Si è molto scherzato di via Giandomenico Puppa a Sucate. Ma un Puppa vero, in questa storia, c'è. Si chiama Andrea e ha disegnato il nuovo logo di Expo 2015. E per l'ennesima volta in questa strana campagna elettorale, la realtà supera la fantasia.
Expo, il fantasma delle opere è un bellissimo servizio curato da Alessia Gallione e Roberto Rho per Repubblica.
Ecco i numeri del disastro:
Sono passati 3 anni, per la precisione 1092 giorni (era il 31 marzo 2008 quando l'Expo fu assegnata a Milano).
A 1495 giorni dalla data dell'inaugurazione dell'Expo, non ci sono ancora i terreni per l'evento e mancano i soldi di Comune, Provincia e sponsor.
«Di quei 1746 milioni di euro necessari per allestire il sito (molte altre centinaia di milioni sono previste per le infrastrutture e altri 1280 milioni per l'organizzazione dell'evento), quasi metà (833 milioni) toccano al governo». Quanto a Comune e Regione, «devono mettere 218 milioni a testa, la Provincia e la Camera di Commercio 109 ciascuna».
I politici milanesi e lombardi, tutti di Pdl e Lega, «ancora oggi sono avvitati in una querelle estenuante su quale sia la forma migliore per acquisire i terreni di Rho-Pero: dopo mille oscillazioni tra il comodato d'uso (i privati "prestano" i terreni, li avranno nel dopo-Expo con il valore aggiunto del cambio di destinazione d'uso che consente di costruire a piacimento) e la "newco" (società mista pubblico-privata nella quale i soci pubblici mettono i quattrini e i privati i terreni), oggi il barometro si è spostato decisamente sull'acquisto tout court».
La cifra, in questo caso, supererebbe i 100 milioni di euro.
Come ricorda Petrini, sparisce anche l'orto globale. Si rischia la «figuraccia globale». In effetti, siamo in tempo per raggiungere quest'ultimo obiettivo.
Ho ritrovato sul web un nostro comunicato del 17 ottobre del 2007. A proposito di Expo: ora tutti dicono, compreso esponenti della destra regionale, che è stato un errore utilizzare aree private e che la speculazione che incombe va gestita. Giusto. Ora che abbiamo perso più di due anni, vale la pena di leggere quello che avevamo detto allora. Passando per pirla, ovviamente. Allora, chiedemmo anche di non scegliere aree votate a interessi speculativi e magari di utilizzare aree già compromesse, per evitare di consumare del suolo agricolo. Promotori dell'iniziativa furono Carlo e Marcello.
Expo 2015: Verdi favorevoli ma zero consumo di territorio
I Verdi sono favorevoli alla candidatura di Milano a sede dell’Expo 2015, a patto che l’evento non diventi l’ennesima occasione per cementificare e congestionare ulteriormente il territorio. Così Carlo Monguzzi e Marcello Saponaro, consiglieri regionali dei Verdi.
«La discussione sulla candidatura non può essere disgiunta», spiegano, «dalla modalità con cui saranno realizzati gli interventi, a cominciare dei nuovi padiglioni espositivi che dovranno sorgere nei pressi della Fiera di Rho Pero, nell’unica area agricola rimasta nelle vicinanze del nuovo polo fieristico».
Ed aggiungono: «Con l’Ordine del giorno presentato oggi da Verdi, Riccardo Sarfatti e Pippo Civati del Pd, Agostinelli e Mullbahuer (Prc), Arturo Squassina (Sd) e Stefano Zamponi (Idv), su cui il Pd si è astenuto, abbiamo chiesto che da subito venga stabilito che le nuove realizzazioni espositive siano compensate con massicci interventi di forestazione nei parchi di cintura milanese (Parco Sud, Parco Nord ecc), che il quartiere residenziale che prenderà il posto dei padiglioni che saranno dimessi terminato l’evento, sia a impatto zero, in cui la mobilità sia esclusivamente pedonale, pubblica e ciclabile e l’energia sia rinnovabile».
«L’Expo», proseguono Monguzzi e Saponaro, «deve essere insomma un’occasione per creare uno sviluppo realmente sostenibile, sia dal punto di vista ambientale che sociale. Per questo è inoltre indispensabile che l’evento non diventi il pretesto per la realizzazione di opere inutili e insostenibili per Milano e la Lombardia. Chiediamo quindi», concludono, «che il Consiglio regionale istituisca una Commissione speciale che possa avvalersi di esperti per monitorare l’ideazione e l’esecuzione dei progetti legati all’evento espositivo qualora Milano dovesse spuntarla sulla candidatura di Smirne».
