Free Tax Age (forse)

Ne avevamo parlato nel piccolo Manifesto del partito dei giovani. Ora pare che il governo voglia introdurre in Finanziaria la possibilità di individuare un forfait fiscale per le giovani imprese. Nelle prossime ore, alla luce di informazioni più precise, analizzeremo il senso di questa proposta, e cercheremo di capire se avrà qualche ricaduta concreta.

I Cinquecento

Mi hanno chiesto chi sono i nuovi Mille. E ho risposto che i nuovi Mille dovrebbero essere i nuovi parlamentari.

E se fossero Cinquecento, poi, non sarebbe male, perché anche Cinquecento sono sufficienti.

E se fossero giovani, questi Cinquecento, almeno un po', assomiglierebbero di più al modello originario. Perché i Mille erano soprattutto ragazzi, come ho ricordato qui, durante il viaggio dell'Unità e nel mio piccolo Manifesto.

E se davvero il prossimo Parlamento fosse, come sostiene qualcuno, un'assemblea costituente, dovrebbero esserci le energie migliori del Paese. E una rappresentanza sociale e culturale capace di dare voce a tutto il Paese: perché tra i Mille c'erano commercianti, capi stazione, medici, scrittori, possidenti (sic), avvocati non ad personam, macchinisti, falegnami, fornai, pescatori, ebanisti. Anche un fotografo, per documentare tutto quanto.

Ci sarebbero i Cacciatori delle Alpi, in rappresentanza di un Nord che si fa carico dell'intero Paese, un Nord capace di addentrarsi nel Mediterraneo rimanendo strettamente collegato all'Europa.

Ci sarebbe la politica, non solo quella dei partiti, perché la politica non è solo quella dei partiti. Ci sarebbero le professioni e le professionalità. Ci sarebbero i conflitti, ma non quelli che riguardano gli interessi, no, quelli attraverso i quali cercare la soluzione nell'interesse generale. Ci sarebbe il merito, ovvero le persone capaci di entrarci, nel merito.

Ci sarebbero i ragazzi del Sud, che ancora oggi sono Mille all'incontrario, alla ricerca di fortuna in altre regioni, perché quello da cui provengono sono in una situazione spesso straziante.

Poco più di Cinquecento furono anche i deputati dell'Assemblea Costituente, guarda caso.

C'erano, per la prima volta, le donne, tra i Costituenti (tra i Mille, com'è noto, non andò così). Questo a ricordarci che non è tanto questione di quote rosa, ma di una politica che cambia, in profondità. E che sia delle donne tanto quanto è stata finora degli uomini. In esclusiva.

Ecco, come mi immagino i Mille di oggi. Volevo dire i Cinquecento.

Esame di Cambiamento I: l'Italia al futuro

Chi volesse cambiare il Paese senza cambiare Paese e sottoporsi a un corso intensivo di cambiamento, ha il primo esame da sostenere, che prevede la lettura de L'Italia al futuro. Città e paesaggi, economie e società, di Arturo Lanzani e Gabriele Pasqui, Franco Angeli, Milano 2011.

L'esame non dà diritto a crediti personali ma ad un grande credito pubblico e collettivo, perché gli scenari indicati nel testo consentono di farsi un'idea semplice (semplice, non banale) del cambiamento che è necessario. Perché se vogliamo davvero chiudere un ciclo, come molti insistono nel sostenere, dobbiamo aprirne uno nuovo.

E il nuovo ciclo deve sapersi differenziare certamente nella scelta degli argomenti, mettendo in gioco una classe politica rinnovata, adottando un nuovo linguaggio pubblico, ma anche optando per alcune coerenti linee di sviluppo, individuate tra molte altre e in discontinuità perfetta rispetto a quanto accaduto negli ultimi anni.

Il testo di Lanzani e Pasqui rimette al centro del dibattito il tema dello sviluppo ambientale, in particolare connessione con le questioni dell'urbanistica e del paesaggio (a loro volta intrecciate con i modelli economici e finanziari), immaginando quattro scenari-percorsi diversi per uscire dalla crisi del nostro Paese. Che è di tutto il mondo, ma da noi è un po' più grave.

Il cambiamento lo si coltiva così. Un passo dopo l'altro. E il primo passo è lo studio.