Leggete Maurizio Bettini, Contro le radici. Tradizione, identità e memoria, Il Mulino 2012.
A proposito dell’«idea che l’identità venga appunto dalla terra, il luogo in cui le radici affondano» (salvo per quella cosa che si chiama «ius soli», naturalmente), della costruzione (e ricostruzione, quasi sempre artificiale) della tradizione, e dei paradossi di alcune operazioni culturali a cui abbiamo assistito (un po’ troppo silenziosi, in verità) negli ultimi anni.
E a proposito di mitologie, simboli e soprattutto metafore, che non sono solo «ornamento», ma anche «potente strumento conoscitivo». E in questi anni ce ne siamo dimenticati.
Il paradigma metaforico arboricolo compare anche, sempre in prospettiva identitaria, nel manifesto educativo della scuola Bosina, un’istituzione di ispirazione leghista sorta anni fa in provincia di Varese. Citiamo solo un breve estratto:
Gli uomini sono come gli alberi, se non hanno radici sono foglie al vento e i bambini sono i semi che devono trovare il nutrimento dalla [sic] terra in cui vivono per diventare querce secolari, di quelle che affrontano le tempeste della vita rimanendo sempre salde [sic] al terreno.
Dopo avere buttato via vent’anni, Stefano Catone e OntheNord ci portano fuori dalla nebbia, con un bando di idee per riformulare la proposta politica del Pd al Nord. Eravamo ripartiti da Varese, a fine gennaio, come ricorderete. Il viaggio continua. Partecipate anche voi.
Il seguente è un piccolo bando. Un contratto a tempo, e a tema. Perché in questa campagna elettorale lunghissima il tempo inizia a scarseggiare e bisogna lavorare sulle cose, da subito. Per questo motivo riprendiamo in mano i fili del lavoro cominciato a Varese il 28 gennaio, con “Giù al Nord”, per una campagna estiva in campagna, sotto il cielo di Lombardia, e Veneto. Densa di contenuti, ricca di buoni esempi e di tutte le cose che ci sono da fare.
Tre i temi principali. Il lavoro e l’impresa, a cui dobbiamo dare ragione, contro le rendite di ogni tipo, fatte di ritardi, accordi, favoritismi, meccanismi oliati dalla corruzione, e contro i patrimoni che diventano patrimoni sempre più grandi, per premiare il salario e chi rischia con il proprio lavoro.
Il rapporto tra centro e periferia dello Stato, che si chiama patto di stabilità, che sono i piccoli comuni costretti a fare cassa svendendo il territorio, che si chiama anche spending review.
Infine, il tema della rappresentanza, che passa attraverso la riforma dei partiti e del loro finanziamento, una politica più sobria, capace di valorizzare i beni comuni e di fare del lavoro – anche quello dei Piccoli – un bene in comune, di promuovere la partecipazione alla vita pubblica, perché c’è bisogno del partito di chi non è iscritto a nessun club, di quelli che non hanno cricche – e sono tanti, in questo Paese.
A partire da questi tre temi, vi chiediamo un piccolo contributo, e soprattutto un grande sforzo di immaginazione, lungo più o meno una cartella. Perché una volta snocciolati i dati, abbiamo bisogno di raccontare la storia dell’Italia che lavora e che ce la farà, con parole nuove. Le parole che muovono da un approccio cooperativo, fatto di relazioni che arricchiscono, fatto di capitale umano e innovazione, e non di muri che separano e si limitano a conservare, in maniera miope, quel che c’è. Fatto anche di passione e di simboli, che non siano le ampolle e i matrimoni celtici, ma i mulini che trasformano il vento del cambiamento in prodotto finito, per dire.
Scriveteci, cercateci. Rispondiamo alla mail onthenord@gmail.com. E ascoltiamo tutti, perché abbiamo molto da imparare. E ci piacciono le lezioni, prima delle elezioni.
Non che non mi piacciano i castelli, anzi. E le torri merlate. E il Baradello, per dire, che domina Como. O i torrioni. O le torri, proprio, quelle che si vedano a Bergamo, dall’autostrada, o che si ammirano a Lucca, che ci sono pure gli alberi sopra.
Non che non ami quei profili medievali, che si scorgono in ogni parte d’Italia e che ne qualificano il paesaggio (nonostante ville e villette e villule e villoni ripieni, come scriveva Gadda, facciano capolino dappertutto).
