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La versione di Gianluigi

Ultimi giorni in pillole, scrive Gianluigi:

1) USA: viene eletto il primo Presidente americano apertamente schierato a favore del matrimonio omosessuale;
2) USA: tre Stati americani con referendum popolare approvavano le nozze fra persone dello stesso sesso;
3) SPAGNA: la Corte costituzionale spagnola dichiara legittimità costituzionale della legge sul Matrimonio egualitario voluto da Zapetero;
4) FRANCIA: il governo francese approvava il testo da portare in parlamento che consente i matrimoni gay;
5) ITALIA: in Parlamento, in commissione giustizia viene bocciata una norma contro la violenza omofoba e transfobica. Votano contro Pdl, Udc, Lega, votano a favore Pd e Idv.
6) REGIONE LOMBARDIA: Formigoni è già al terzo tweet in cui si vanta di quanto stanno crescendo i suoi follower (quest’ultima pillola era per addolcire le altre);
7) COSE DELL’ALTRO MONDO: Ma il Pd farà ancora l’alleanza con l’Udc? (quest’ultima pillola è perchè l’altra era troppo dolce).

La risposta (almeno la mia) la trovate qui.

E allora scordatevi pure le unioni civili

Rosy Bindi ormai pensa che tutto il mondo sia un’assemblea da lei presieduta in cui non tollerare il dissenso.

E non va bene, no, per niente.

Tutti ad Aviano!

Sergio giustamente mi fa notare che le basi militari americane potrebbero ospitare i matrimoni indesiderati a destra ma anche a sinistra.

La politica nonostante

Mattia e i diritti civili e le cose che capitano e la vita che supera tutte le discussioni. E tutte le ipocrisie, soprattutto.

Stavo per scriverlo qui

Ma poi ho letto Alessandro, e non ho bisogno di aggiungere altro.

Il problema dell’Italia non sono certo i matrimoni degli omosessuali. Un sacco di gente non arriva a fine mese, e abbiamo appena pagato l’Imu, e ci sono le cartelle di Equitalia, c’è lo spread, e le piccole imprese chiudono una via l’altra perché le banche non gli danno credito, insomma chissenefrega delle nozze gay.

È un refrain ricorrente, vero? Anche a sinistra, sì.

È difficile far capire che i diritti civili non sono mai in alternativa ai diritti sociali: ma che, al contrario, gli uni si portano appresso gli altri, sempre. È difficile far capire che dev’essere affermato con forza ogni tipo di diritto eticamente dovuto, mentre è solo un’illusione quella di barattarne alcuni con altri.

Solo un Paese in cui i diritti civili non sono diversi a seconda degli orientamenti sessuali (così come non sono diversi per il colore della pelle) sarà un Paese fatto di cittadini e non di sudditi.

Quindi un Paese in cui le persone sapranno riprendersi in mano il loro futuro, tutto: compreso quello sempre più scippato dalle dinamiche finanziarie globali.

Del resto

Mattia e l’omofobia che striscia negli spogliatoi e che entra in campo. In tutto il Paese.

Urbi et corvi

Il papa a Milano replica l’esangue dottrina contro nuove famiglie, eutanasia e aborto. Travolto dalle rivelazioni dei documenti segreti, nella visita alla terra ambrosiana Benedetto XVI sollecita la politica a «farsi amare», ma appare stanco e distante da una coscienza cattolica adulta.

Così, il Manifesto, oggi. E c’è molto da riflettere. Moltissimo. Soprattutto in vista del 2013, perché la «questione cattolica» assume tratti molto diversi dal solito. E il cambiamento politico che travolge il Paese sembra investire anche questo aspetto, anzi, sembra investirlo prima di altri, anche se la politica (quella istituzionale) pare non curarsene.

Si può iniziare a discuterne, magari partendo dall’intervista di Chiara Lalli, a pagina 3 dello stesso giornale. Oppure ponendosi finalmente dal punto di vista di un Paese laico e, proprio perché laico, rispettoso delle sensibilità di tutti.

