Una rivoluzione possibile?

Consiglio a tutti la lettura del libro di Paolo Del Debbio dedicato a Roberto Formigoni e scritto in piena sintonia e collaborazione. L’editore è (ovviamente) Mondadori. La lettura del testo, fin dalle prime pagine, induce a votare Sarfatti. Anche per evitare che il ‘presidente di tutti’ nella sua ricerca del consenso unanime delle coscienze lombarde si appropri anche della nostra cultura, dopo essersi auto-attribuito quella laica, quella cristiana, quella liberale, quella riformista, in uno dei tentativi di sintesi più coraggiosi e, insieme, superficiali della storia della politica. Essere noi stessi, per essere liberi di non essere formigoniani, insomma…

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8 marzo, gli auguri dei DS e di Uniti nell’Ulivo

Se io potrò impedire ad un cuore di spezzarsi,
non avrò vissuto invano.
Se allevierò il dolore di una vita o guarirò una pena,
o aiuterò un pettirosso caduto a rientrare nel suo nido,
non avrò vissuto invano.

Emily Dickinson

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Albiate sembra il Wyoming…

La campagna elettorale entra nel vivo. Un mese ci separa ormai dalle elezioni regionali. Noi stiamo dando fondo a tutte le nostre energie. Tra pranzi, cene, aperitivi, conferenze stampa, incontri pubblici, abbiamo già ‘macinato’ numerose iniziative in molti dei cinquanta Comuni della Brianza. Se non divento come Giuliano Ferrara a furia di pranzetti della cucina tradizionale lombarda, è già un risultato :-) Per il resto, il clima è ottimo, tante persone stanno dando un contributo importante per il successo della lista di Uniti nell’Ulivo e per la rimonta di Riccardo Sarfatti. Sul sito www.civati.it troverete tutte le informazioni di una campagna elettorale incentrata sull’ascolto e sulla partecipazione di tutti a un progetto politico finalmente capace di guardare avanti, di parlare di cose concrete e di aprire nuovi scenari per la nostra Regione e, soprattutto, per il nostro territorio. I Comuni sono tanti e sembra sempre di più una campagna elettorale on the road, con decine di appuntamenti e di incontri, in una cornice particolare: tra neve e sole, la Brianza è proprio bella. Ed è bello scoprire, in questo viaggio nello spazio ma anche nel tempo, alla riscoperta di una politica sana e vera, la differenza tra noi e gli altri. Nessun gioco di potere, nessuna lobby, soltanto tante persone che hanno voglia di cambiare. Con serenità. E per un po’ di felicità. Per tutti.

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Si parte…

E’ iniziata la campagna elettorale verso le Regionali del 3 e 4 aprile 2005. Corro per diventare consigliere regionale con Riccardo Sarfatti. La mia circoscrizione elettorale comprende Monza e i Comuni della Brianza. Il clima è ottimo, il sostegno di tutti, la voglia di fare bene grande.

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è una lunga storia

Due anni e mezzo fa, ora più, ora meno, la vittoria storica di Faglia.

Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata molta – anche senza far riferimento al tragico fenomeno alluvionale del novembre 2002 e agli imponenti lavori di riqualificazione del greto del Lambro di cui il Comune si è fatto carico, in modo pressoché esclusivo, in un Paese che ormai di federale ha solo la stupidità.

Ne è passata molta di acqua, anche dal punto di vista amministrativo.

C’è stata un’altra vittoria elettorale, quest’anno, e una crescita sul piano politico notevole del centrosinistra in città.

C’è stata una crisi affrontata in breve tempo e, credo, nel migliore dei modi, nonostante la sua gravità e il rischio (puntualmente evitato) di cedere a lusinghe cencellistiche.

Ci sono state nuove opere pubbliche, ‘grandi’, ma soprattutto ‘utili’, come gli interventi che interessano o interesseranno viale Campania e viale delle Industrie.