Da quando sono stato a Cittadella, però, dove il sindaco aveva spiegato – nel corso di una puntata di Anno Zero a cui avevo avuto il piacere di partecipare – che ci volevano 18 anni di residenza (!) per avere più punteggio per le case popolari, mi è tornato il pensiero delle mura, in un altro senso.
Mi ricordavo quella puntata incredibile, in cui c’erano Matteo e Debora, con me, e il sindaco di Adro, dall’altra.
Lo sapevo, molto bene, e ne avevamo scritto qui, documentando, prima che diventasse un genere letterario, il fiume in piena delle contraddizioni della Lega.
Però, parcheggiando, l’altro giorno, mi ha colpito la cinta muraria. Di Cittadella. E le parole del vice di Bitonci, che si candida con una lista con Bossi che campeggia ancora sul simbolo (non hanno fatto in tempo a stamparne di nuovi, evidentemente) e che sostiene che sono loro, gli amministratori, a scegliere chi può vivere in città e chi no. E la nostra candidata, Serenella Vallotto, che aveva parole ragionevoli, e di apertura, dall’altra parte. Che guardava fuori, anche. E non solo dentro.
Poi sono stato a Gerenzano, in provincia di Varese, dove la giunta comunale ‘consigliava’ di non concedere i «muri» agli stranieri, negando loro l’affitto.
Infine sono arrivato ad Asti, dove il nostro candidato sindaco, Fabrizio Brignolo, diceva di non chiudersi dentro le mura della città, perché la città così andava spegnendosi. E che il localismo è il male dei centri piccoli e medi (proprio come di solito si sogliono definire le nostre imprese). E che c’è piuttosto bisogno di «relazioni». E ne abbiamo parlato tutta sera. Pensando ai ponti (levatoi?) da costruire – in senso metaforico e però intensamente politico – tra la provincia e la metropoli, guardando a Expo e non solo.
Ecco, le mura. Che a furia di irrobustirle, ci siamo chiusi dentro. E non troviamo più un modo che sia uno per uscirne. E forse è già troppo tardi.
Mi riferisco al libro di Marco Aime, Verdi tribù del Nord. La Lega vista da un antropologo, che Laterza ha appena dato alle stampe.
A pagina 91 (e 92) si legge così, in riferimento a 1984 di George Orwell e a quel Winston Smith che – solo – conservava la memoria di quello che era accaduto al suo Paese negli anni immediatamente precedenti a quella fatidica data:
Oggi non c’è neppure uno Winston Smith padano che sembri provare disagio nei confronti di un partito che all’epoca di Tangentopoli cavalcava il giustizialismo e inneggiava alla magistratura milanese per poi allearsi più volte con Berlusconi, unirsi alle sue critiche più feroci ai magistrati (salvo poi smarcarsi quando conviene). L’assoluta mancanza di scrupoli da parte dei parlamentari leghisti nell’avallare le numerose leggi ad personam berlusconiane non sembra collidere con i vecchi atteggiamenti. Tutto dimenticato: è così ed è sempre stato così.
La Lega sosteneva il filonazista leader carinziano Jörg Haider, ma si proclamava antifascista («la porcilaia fascista» tuonava Bossi), per poi convivere nella stessa alleanza di cui fanno parte la destra di Storace e un buon numero di ex (ex?) fascisti.
I leader leghisti affermano di stare dalla parte degli operai, ma hanno approvato ogni legge del governo Berlusconi finalizzata a tutelare gli imprenditori più che i lavoratori e non hanno mai appoggiato nessuna manifestazione sindacale.
L’elenco potrebbe continuare all’infinito: la Lega del piccolo commercio e però dei centri commerciali; la Lega delle ampolle e però della privatizzazione dell’acqua; la Lega della legalità e delle quote latte; la Lega del «sacro suolo» e della cementificazione ogni volta che si può (come dimostra il sindaco leghista della mia città); la Lega contro il familismo dei «terroni» e la Lega dei familiari (non solo «terroni», come qualcuno ha voluto banalizzare, all’interno della Lega stessa); la Lega del federalismo e dei tagli ai Comuni; la Lega dell’Imu che ora fa le follie per contrastare l’Imu; la Lega che fa scegliere ai territori e promuove il Porcellum, che è una «porcata» (cit.) proprio perché cancella la rappresentanza dei territori; la Lega della moralizzazione del sistema politico e la Lega dei doppi incarichi.
