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La Catalogna è verde (speranza)N

atàlia mi segnala questa bella notizia dalla Catalogna.
Il Parlamento della Catalogna approva la norma che permetterà al governo catalano di accreditare l'integrazione degli immigrati come elemento per richiedere la cittadinanza. La Generalitat della Catalogna certificherà l'integrazione degli immigrati residenti in Catalogna – anche quelli irregolari – affinché questo documento possa essere utilizzato per richiedere la cittadinanza in base alla residenza. A firmare la legge sono stati quasi la totalità dei partiti presenti nel parlamento (l'87%) escluso il Partito Popolare e il gruppo misto.
La Catalogna diventa così la prima autonomia (regione) della Spagna ad avere competenze in materia d’immigrazione e cittadinanza. Si tratta della prima legge di questo genere nell’Europa del Sud. D’ora in poi gli immigrati riceveranno un certificato ufficiale dopo aver realizzato un corso di formazione di prima accoglienza, che comprenderà la lingua catalana e la conoscenza della società e dei diritti e dei doveri del paese dove sono e che determinerà la loro integrazione permettendo loro di accedere alla richiesta della cittadinanza per residenza. Gli obiettivi della norma sono di promuovere l’equilibrio tra diversità e coesione sociale, per riuscire a creare un solo popolo, senza comunità parallele e situazioni di diseguaglianza.
Per la realizzazione della legge si metteranno in campo 22 milioni d’euro durante il 2011, che consentiranno la creazione di un servizio di prima accoglienza presente a livello locale/comunale. Questo servizio lavorerà non solo per migliorare l’autonomia degli immigrati che sono già presenti sul territorio ma anche di quelli che arriveranno in ragione del ricongiungimento familiare, offrendo loro un servizio nei territori di origine. 

P.S.: fino a ieri la Catalogna costituiva un vero e proprio modello per la Lega. Da oggi, probabilmente, non lo sarà più…

Oltre mare/2

Barcelona è la mia seconda città (e il Barça la mia seconda squadra, per capirci). Per questo ho deciso che prenderò parte allo Sbarco. Le Brigate Internazionali, questa volta, vengono da noi.

«Berlusconi con la barretina»

Non poteva non arrivare in Italia la notizia che il presidente del Barcelona (nel senso della squadra di calcio) intenderebbe candidarsi alla presidenza della Generalitat (nel senso della regione catalana). Per ora, i partiti locali l’hanno presa male (un po’ di «serietà», non abbiamo bisogno di «messia») e qualcuno ha azzardato l’ovvio paragone (la barretina la trovate qui).

Omaggio alla Catalogna: il padano ligure


Vado a Barcelona a studiare alcune cose che vi racconterò. Prima di partire, ripasso un episodio. I leghisti avevano invitato il presidente del Parlamento catalano a Milano, all’inizio di dicembre, per farsi raccontare il federalismo fiscale dalla viva voce di uno dei suoi protagonisti. A un certo punto dell’incontro, una consigliera di minoranza ha chiesto come affrontano, in Catalogna, le politiche dell’immigrazione e dell’integrazione. E all’improvviso è sceso il gelo sugli esponenti leghisti. Perché la Catalogna è inclusiva, ha servizi avanzati. E Ernest Benach i Pascual ne ha parlato con orgoglio. Lo stesso con Bossi, a cena, quando Benach ha espresso una personale preferenza per Fini. E Bossi ha spiegato che prima si fa la Padania, poi si dà il diritto di voto agli stranieri. Proprio così.

Da Il Giornale, 2 dicembre 2009:

«Qui i musulmani sbatteranno sempre le corna» profetizza Umberto Bossi, che tra il referendum sui minareti e la visita al presepe del Comune di Milano sembra prendere sul serio il ruolo di difensore dei cristiani assediati dagli infedeli. Novello Calvino [?] lombardo, fonde religione e politica a tavola con il presidente del Parlamento catalano, l’indipendentista di sinistra Ernest Benach in visita all’assemblea regionale lombarda e poi al sindaco di Milano, Letizia Moratti. Ad accoglierlo lunedì sera, in una sala riservata dell’Hotel Gallia, proprio il Senatùr, che durante la cena (portate rigorosamente lombarde) ha discusso con lui di immigrazione e rapporti con l’islam. [...] Posizioni non vicinissime, messe a confronto con tanto di traduzione ufficiale. Benach (lo ha raccontato in consiglio regionale) ha tra i ricordi più cari l’emozione di essere entrato in una scuola dove gli alunni erano marocchini e rom e tutti parlavano catalano. Così, addentando l’ossobuco di fronte a Bossi, si lascia andare a un elogio del presidente della Camera italiana: «Mi ha colpito il discorso di Fini sul voto agli immigrati. Noi siamo per la teoria dei diritti e dei doveri». Bossi replica senza timore di causare incidenti diplomatici. [...] Ed ecco le tappe dell’integrazione secondo Bossi: «Prima i doveri. Quando la Padania sarà diventata una nazione Stato magari gli daremo il voto anche noi». Magari. In futuro. Oggi l’eroe di Umberto Bossi si chiama Marco d’Aviano. Il frate cappuccino del Seicento, santo per volere di Giovanni Paolo II, annovera tra i tanti meriti spirituali l’aver fermato l’avanzata dei Turchi nella battaglia di Vienna del 1683, combattuta con la spada e con la croce. «Stiamo preparando un film su Marco d’Aviano» racconta Bossi [...]. «La cavalleria padana ci salvò dai musulmani, fu un altro Undici Settembre». [...]. «Qui i musulmani sbatteranno sempre le corna» insiste Bossi, che nei giorni scorsi era scivolato in una previsione fosca: «Se facessero un referendum in Italia, andrebbe male anche alle chiese». [...] Quando arriva in tavola il panettone farcito alla crema zabaione, si accende la battaglia tra nazioni aspiranti autonome su Cristoforo Colombo. Nonostante il navigatore non sia proprio l’esempio dell’eroe indipendentista, Benach si interroga scherzoso: «Era padano o catalano?». Bossi non ha dubbi: «Era un padano ligure». Al servizio della causa cristiana.

