, s’intende: se vince, vince. Se arriva sulle altre posizioni del podio, dà un contributo straordinario, come ha fatto in questi mesi. Non abbiamo posti a cui rinunciare in un caso, non sentiamo la necessità di quelli che potrebbero esserci, nell’altro. Credo che questo, in un partito, sia il voto utile, non fare il ‘mucchio’ delle preferenze. A noi interessano certamente i numeri, ma ci interessa soprattutto la via che il Pd vorrà seguire e che vorremo seguire anche noi. Un cartello indica la direzione: il futuro. E, come dicevano le vecchie guide turistiche, vale, per una volta, la deviazione. Anzi, vale proprio il viaggio. Grazie per averlo fatto con me, in tanti, tantissimi. Grazie per averci creduto e perché, ancora, nonostante tutto quello che è successo e ancora succede, ci credete ancora. Grazie perché siamo in un Paese che può fare meglio. A cui serve un Pd, quel Pd che non è mai stato come avremmo voluto. E che invece può essere molto simile ai nostri desideri. Se solo lo vorremo. Uno per uno e tutti insieme, «di persona, personalmente», come dice Catarella, il vero teorico delle nostre azioni. E alla fine, comunque vada, avremo vinto noi.

Un saluto caro dal vostro affezionatissimo

pippo

Le quarantaquattro stagioni

Armando rimane il protagonista assoluto del Congresso del Pd. L’altra sera, però, a Padova, si diceva, «basta con gli uomini per tutte le stagioni». In questo lungo Congresso, di stagioni ne sono passate già tre (quando abbiamo iniziato era primavera). E se si pensa a quante ne sono passate da quando è iniziata la storia dell’Ulivo, con i personaggi di allora che sono ancora parecchio attuali (quelli “sempre in prima fila”, come gli abbonati Rai, che abbiamo visto alla Convenzione nazionale dell’altra domenica), di stagioni ne sono passate quarantaquattro. Forse di più. E i protagonisti sono sempre gli stessi. In effetti, il ricambio è un argomento da lasciar perdere.

L’alternativa di Marco

Congresso dei Circoli Aporti e Cittanova a Cremona. Buona la partecipazione: ci sono anche Gian Carlo Corada e Deo Fogliazza (quest’ultimo con la sigla inedita degli “Ulivisti per Bersani”). Ottimo intervento di Gigi Rotelli, mi dicono, perché io arrivo tardi, a causa di una catena di incidenti che bloccano il traffico sull’A1 (tre, come le mozioni). Marco Pezzoni prende la parola dopo la strategica pausa-panino e tira fuori un bel documento contro il nucleare, contro il «neo-centralismo» che impone dall’alto la costruzione delle nuove centrali. Una battaglia da condurre in ragione di «motivi ambientali, di sicurezza e di salute», ma soprattutto «per motivi economici e sociali, in quanto ogni nuova centrale costerà una volta e mezzo il ponte di Messina, sottrarrà risorse finanziarie ai distretti industriali e alla rete delle imprese, creando pochi nuovi posti di lavoro». Pezzoni ha centrato l’argomento: il nucleare è per pochi, l’efficienza energetica e le rinnovabili per tutti. Non so se l’ordine del giorno sia stato votato dall’assemblea, ma è proprio per questo che alcuni di noi si battono contro la svolta (?!) nucleare. E non solo perché Cremona è molto vicina a Caorso, per capirci.

La giornata di Armando

Congresso del Circolo 3 a Monza. Armando interviene per raccontare la sua giornata di pensionato. Va a comprare il giornale e quasi quasi si mena per un commento su B. Va dal parrucchiere (meridionale, fa notare lui, antico monzese), che ce l’ha con gli stranieri. Al pomeriggio, va a fare la spesa, sente parlare tra loro le cassiere, una dice all’altra: «sono tre ore che devo andare in bagno». Armando, solidale, interviene, dicendole di andare e che è una vergogna non avere il permesso di fare la pipì. La cassiera ringrazia, ma aggiunge: «se penso a tutti quegli statali che non fanno niente dalla mattina alla sera». Armando, con la sua giornata-tipo, ci richiama al vero senso del Congresso del Pd. Quello di andare a discutere con le persone, cercando di interpretare questi luoghi comuni e, dove è necessario, di rovesciarli. Perché noi non dobbiamo misurarci con Bersani o Franceschini o Marino. Dobbiamo misurarci con gli elettori. Giusto. Iniziamo il 25 ottobre, con le nostre primarie. E poi dedichiamoci a loro (di noi abbiamo parlato fin troppo).

Per le strade del Pd. Verona, 7 agosto: per essere credibili bisogna crederci

Chi mi ha introdotto stasera a Verona, ha parlato di libertà e passione. Che poi uno dice: siamo alla solita retorica, niente di nuovo, sono tutti uguali. E, invece, “invece no”. Perché per essere credibili, bisogna essere precisi, documentati, generosi, capaci, ma bisogna soprattutto crederci. Essere convinti delle cose che si fanno, essere interpreti di qualcosa che si vive e non solo si è sentito dire. E allora sogno un Pd di movimento, capace di lanciare delle sfide politiche e culturali, sulle cose che le persone sentono, vivono: sulle cose in cui le persone credono. Perché è lì che sta gran parte del problema. Nel creare soluzioni tecniche, ma nel saper rappresentare le sfide che ci stanno di fronte: quelle dell’economia, del lavoro, della casa, della ricerca, dell’ambiente e della costruzione di una società in cui le persone si rispettino e siano rispettate. Perché il rispetto e la credibilità vanno di pari passo: pensate alle promesse, agli impegni, alla coerenza, al coraggio. C’era tanta gente a Verona, anche se erano le sette del sette (e rischiavamo di essere proprio sette). Ma è il clima, soprattutto, che mi piace. Un clima di apertura e di attesa, come se la frustrazione, per molti, si fosse rovesciata nella possibilità di crederci ancora. Di crederci. Appunto.

