Chi paga e chi no

Mi scrive Rita Castellani:

Ma bene! Ora possiamo stare tranquilli, che Berlusconi sulla villa di Arcore (già Casati Stampa) non pagherà IMU. E anche Brunetta potrà riscattare il mutuo che, a suo dire, era stato costretto a fare per pagarla.

Ma chi paga l'IMU, allora? Esempio: se in città vivete in un appartamento in affitto, perché comprare la casa aveva costi proibitivi; e avete investito i risparmiucci dei vostri genitori in una casetta al mare, dove portate i bambini ogni estate, ecco! voi la pagate l'IMU, e salata anche, perché di seconda casa pur sempre si tratta.

E di sicuro la pagano le imprese, e sopra alla metà dell'IMU pagata ci ripagheranno anche l'IRPEG. Come del resto già fanno sull'intero importo dell'IRAP. Caso unico al mondo dove le imprese, sì quelle entità che dovrebbero crescere e prosperare per dar lavoro alla gente, sono soggette a doppia tassazione sul valore del fatturato e, ora, anche del capitale produttivo.

Le imprese, poi, portano sulle spalle anche tutto il peso della contribuzione per un welfare inefficiente e iniquo, di cui nessuno sembra volersi interessare. E non è che si può pensare di togliere il peso a loro e scaricarlo sui lavoratori, che già si trovano con le retribuzioni nette tra le più basse d'Europa.

E poiché di spostare almeno parte di questo gravame fiscale sul capitale immobiliare e finanziario improduttivo, e sulle relative rendite, a questo punto non si potrà nemmeno più parlare (dovesse mai venire l'orticaria a qualche amico degli amici), la realtà è che:

è fuori da ogni intenzione programmatica di questo Governo di larghe e in questo caso bassissime intese sostenere il sistema produttivo e il lavoro di questo paese.

Poi ci meravigliamo se le imprese hanno approfittato della pausa estiva per trasferirsi all'estero? Questi i fatti, il resto è fuffa, comprese le inquietudini giudiziarie di Berlusconi e le relative dichiarazioni di Epifani.

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Imu, Imho

Questa scelta sull'Imu è molto sbagliata (e discutibile anche tecnicamente).

Ormai anche Monti ci scavalca a sinistra e ha ragione chi dice che quelli come me sono stati sconfitti (anche se al solito Scanzi ricordo che il M5s è favorevole all'abolizione totale dell'Imu sulla prima casa, eh). Con loro, ha perso la maggioranza degli italiani e chi chiedeva più equità in materia fiscale e un intervento che riguardasse la riduzione delle tasse sul lavoro e sulla produzione, non sul patrimonio, soprattutto di chi sta bene e si può permettere di pagare l'Imu.

Peccato che per salvare il governo si facciano scelte del genere, senza alcun senso e senza alcuna motivazione se non la propaganda elettorale del nostro alleato.

Guarda caso, Alfano parla di missione compiuta e Letta dice, sollevato, di non avere più scadenza: in effetti, dal punto di vista politico, per quanto mi riguarda, siamo scaduti già.

E chissà, a questo punto, cosa diavolo succederà sulla decadenza. Perché non c'è scadenza e non c'è limite. Né coerenza con quello che diciamo, da una settimana all'altra.

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La prossima data fatidica

È il 30 agosto, termine delle decisioni sull'Imu.

Come per il 30 luglio della Cassazione, sarà un altro passaggio decisivo (ma anche no) per il governo.

Leggete Massimo Giannini, che ribadisce quello che da queste parti ripetiamo da tempo:

Se sarà confermato il parziale miglioramento del Pil del secondo trimestre (diminuito dello 0,2% invece del temuto 0,4%) e se l’andamento delle entrate del secondo semestre confermerà il trend di quelle del primo, l’eventuale extra-gettito da 8-10 miliardi dovrà essere impiegato per ridurre il cuneo fiscale, non certo per eliminare un’imposta sugli immobili che (sia pure graduata in modo diverso e magari in funzione della condizione economica del nucleo familiare) esiste in tutti i Paesi d’Europa.