Ci sono state opere terminate da questa amministrazione, ricevute dalla giunta che ci ha preceduti o da quella ancora precedente (il ‘monumento’ in questo senso è il centro natatorio di S. Albino, frutto della campagna di opere pubbliche neo-assiro-babilonesi promossa dalla giunta Mariani, che doveva finire nel 1999 e che la giunta precedente non è riuscita, come tutto il resto, a portare a termine: fra qualche mese, ora che è finito l’impianto, ci andremo tutti a fare due bracciate).

C’è stato e c’è un sindaco ‘non politico’, capace però di rappresentare la coalizione e, soprattutto, la città, come pochi altri in passato sono riusciti a fare.

C’è stata e c’è una giunta di neofiti, che ha però dimostrato di essere all’altezza dell’impegno: chi aveva puntato sull’inesperienza, deve ricredersi. Chi pensava ad una scarsa capacità di governo da parte del centrosinistra – nella nostra città abitutato, si può dire da sempre, all’opposizione – deve ammettere che lo schieramento ha avuto il coraggio di farsi carico degli interessi della città, anche quando ciò ha significato dolorose rotture o momenti di difficoltà.

Ci sono state molte cose buone, e qualcuna da correggere e da cambiare, perché bisogna sempre saper riconoscere i propri limiti.

Una per tutte. C’è stato un consiglio comunale svilito nelle sue funzioni di dibattito costruttivo e di sede principale della politica cittadina. Un po’ per il filibustering ‘a nastro’ della minoranza, guidata non dai 10 consiglieri di Forza Italia, ma dal consigliere dell’Estrema (AN) in un’azione a senso unico di contrasto delle iniziative della giunta, a prescindere dal merito. Un po’, va detto, per alcune timidezze della maggioranza, di cui è giusto assumersi tutta la responsabilità. Un po’ perché, in un clima così, gli inviti alla calma e al confronto (che personalmente ho sempre auspicato) sono spesso apparsi velleitari e poco ‘opportuni’.

E’ insomma una lunga storia, quella di questi due anni e mezzo. E una lunga storia ci attende nei prossimi: progetti, dibattiti e confronti.

Saranno anni altrettanto appassionanti per la città: le regole (PRG innanzitutto). la nuova provincia, la sfida di una viabilità diversa e più razionale (PUT).

Una stagione in cui mi auguro sarà ancora più stretto il confronto con la città, nelle sue varie ‘istanze’, come si diceva una volta, alla ricerca di una politica partecipativa, consapevole dei problemi più urgenti e insomma più giusta e normale, in un Paese in cui ormai il dibattito politico appartiene al genere della fiction pura e semplice e riesce a prescindere totalmente dalle reali necessità e dai bisogni emergenti.

Una stagione in cui mi auguro questa città possa fare grandi passi in avanti, per quanto riguarda la coppia concettuale ambiente-qualità della vita, che deve essere sempre al centro della nostra proposta politica (per me è diventato una sorta di mantra, che deve ispirare ogni singola mossa amministrativa). Non certo in senso superficiale, ma in profondità: puntando, ad esempio, all’estensione del ‘benessere’ alle zone meno fortunate della città, ma considerando anche che benessere significa risparmiare tempo e denaro per muoversi, avere a disposizione servizi comunali efficienti perché tecnologicamente avanzati (magari cominciando dal nostro sito internet che si basa ancora sulla tecnologia delle incisioni camune), sapere che si vive in una città che si prende ‘cura’ dei bisogni dei cittadini, programmando il proprio sviluppo e cercando ove possibile di anticipare i tempi per quanto riguarda la qualità delle soluzioni e delle proposte.

E quando ci prenderanno in giro per le piste ciclabili, come si ostinano a fare in modo ossessivo i consiglieri di minoranza (e segnatamente un consigliere che forse in bicicletta non ci sa proprio andare…), salteremo sulla nostra bicicletta e li semineremo.