Il mio viaggio inizierà dalla statua di Cristoforo Colombo, il padano ligure (sic) che ha aperto la via delle Indie. Già. E sarà l’occasione per affrontare un modello di governo da cui trarre ispirazione per la prossima campagna elettorale. Un mandato esplorativo, dice qualcuno. Proprio così.

P.S.: preciso, per i soliti buontemponi, che mi pago «di persona, personalmente» viaggio e permanenza.

Centocinquantallora

Qui e qui alcuni dati sull’aumento delle emissioni all’aumentare della velocità dei veicoli. Ecco cosa succede a Barcellona (un sistema a velocitat variable che modifica la velocità in funzione dell’inquinamento, della congestione, degli incidenti e del clima. Come sempre, in Italia, siamo più avanti. Già.

¡Bicing!

Aggiornamento sul servizio a noleggio della città di Barcellona. E’ impressionante il numero di biciclette in circolazione. Bicing funziona (la pubblicità ne parla come del nuovo servizio di trasporto pubblico della città, e specifica: il tuo). Lo vogliamo anche a Milano. Contro l’inquinamento servirebbe più dell’Ecopass. E’ il caso che qualcuno ci pensi.

Tampoco el Barcelona

Che settimana. Anche il Barcelona è uscito dalla Champions. Almeno ha lottato, cosa che è capitata raramente quest’anno. Depressione nei bar e nelle granjas locali. Sarà per la prossima temporada.

Coincidenze

Mentre a Roma i ‘noir’ invadono il Campidoglio, a Barcellona, città democratica e socialista, l’amministrazione comunale libera un altro colle (il Montjuïc) da un monumento del Caudillo. Preferisco stare qui, almeno per un po’. P.S.: El País titola: Los posfascistas ganan en Roma. Per dire.

Pensando a Carme: per una maternità consapevole

Avevo già avuto occasione di parlare di lei, la mia preferita nel Psoe (è capolista del Psc a Barcellona). Ora credo che possiamo prendere Carme Chacón quale simbolo della campagna in Spagna, ma anche in Italia.

L’ateo devoto e militante Giuliano Ferrara è sceso in campo quale protagonista quanto mai discusso della campagna elettorale. Come negli Usa nel 2004, la scelta di introdurre nel dibattito e di stampare addirittura sul simbolo di una lista (e che simbolo!) una questione così delicata e sensibile è un modo fin troppo dichiarato per dividere il Paese con finalità eminentemente elettorali. E’ tutto molto strumentale, a cominciare dallo slogan "Aborto? No, grazie" che non solo banalizza al limite del ragionevole la questione, ma falsifica il vero interrogativo. Certo che "Aborto? No, grazie", ci mancherebbe, ma la domanda – quella domanda – non può essere posta in modo astratto e formale, bensì nel contesto complesso e drammatico in cui si pone alle donne in un determinato momento della loro vita (del resto, pare che lo stesso Ferrara l’interrogativo che trova ospitalità sul suo simbolo se lo sia posto – benché indirettamente, riguardando due sue partner - e che abbia risposto affermativamente in più occasioni). Lo schema, quindi, depista e, se buona fede c’era nelle intenzioni, nella gestione sta diventando un fatto sempre più strumentale, con appelli, manifestazioni, endorsement molto affrettati (a cominciare da Formigoni, che si è visto scavalcato su quelli che ritiene propri temi e si è dovuto ‘accodare’). Chi non è d’accordo, a cominciare dal Pd di Veltroni, non deve farsi ‘intrappolare’: deve ribadire con fermezza la difesa e la compiuta attuazione della 194 (che nemmeno Ferrara, almeno ufficialmente, intende mettere in discussione) e porsi la domanda in un altro modo, più corretto e responsabile. Con il pensiero rivolto non tanto a Ferrara, che tutt’al più qualche voto lo può far perdere proprio alla destra, ma alla Spagna. Quella di Carme Chacón, la ministra della Casa, al primo posto della lista socialista a Barcellona e al terzo mese di gravidanza. E’ un simbolo molto positivo, il suo, che ci parla di autonomia, di consapevolezza, di equilibrio. Questa sì che è la campagna culturale, la ‘missione’ di un Paese - come il suo, come il nostro – che guarda al futuro e alla vita dei suoi cittadini, con serenità e responsabilità. Zapatero le ha detto: "Quando avremo vinto le elezioni, avremo tanto da fare, ma tu non rinunciare a ciò che di più bello possa capitare a una persona, cioè avere figli". Intorno a Carme si può sviluppare un discorso che unisce, anziché dividere un sistema politico e – cosa ben più importante – un’intera società. La ministra che aspetta un bambino: la dolce attesa di una politica meno aggressiva e più consapevole della delicatezza dei problemi di cui si occupa, proprio perché riguardano la vita delle persone.

Carme

[Oggi l'esterofilia è d'obbligo, per sopravvivere]. "Em va semblar una gran política. Senzilla i propera. Brillant i capacitada. Elegant i atractiva… ". Carme Chacón, leader del Partido Socialista de Catalunya, ha un bel bloc (che sarebbe il blog dei catalani) in cui sono gli altri a parlare di lei. Una bella intuizione e una proposta alternativa al narcisismo montante (anche il mio, s’intende, prontamente rilevato un po’ da tutti…). Visitatelo.