Per le strade del Pd. La Spezia e Ortonovo, 6 agosto: là dove le cose cambiano

Prosegue il viaggio alla Rumiz (si parvissima licet) tra i circoli e le feste del Pd. Gli spezzini sono marini, ed è quasi una tautologia. Nell’incontro a Ortonovo il sottomarino ha “toccato il fondo” delle questioni: che la sinistra e il Pd devono stare dove cambiano le cose. Per interpretare il cambiamento, per rilanciarlo, per dare una lettura finalmente compiuta dei fenomeni che riguardano la vita delle persone e la società nel suo complesso. Il ritorno alla realtà (e «alle cose stesse», verrebbe da dire) passa proprio dalla capacità di comprendere le trasformazioni: la crisi, il lavoro, l’intercultura. Tutti temi che dobbiamo affrontare con sicurezza (altra parola della politica di oggi da saper valutare) e che devono diventare la cifra della nostra proposta politica. Perché la sinistra deve stare dove c’è il cambiamento. Altrimenti, le consigliamo vivamente di tornarsene a casa. P.S.: stasera a Verona. Le puntate precedenti le trovate qui.

Per le strade del Pd. Pistoia, 5 agosto: la visita di Karl

Non è uno dei tanti turisti tedeschi che attraversano la Toskana di questi tempi. Si tratta proprio di Karl Marx, ieri sera in visita alla Festa del Pd di Pistoia. Si è presentato, il Nostro, con le fattezze di un maturo senatore, portando con sé l’undicesima (e ultima) Tesi su Feuerbach (sempre di attualità): «I filosofi hanno soltanto diversamente interpretato il mondo, il punto però è di cambiarlo». Perché il Congresso del Pd sembra ridursi, nei dibattiti di queste settimane, soprattutto all’elencazione dei problemi. E al lungo riepilogo di errori e mancanze di cui tutti (ma proprio tutti) sono stati protagonisti. Molta analisi, parecchia autocritica, poche proposte, pochissime soluzioni. Bisogna cambiare passo. Altrimenti finisce che ci ritroviamo a novembre senza una direzione di marcia, senza un progetto politico definito, senza avere altro da dire che le cose non vanno. E per quello non ci voleva un Congresso: era sufficiente estrarre a sorte un iscritto e dargli la parola. E avrebbe detto le stesse cose. Chissà se riusciremo a convincere Karl a partecipare alle primarie (se, cioè, dopo tre mesi di ‘interpretazioni’, sarà ‘cambiato’ qualcosa…).

Per le strade del Pd. Pistoia, 5 agosto: una (giovane) promessa

Sono a Pistoia, e tutte le volte che la visito mi sorprendono le sue piazze e il reticolo di vie che le collega, dove mi perderei per tutto il pomeriggio, se il termometro all’angolo non indicasse la temperatura di 36° all’ombra. Devo ammetterlo: il Grand Tour politico che mi sta portando attraverso i circoli e le feste del Pd si sta trasformando in una grande occasione turistica. Quasi quasi fondo la corrente dei Turistidem e vi saluto. Mi tocca però lavorare anche oggi: mi attende un dibattito sul rinnovamento tra giovani promesse del nuovo Pd. Un tema che va rinnovato: propongo che il prossimo incontro sia interpretato da esponenti del Pd e della sinistra a prescindere dal dato anagrafico. Anzi, più anziani sono, meglio è. Mi piacerebbe che di rinnovamento parlassero le persone che lo hanno praticato, che hanno “rotto lo schema” almeno una volta nella vita, che sono state anticonformiste, almeno in gioventù o in una crisi di mezza età. Altrimenti diventa una discussione vuota, con i giovani paladini del rinnovamento – compreso il sottoscritto – che fanno la figura degli ambiziosetti che vogliono solo farsi spazio nei famosi organigrammi. Con formule del tutto simili a quelle già praticate in passato. Il rinnovamento riguarda le parole e le cose, lo stile, la libertà di pensiero, la capacità di entrare in relazione con i cittadini e con gli elettori. Non solo la carta d’identità. Stasera cercherò di dirlo, facendo una (giovane?) promessa: al prossimo dibattito mi presento accompagnato dai genitori. Scherzo, ma anche no.

Per le strade del Pd. Rimini, 3 agosto 2009: il Rubicone al rovescio

Andando a Rimini sul treno regionale che mi porta a far visita alla nostra ‘rete’ locale, guidata dal mitico Roberto Maldini, e dai ragazzi di San Vito (una vera Under 21 sottomarina), il capotreno annuncia la stazione di Savignano al Rubicone. Non c’è alcuna megalomania: ho solo pensato che il Rubicone lo stessi attraversando nella direzione opposta, in senso inverso rispetto a Roma. Verso i cosiddetti ‘territori’. E la cosa, vi dirò, mi ha confortato. Anche perché, oltre ad attraversare il Rubicone all’incontrario, mi pare di poter dire che è proprio il caso di gettare l’alea (in ogni senso) e di trovare finalmente una posizione e un profilo chiaro al Pd. E non la pensano così solo a Rimini. La pensano tutti quelli che ho incontrato, anche Andrea Orlando, bersaniano in versione light con cui mi sono trovato spesso d’accordo nell’incontro organizzato da Luciano Nobili alla Festa democratica di Roma di domenica. Ora però torno sui miei passi (in questo caso, si tratta di passi appenninici) e sarò domani a Pistoia. Il viaggio continua.