E quando ci diranno che il verde di quartiere è una cosa di poca importanza, andremo a fare una passeggiata nel giardino sotto casa.

E quando ci diranno che i parcheggi sotterranei potevamo risparmiarceli, ci godremo vie e piazze restituite alla città e ai pedoni.

Una città della cura, che riguardi anche un tasso più alto di civismo e di attenzione agli spazi comuni, attraverso campagne mirate e testimonianze esemplari, come quella del nuovo centro civico di San Rocco, che sta diventando davvero punto di ritrovo, di iniziativa culturale e sociale per una di quelle zone che fino a qualche anno fa si davano per perse e che invece risulta una delle più curate (appunto) dell’intera città.

Se dovessi redigere la mia personale agenda politica, la Monza che riconsegneremo a chi ce l’ha affidata nel 2002, dovrà essere questo e un’altra cosa ancora. Ovvero una città capace di aperture sul mondo – la pace e la fame, attraverso interventi concreti di cooperazione decentrata che per altro sono già avviati – e capace di affrontare la sfida dei diritti al proprio interno, alla luce delle profonde trasformazioni che interessano la nostra società: diritti civili e però anche diritti sostanziali, in un periodo nel quale è davvero difficile arrivare alla fine del mese e riuscire a pensare al futuro per programmare la propria vita.

Per quanto riguarda il centrosinistra, Monza è da tutti, anche a livello nazionale, spesso evocata come un modello. Per questo, non ci dobbiamo fermare. Per questo la Grande alleanza del centrosinistra, che proprio a Monza è stata ‘battezzata’ nel 2002, grazie anche all’impegno dei partiti tradizionali e alle scelte innovative che essi hanno compiuto, questa Grande alleanza deve essere più visibile, trovare sedi di coordinamento politico più evidenti (ad esempio, in consiglio comunale), dare di sé un’immagine di unità e, soprattutto, di ‘senso’. Una Grande alleanza che, dobbiamo sempre ricordarlo, non ha certo i connotati definiti e definitivi di qualcosa che già c’è, ma che nella sua natura ha quale dato fondamentale la ricerca di altre soglie di consenso e, cosa ancora più importante, di contributo politico. E’, cioè, un’alleanza in divenire, che deve sapersi assumere gli stimoli e le proposte di un elettorato sempre più vasto che legittimamente pretende di essere ascoltato.

E’ come vedete una lunga storia, quella che ci ha preceduti e quella che ci attende.

E’ una lunga storia, del resto, è anche il titolo di un famoso romanzo di Grass. In tedesco suona come Ein weites Feld, che potremmo anche interpretare come campo grande, esteso, come quello che a Monza si chiama Cascinazza, una delle “missioni possibili” della giunta Faglia, possibili come la città che sta cercando di trasformare.

Anche questo farà parte del dibattito politico della nostra città – almeno della parte che di politica si occupa – sapendo che è possibile nei prossimi anni chiudere una vicenda annosa, che alla fine non ci consegni i 100 palazzi dell’ennesima città gioiello (sigh) berlusconiana, ma il secondo parco urbano della città per dimensioni, e il primo per il lavoro che è stato fatto per salvaguardarlo, da parte degli stessi che ora siedono al secondo piano di Piazza Trento e Trieste.

Un campo grande e ampio.

Strawberry Field forever.

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Dopo Faglia, Penati

Alla fine, dopo aver vinto al primo turno, Penati si aggiudica la vittoria anche al ballottaggio. A nulla sono valsi gli apparentamenti più disparati e insoliti che Colli ha collezionato tra primo e secondo turno, mettendo insieme medici, padani, craxiani, liste che avevano artatamente adottato il simbolo della pace e dell’ecologismo.

Il voto leghista, soprattutto, non ha scelto il presidente uscente e in alcuni seggi di Monza ha anzi chiaramente promosso Penati, che avanza non solo in termini percentuali, ma anche in voti assoluti.