La domanda del 2012 è proprio questa: esiste uno Winston Smith padano?
La presentazione del nostro racconto filmato da Trieste a Detroit (nel senso di Torino, con lo sguardo però agli States e al mondo intero, così lontano, così vicino). Si tratta della nostra corsa lungo l’A4, su una Gran Torino (in realtà, una Ford Mondeo a metano, perché siamo super-eco-dem), da mercoledì 6 a sabato 9 maggio 2009. Il nostro viaggio nel Nord, a tu per tu con le imprese, come già lo scorso anno, all’insegna del Progetto LoVe). A cura del mitico Alessandro Turci, con Giovanni Damiani e Marta Meo. Il trailer di presentazione, un po’ scherzoso, un po’ no:
Di seguito, il filmato da 9 minuti (ne esiste una versione più ampia). Da domani, al Lingotto, sarà disponibile il dvd, che sarà presentato da Giovanni e distribuito a tutti coloro che fossero interessati. Chiunque voglia riprendere il nostro progetto, presentarlo, discuterlo, ci scriva. Lo abbiamo fatto, questo viaggio, per condividerlo immediatamente. E ci farebbe molto piacere che venisse ripreso, non solo nel format, ma anche nei contenuti.
Su l’Unità trovate un primo resoconto del nostro viaggio lungo l’A4, da Trieste a Torino. In questo momento ci troviamo in Lombardia, e stiamo per partire alla volta di Torino. Destinazione Lingotto, là dove il viaggio del Pd è iniziato.
Domani sera, a partire dalle ore 19, a Trieste, presso il Naima Jazz Café, alla presenza di Roberto Cosolini, segretario provinciale del Pd, conferenza stampa del nostro viaggio democratico, attraverso il Nord, verso Ovest, che si concluderà a Torino (e a Detroit, già che ci siamo). Dopo il prologo di domani, la mattina successiva, alle 8.30, il mitico Cipputi (originale) salirà in auto con noi, per visitare un’impresa innovativa dell’area di ricerca Science Park di Trieste. Alle 10.30 saremo in un cantiere navale a Monfalcone, alle 13 a Udine, per incontrare Debora Serracchiani e andare con lei in un altro capannone, dove si fa impresa di qualità. Alle 15.30 raggiungeremo Montebelluna, provincia di Treviso, per incontrare Laura Puppato e le sue ‘sperimentazioni’ in campo ambientale. Verso sera andremo a Venezia, e tra le gondole, apprezzeremo un altro pezzo di Nord. Potrete seguire le nostre tappe qui e sul blog del vostro affezionatissimo. Ci vediamo sulla strada, anzi: on the Nord.
Torna il progetto LoVe (nel senso di Lombardo-Veneto) e dell’A4 – On the Nord (again, ovviamente). Quest’anno si tratta di un viaggio ai tempi della crisi che riprenderà da dove, nel 2008, ci eravamo salutati. Anche quest’anno attraverseremo gondole, piccioni, capannoni, piazze e botteghe. Ci rifocilleremo come potremo, staremo attenti alle scadenze, discuteremo di semplificazione e di tasse, ascolteremo i protagonisti del mondo dell’impresa e del lavoro. Abbandoneremo il furgoncino da fornitore, optando per una multipla a Metano. Da Trieste a Detroit, dal 6 al 9 maggio 2009, sull’A4: nella speranza che l’autostrada diventi la via d’uscita dalla crisi, all’insegna della qualità, dell’innovazione e della creazione di ricchezza (per tutti quelli che si può). Ci vediamo al casello. P.S.: tutti i video della prima edizione li trovate qui.
Com’eravamo giovani un anno fa, quando lanciammo il progetto A4, che poi era il Nord nel formato più semplice, su un furgoncino lanciato lungo l’autostrada, da Torino a Trieste. Com’eravamo belli e speranzosi, prima che arrivasse la sconfitta. E poi, soprattutto, la crisi. I video e il blog a raccontarlo, quel viaggio, sono rimasti. E noi abbiamo deciso di ripartire, tra qualche giorno, facendo il percorso all’incontrario. Un anno dopo, on the Nord, again, nel pieno della crisi.
Marta, che ha sempre (ma sempre) ragione, ci racconta di quello che sta accadendo a Vicenza. Una lezione di democrazia. Se il Pd vuole ripartire, riparta da Vicenza.