P.S.: mentre scrivo, l'incredibile assessore della giunta regionale, ospite da Lerner, dice che non ci sono nominati di CL nelle partecipate lombarde. Chissà che di tutta questa storia non si occupi il Gorilla del Crodino…
Con Giulio Cavalli e Chiara Cremonesi abbiamo pensato di promuovere questa campagna. All’insegna di una nuova e antica idea della buona politica.
nomi sono conseguenza delle cose. Stanca si è stancato (o l'hanno stancato o, più probabilmente, si è stancato qualcun altro). L'Expo 2015 si rivela, ogni giorno che passa, la più clamorosa manifestazione dell'incapacità politica e amministrativa di chi governa (?!) Milano. «Il fallimento di una classe dirigente», dichiara Pierfrancesco Majorino. Le domande sono tante:
# perché Stanca si è dimesso?
# che cosa ha fatto in questi mesi?
# quali sono i risultati della sua instancabile iniziativa manageriale?
# faremo in tempo per il 2015 o – che ne dite? – rinviamo?
# Stanca esiste davvero o, più che un doppio incarico, è un doppio sogno?
# e, insomma: ma come cavolo si fa a governare Milano così?
ucio Stanca, accusato di mantenere due incarichi – parlamentare e amministratore delegato di Expo -, ha sempre risposto così: «Rispondo alle leggi dello stato italiano. E poi voglio essere giudicato sui risultati e non sul tempo dedicato al lavoro». Ora pare che si dimetterà. Per quale motivo? Ovviamente per via del «doppio incarico». Sul serio. E secondo voi da cosa si dimetterà? Da parlamentare? Ma no, da amministratore delegato di Expo. Una vera follia, se si pensa che siamo nel 2010 e Expo è ancora in alto mare. Colpisce l'incoerenza sistematica dei furbetti del cadreghino. Avanti così. Chissà se questo Paese riuscirà a 'doppiare' il 2015.
P.S.: ovviamente la regola del doppio Stanca non vale per il doppio Romani, che continuerà a fare l'assessore a Monza.
l Sole riprende la questione Cascinazza. Notare la frase: «si fa salva una possibile ma eventuale integrazione in caso di futura valorizzazione dell'area». B ha venduto l'area ma se gli amici di B in giunta a Monza dovessero aumentare le volumetrie previste su quell'area, allora B guadagnerebbe di più. Se non è conflitto d'interessi questo. In più, si aggiunge che il fidato Paolo Romani, che fa il viceministro, è ancora – incredibilmente – assessore a Monza. Non più all'urbanistica, delega che gli era stata affidata nel 2007. Romani ora è il fantomatico assessore all'Expo 2015. E così si pensa, guarda caso, di mettere sull'area della Cascinazza i servizi dell'Expo 2015. Nel frattempo, come già in passato, in Regione vigilano. Chiaro?
Così magari verrà bene. Lo pensano tutti, ormai, che così non funziona. Resta solo da convincere Stanca.
Franceschini è intervenuto qualche giorno fa, i giornali ne parlano (molto poco), l’opinione pubblica sembra essere molto distratta: ma è mai possibile che nessuno trovi scandaloso che il referendum non si celebri insieme alle Amministrative e alle Europee e che si vada a votare nel weekend successivo (con il risultato che gli italiani sono chiamati a votare per tre-dico-tre fine settimana di giugno, contando anche il secondo turno delle elezioni locali)? Ormai in questo disperato Paese è normale buttare, in un’unica soluzione, 400 milioni di euro e 820.000 firme di cittadine e cittadini? E poi uno si chiede perché c’è chi diffida del nostro sistema politico e si butta nell’anti-politica. Strano, vero? P.S.: è lecito altresì chiedersi: non è obiettivo prioritario del Pd quello di cambiare la legge elettorale nota anche come Porcellum? Non è il caso di rispettare un movimento sostenuto, con la propria firma, da numerosi esponenti politici? Dobbiamo forse pensare che firmarono solo per ‘sport’ e perché era à la page?
Parlo della difesa del territorio, e vi dirò che dal verde padano è il caso di passare, immediatamente, al verde brianzolo. Sì, perché nelle prossime elezioni provinciali si vedrà con precisione chi intende difendere il territorio e chi lo espone al cemento e alla speculazione. Chi vorrà pensare a Piani di governi del territorio equilibrati e chi consumerà porzioni significative di aree verdi e di aree agricole. Chi concepirà l’Expo 2015 nel modo corretto – l’Expo è dedicata all’energia per la vita, al cibo, all’agricoltura, all’ambiente – e chi – come sembra, leggendo dello scontro Formigoni-Moratti – è più interessato a costruire, costruire, costruire. Chi vorrà istituire un osservatorio sul consumo di suolo – come ha scritto Paolo Pileri – o chi se ne disinteresserà bellamente. Si parla tanto del picco del petrolio, ma se attraversate la Brianza (e non solo) scoprirete che il picco del verde è già alle nostre spalle, e che ci siamo già ‘mangiati’ quasi tutto. Pensate a Lissone, ad esempio, con previsioni edilizie che sembra di essere negli anni Cinquanta. Si sente spesso ripetere da esponenti leghisti che «siamo in troppi» (pensando allo straniero, ovviamente), e non si capisce come questi stessi esponenti possano sedere in giunte, come quelle di Desio, dove l’unica filosofia è quella di colmare tutte le aree verdi rimaste. Per poi scoprire che ci sono migliaia di alloggi sfitti, di immobili inutilizzati, di capannoni da affittare (fate un giro sulle nostre provinciali, anche nel Vimercatese, e capirete cosa intendo dire). Ieri, parlando di Cavallera, abbiamo parlato anche di questo. Della nostra terra da difendere e da rispettare, perché è il posto in cui ci è dato vivere. E che dobbiamo, prima o poi, consegnare a qualcuno.