E’ un risultato importante e a tratti straordinario, perché conferma e rilancia la vittoria alle elezioni comunali del 2002, che la CdL continuava a considerare un’eccezione. Questa vittoria offre alla precedente un conforto tutto-politico. Le elezioni provinciali sono infatti elezioni amministrative, ma sono quelle su cui l’espressione politica è più netta, perché più sfuggenti sono i contenuti e le deleghe che i cittadini sanno essere attribuite alla Provincia.

Ancora una volta si comprende, da una parte, come l’arroganza di una Presidente che ha sempre trattato male Monza (soprattutto da quando c’è Faglia) non paghi e, dall’altra, si conferma l’apertura di credito che i cittadini monzesi ribadiscono nei confronti del centrosinistra. Anche quando il centrosinistra è rappresentato da una componente dichiaratamente di “sinistra” (Penati è segretario della Federazione milanese dei DS), a patto – dato fondamentale – che essa sia unitaria. “Uniti si vince” ci ripete come ossessionato da un mantra Armando Pioltelli e ha perfettamente ragione.

Nel 1999 quando Tamberi perse, si disse che i voti che mancavano erano quelli di Monza, dove Colli vinse nettamente. Dopo cinque anni, possiamo dire che Monza non manca e anzi tiene il passo di una Provincia in cui Penati si afferma praticamente ovunque.

Confronti con il passato è facile farli, ora, pensando al Formigoni del 2000 al 62%, a Schmidt e Mantica eletti nel 2001 con molti voti di scarto, a una tendenza che aveva contraddistinto tutte le elezioni della Seconda Repubblica.

Il risultato è ancora più importante per un ultimo, decisivo elemento: la Destra in consiglio comunale sostiene che governando perdiamo consensi, che più staremo in piazza Trento più avremo problemi ad ogni confronto elettorale. Il primo, devono ammettere, li sconfessa completamente. I prossimi, andranno ancora meglio: anche perché la coalizione che sostiene Faglia non aveva da offrire in questa tornata argomenti elettoralistici pret-à-porter né una grande mole di realizzazioni di quelle che, per intenderci, “si vedono”. Se però la città ha deciso di confermare la fiducia al centrosinistra, lo ha fatto perché ha compreso il senso di questi due anni di lavoro e di un’attesa che sarà finalmente premiata nei prossimi mesi: viale Campania, la “nuova” stazione, il “vivaio”, i progetti dell’urbanistica sono alle porte, e ci daranno ancora più visibilità e ancora più forza.

Come trascurare poi il fatto che questa legislatura della Provincia avrà un significato particolare proprio per Monza? La scelta di Penati nel capoluogo della nuova Provincia ci porta a pensare a un lavoro serio e competente, che partirà immediatamente, per centrare in pieno la sfida di “Monza e Brianza 2009”. E pensare che la CdL aveva approvato la nuova Provincia a scopi dichiaratamente elettorali, per chiudere (poi non sono riusciti a fare nemmeno quello, com’è noto) un accordo con la Lega. Il loro problema è che, oltre agli slogan, ci vogliono i contenuti. E chi in questa campagna elettorale li ha raffinati e presentati ai cittadini ha avuto, ancora una volta, ragione.

Ora, sappiamo di avere responsabilità ancora più grandi. Sappiamo di dovere andare avanti con il passo giusto, adottando le soluzioni che la città ci chiede, rilanciando un percorso amministrativo che ci porti a rispettare – per filo e per segno – gli impegni elettorali: quelli del 2002 e quelli del 2004. Per farlo abbiamo bisogno di unità, di un confronto sempre “acceso” all’interno della maggioranza e di una grande concretezza: quella rappresentata, se vogliamo, dalla figura e dal curriculum del nuovo Presidente, Filippo Penati.

