Telefonata: «Buongiorno, è la presidenza della Provincia di Bari. Stiamo organizzando un convegno sui costi della politica e il presidente Francesco Schittulli vorrebbe chiederle di partecipare. Glielo posso passare?». «Prego.» Drin… Drin… «Pronto, buongiorno, sono il presidente. Scusi un attimo che esco dalla sala operatoria così parliamo meglio. Eccomi. Scusi, sa, stavo per cominciare il mio intervento…»
Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, Licenziare i padreterni, Rizzoli 2011, p. 175.
Ma a chi cavolo interessa conoscere la reale identità di Spider Truman?!
Non è più interessante soffermarsi sul problema, noto alle cronache, per altro, da un secolo?
P.S.: per saperne di più, sia detto per completezza dell'informazione, qualcuno ne aveva già scritto. Immediatamente.
Il Giornale mi attacca parecchio a sproposito, circa la proposta di un referendum sui costi della politica che ho ipotizzato qualche giorno fa (affidandolo, poi, alla valutazione di alcuni esperti).
Giordano spiega che c'è già stato un referendum così, ma si riferisce – pensate un po' – al referendum costituzionale con cui i cittadini italiani (tra cui anche il vostro affezionatissimo) respinsero la cosiddetta devolution, che proponeva anche qualcos'altro (di molto discutibile), oltre alla riduzione del numero dei parlamentari e alla fine del bicameralismo imperfetto, come certamente ricorderanno anche alla redazione del Giornale.
Cerchiamo di non fare confusione e di non insultare le persone sulla base di informazioni imprecise e discutibili: il quesito a cui mi riferivo nei giorni scorsi (come può capire chi facesse lo sforzo di leggere quelle dieci righe senza commentare a vanvera) riguardava i vitalizi, in primis, e altre cose di una qualche importanza, come gli standard europei per i parlamentari italiani.
Da tempo, come Giordano sicuramente saprà, proponiamo "metà parlamentari a metà prezzo". Lo facemmo alla Leopolda. Eravamo "populisti", allora, secondo qualcuno. Se solo ci avessero dato retta, saremmo un passo più avanti. Peccato.
Sappiamo tutti benissimo di cosa si tratta. Se solo non avessimo letto il libro di Rizzo e Stella senza fare nulla. Era il 2007. Quattro anni, in un un Paese normale, sarebbero sufficienti per intervenire. Senza stupirsi e cadere dalla sedia (e dalla poltrona, soprattutto) ogni volta che emerge chissà quale rivelazione.
Incompatibilità delle cariche di parlamentare e sindaco o presidente di Provincia, equiparazione degli stipendi di deputati e senatori agli standard europei, sistema contributivo anche per i membri del Parlamento.
Facile, no?
Lo scrive Repubblica, lo riprende il commissario Codazzi:
A preoccupare molti parlamentari del Pdl è anche un emendamento dell'opposizione al Senato che prevede l'incompatibilità delle cariche di parlamentare e sindaco o presidente di Provincia (solo alla Camera gli interessati sarebbero una quindicina), l'equiparazione degli stipendi di deputati e senatori a quelli di pari grado in Europa e i cambiamenti nel sistema dei vitalizi. Per quanto riguarda quest'ultimo tema l'emendamento specifica: "Gli uffici di presidenza delle due Camere adottano sistemi previdenziali basati sul metodo di calcolo contributivo, prevedendo requisiti anagrafici e contributivi per l'accesso ai trattamenti corrispondenti a quelli applicati ai lavoratori dipendenti, ai sensi della disciplina pensionistica vigente". "State pur certi – si assicura ancora tra i "rivoltosi" del Pdl – che anche quella norma deve saltare se vogliono che votiamo la manovra".
127,52 euro. Questo la riduzione prevista per le indennità dei consiglieri regionali della Lombardia. Con l'ottimo Fabio Pizzul, come promesso, avevamo chiesto qualcosa di molto diverso (avevamo presentato un ordine del giorno per individuare entro il mese di settembre scorso le modalità più adatte per ridurre di almeno il 10% non solo la diaria, ma anche l'indennità e i rimborsi di viaggio dei consiglieri regionali e dei membri della Giunta). Ora si parla di una riduzione del 20% ma, giustamente, il collega si chiede se questa riduzione ci sarà. Mai.
Montecchio Emilia, per me, è un «luogo dell’anima». Da ragazzino ci andavo per le indimenticabili feste di Cuore. Più tardi ci sono tornato per altri motivi, che non vi riferirò. Ora, leggo sulla Stampa di oggi, in ultima pagina, una notiziola che riguarda proprio Montecchio (il titolo è lo stesso del post). Il sindaco Paolo Colli (Pd) si riduce lo stipendio del 10%. Una decisione simbolica, saggia, apprezzata dai cittadini, comprensibile a tutti. Anche a Monza, il sindaco Faglia lo fece immediatamente, nel 2002, quando vincemmo le elezioni (e non c’era nemmeno la crisi). Per il Pd, però, è una scelta sbagliata. Demagogica. Da contestare. Pubblicamente. «I sindaci dovrebbero guadagnare di più», tuona il segretario provinciale. Ora, sommessamente, mi chiedo: questo partito deve proprio prendersela con un sindaco che si riduce lo stipendio? Non farebbe meglio a raccogliere la vera sfida e a prendere in considerazione l’ipotesi di ridurre lo stipendio (faraonico) dei parlamentari, sganciando, come propongo da tempo, anche quello dei consiglieri regionali dall’aumento automatico? In Lombardia, almeno, siamo riusciti a congelarlo, lo stipendio, fino a fine legislatura.
Due pesi e due misure per i cittadini e per i parlamentari. Leggete qui:
La legge dice che chi ricopre quelle cariche amministrative non può essere eletto in Parlamento (ineleggibilità), ma non prevede il contrario: l´onorevole può farsi dunque eleggere negli enti locali, anche i più grandi. Il fatto è che quella degli amministratori locali parlamentari inamovibili è solo una delle partite aperte a Montecitorio col partito del doppio incarico. Un esercito di 112 passati al setaccio. Ora i responsi. Altri 18 onorevoli sono stati più fortunati. Il loro doppio incarico societario è stato giudicato a maggioranza compatibile. Per esempio Lucio Stanca, amministratore delegato dell´Expo 2015 di Milano, a dispetto delle polemiche, o il democratico Matteo Colaninno, ad della Omniaholding spa e consigliere di Omniainvest spa. Oppure, tra gli altri, i pidiellini Manuela Di Centa, in giunta Coni, e Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera, ad della Fiera di Milano spa.
Almeno gli esponenti del Pd potrebbero rinunciare al doppio incarico, che ne dite?
Antonello Caporale colpisce ancora. Leggete qui. Si parla di una piccola casta, di Seregno, di Brianza, di parenti e affini. Tutti a cura della destra locale. Complimenti vivissimi.
Walter Veltroni lancia oggi la proposta del dimezzamento di ministri e sottosegretari. Una buona notizia, accompagnata dalla presa di posizione del governo sulle comunità montane e sul loro ‘dimagrimento’. Ora serve un’ulteriore scatto: la revisione della legge elettorale, la cosa più urgente da fare per riformare la politica italiana. Con la lista Democratici lombardi per Veltroni abbiamo proposto un investimento sui casti della politica, su quell’immagine trasparente del buongoverno locale, fatto di tanto lavoro e di pochi emolumenti. Un’immagine positiva della politica da portare nel Pd, dandole lo spazio che si merita e che le compete. Cambiare si può. Avanti così.