Chi ha case d’altissimo pregio e redditi molto elevati è giusto che paghi un tributo. Ne va dell’equità sociale del sistema che il governo tecnico di Monti ha colpevolmente ignorato e che invece il governo politico bipartisan non può assolutamente dimenticare. Ma questo, nei prossimi giorni e spurgata la prima ondata di polemiche, l’esecutivo dovrà dirlo chiaro, e scriverlo nero su bianco in un decreto legge. Per quanto completo e accurato, un documento non basta a salvarsi l’anima. Letta e Saccomanni dovranno assumersi le loro responsabilità di fronte alla maggioranza e di fronte agli italiani.

Le reazioni della destra sono già furenti, anche se inconcludenti. Prima, in campagna elettorale, il Pdl ha trasformato la soppressione della tassa sulla prima casa in un vessillo ideologico e demagogico, da agitare al cospetto di un elettorato disincantato e deluso, dopo l’ubriacatura bugiarda degli anni 2000, quando Berlusconi sbancava le urne promettendo “meno tasse per tutti”. Poi, dopo il voto, l’ha trasformata nell’atto “fondativo” della Grande Coalizione, giudicandola indiscutibile e irrinunciabile per recuperare terreno nelle categorie più abbienti, dove l’emorragia elettorale è stata più copiosa. Per le tasse come per le condanne del Cavaliere, il partito berlusconiano, disperato e disarticolato, continua dunque a far crescere le tensioni, anche se non riesce a farle esplodere. Di qui al 30 agosto sentiremo ripetere fino alla noia “o salta l’Imu, o salta Letta”. Per ora non saltano né l’uno né l’altro. Ma resistere a questo logoramento continuo, e a questo stillicidio quotidiano di penultimaum, è sempre più difficile. Anche per un governo che non ha alternative. Non basta una necessità per fare una virtù.

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Rosarno, Nardò, Saluzzo

Tutto il mondo è paese. Di braccianti. Di condizioni inaccettabili. Di diritti del lavoro che non ci sono più e, in alcuni casi, non ci sono mai stati.

A Saluzzo però l'amministrazione comunale sta cercando di provvedere, con grande fatica e con i pochi mezzi che i tempi impongono. Seguiremo (come ogni estate) questa vicenda, cercando, se si può, di fare qualcosa di utile.

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Un Paese fondato sul lavoro, non sfondato dalle tasse

Lo vogliamo dire (ancora più) chiaro, in questi ultimi dieci giorni di campagna elettorale, che le tasse da abbassare in Italia sono quelle sul lavoro e su chi fa impresa, e non quelle sul patrimonio?

Che, oltre all’esenzione dell’Imu sotto i 500 euro (che per altro ricalca una misura del centrosinistra del 2006), sarà questo il nostro mantra dei prossimi anni?

Perché siamo stati a lungo fuori dal mondo, come si vede dalla tabella qui sotto.

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Lo schema Boeri

Tito Boeri nel suo ultimo articolo del 2011 per Repubblica mette in fila quattro cose da fare subito. Che sono:

– contratto unico e superamento del dualismo del mercato del lavoro;
– investimenti in formazione per aumentare la produttività (da collegare più strettamente ai salari, come previsto peraltro dall’accordo tra Confindustria e sindacati dello scorso settembre);
– salario minimo, come avviene in quasi tutti i Paesi europei;
– legge sulle rappresentanze sindacali.

E sulle liberalizzazioni, a proposito dei tassisti, riprendendo una sua antica proposta, dice che si possono assegnare ai tassisti quote delle licenze di nuova emissione, per aprire il mercato senza penalizzare nessuno.

A me sembra uno schema semplice, nitido ed equilibrato. Un messaggio forte al Pd, al Governo e anche alle parti sociali. Perché non iniziare il 2012 partendo da qui?

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