Da ultimo ma, come si suol dire, non certo per ultimo: le elezioni non si vincono da sole. Non basta la crisi del berlusconismo e il voto di opinione; non è sufficiente una tendenza nazionale. A Monza si è vinto anche perché centinaia di persone hanno deciso di dedicare molto del loro tempo, in questi ultimi tre mesi, per ottenere la vittoria. A loro va il merito politico di avere battuto Colli (e Berlusconi) nella nostra città. E a loro, credo, deve andare tutto il nostro ringraziamento. Anche perché i “nostri” sono corretti e attenti a non danneggiare i sostenitori altrui, altri invece continuano a comportarsi in modo indegno. Di fronte alla distruzione di gran parte dei nostri manifesti nella notte tra venerdì e sabato in molte vie della nostra città, c’era da incazzarsi parecchio. Ma poi è arrivato Maggioni, segretario della Margherita, che ha così commentato; “Loro ci stracciano i manifesti, noi li stracciamo alle elezioni”. Alla fine, è andata proprio così.

Grazie a tutti.

[anche su arengario.net]

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9704 GRAZIE A MONZA

Dopo il primo turno delle elezioni provinciali 2004 è venuto il momento di ringraziare i monzesi per il loro voto e l’adesione al nostro progetto politico. Come segretario dei DS e candidato devo dire che la nostra campagna elettorale è stata davvero di grande qualità, soprattutto per l’attenzione che la città ha dimostrato nei confronti delle nostre proposte. Il dato percentuale – 16,1 – conferma i DS quali primo partito del centrosinistra. Un dato che sarebbe stato certo migliore se vi fosse stata minore dispersione (33 liste, 11 in più del 1999, in cui i DS si attestarono al 16,77 %) e più chiarezza sulle modalità di votazione: delle 33 liste, 11 si presentavano con Penati; i DS alle Europee presentavano un simbolo diverso – Uniti nell’Ulivo – insieme a Margherita e SDI, a cui abbiamo dedicato gran parte della nostra campagna elettorale locale e nazionale; moltissimi voti sono andati al solo Penati, senza l’attribuzione di un voto alle liste del Consiglio. I 9704 voti contribuiscono però allo straordinario successo di Filippo Penati, che arriva al 41% e che, anche a Monza, batte la Colli. Grazie, quindi, a tutti coloro che hanno voluto dare il loro contributo.

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Con Penati, anche al ballottaggio

Si prosegue nella corsa elettorale per la Provincia di Milano. Penati batte Colli anche a Monza, con un risultato (41%) che conferma la tendenza monzese di un passaggio dei voti al centrosinistra. Se si pensa che nel 1999 Colli – che si presentava senza Lega come questa volta – aveva il 48% dei suffragi, si capisce di quali proporzioni sia il crollo verticale del centrodestra, fermo oggi al 39,7%. Insomma, si riparte, consapevoli di potercela fare, anche a Monza, per eleggere Penati presidente.

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Berlusconi, comizio al seggio: vergogna

Berlusconi comiziante davanti al proprio seggio elettorale: evidentemente dovevamo vedere anche questa, nel primo giorno delle votazioni del 2004. Ancor più incredibile però il commento di Sandro Bondi, di fronte alle accuse del centrosinistra: «E’ sintomatico di questa sinistra cercare di montare uno scontro politico nel mentre sono aperte le urne. Invito a non turbare con polemiche strumentali e pretestuose queste giornate di voto». Basta con queste prese in giro, con questi rovesciamenti della realtà: non ne possiamo più di essere insultati da persone che accusano gli avversari delle cose che sono i primi a commettere. L’invito a «non turbare» Bondi lo tenga per sé e per l’incontenibile esibizionismo di Berlusconi. A noi ci lasci votare. In pace, come stanno facendo gli italiani che non si permettono di fare comizi di fronte al proprio seggio. Un dato è certo: sono la maggioranza. Si prepari anche Bondi.

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