Chissà che non accada davvero. E che l’irresistibile cambiamento, anche sotto questo profilo, non sia fermato da una formidabile reazione.

Ecco perché dobbiamo cambiare presidente della Regione

Non tanto per le ricevute, gli yacht, le aragoste, le vacanze, e per gli inquisiti a sua insaputa. No, per questa affermazione:

Di famiglia ne conosco una sola, fatta da un uomo, una donna e dei bambini. Altre non ne conosco.

Ecco, noi ne conosciamo anche altre, di famiglie. Soprattutto a Milano, soprattutto in Lombardia. Coppie ricostituite, single con figli, coppie omosessuali (con figli o senza), conviventi che scelgono di vivere come preferiscono, senza attendere alcuna benedizione ideologica da parte di chi li ‘governa’.

E che da un’istituzione pubblica si aspettano piuttosto di essere «conosciute» e «considerate»: anche perché queste famiglie che Formigoni disconosce o, meglio, misconosce, sono molto numerose, e in alcune comunità lombarde, addirittura la maggioranza.

Ecco perché dobbiamo cambiare presidente della Regione.

Io scelgo (e voi?)

Una bella campagna di civiltà.

Paola Bocci, consigliere comunale Pd di Milano.

Il «mitico» La Russa

In questo momento, in aula, stiamo discutendo delle dichiarazioni dell’assessore La Russa sugli omosessuali.

La Russa aveva parlato di «lobby gay», «una specie di massoneria o di setta». Gli omosessuali, secondo l’assessore di Formigoni, «nella maggior parte dei casi sono malati ed è una malattia da cui si può uscire e possono essere curati». «C’è il depravato, certamente, poi c’è chi, c’è anche chi è affetto da questa malattia: ma non è una cosa che sto dicendo io, e lo sapete benissimo, per la prima volta o è una novità assoluta», aveva proseguito l’assessore. Citando Povia, anzi «il mitico Povia».

La Russa, in questo momento, in aula, fa lo sbruffone. Dice che sente «chiacchiere», da parte dei consiglieri. Non pare intenzionato a chiedere scusa alla comunità gay, né all’istituzione che dovrebbe rappresentare. Degnamente.

P.S.: c’è un precedente, quello di Prosperini. Lui, almeno, si era (un po’) scusato. Ed era Prosperini.

P.S./2: La Russa alla fine decide di replicare. Parla di «esibizionismo» (che non gli piace e che gli sembra «patologico». Non precisa, né corregge, anzi conferma le sue dichiarazioni. «Una posizione tollerante e rispettosa», dice, definendo la propria. L’esibizionismo gay è eccessivo per La Russa, parla di «certi settori della comunità gay» che intendono «prevaricare chi ha diversi costumi sessuali». La sua è una campagna di tolleranza contro l’intolleranza di alcuni gruppi gay, insomma, spiega a consiglieri attoniti (almeno da questa parte). Si permette di parlare anche di Dalla, per non farsi mancare niente. La sua accezione di «lobby» è neutra (peccato che sia stato lui ad associare il termine a «massoneria» e «setta»). I Pride non piacciono a La Russa, perché sembrano voler colpevolizzare gli eterosessuali. L’assessore le polemiche le voleva evitare, dice: eppure, ribadisce, si trattava di frasi provocatorie (se voleva evitare le polemiche, poteva evitare le frasi provocatorie). Poi La Russa si lancia in una riflessione di notevole spessore: «Il giorno in cui non ci fossero più coppie etero, la nostra società sarebbe destinata all’estinzione». Giuro, sta dicendo anche questo. E poi «una specie di disordine», una «deviazione», da cui si può rientrare. «Se la vivono con naturalezza, sono il primo ad accettarlo», ma ci sono psicologi che possono aiutare i soggetti che la vivono senza serenità.

Una specie di trattato. Che ha dell’incredibile. E, per quanto mi riguarda, del vergognoso.

P.S./3: il voto di Pdl e Lega è contrario alla mozione di censura. Tutti compatti, anche – soprattutto – quando ci sono da valutare passaggi di inciviltà come il presente.