Wind!

Il progetto VenTo, di cui da queste parti si parla da tempo, finisce sulle pagine del Guardian. E finalmente se ne parla anche nei ministeri.

It would take you from the stately squares of Turin to the waterways of Venice; from the shadow of the Alps to the open skies of the Po delta, with the palaces of Ferrara and violins of Cremona just waiting to be admired en route. A plentiful supply of pasta, polenta and pork would help your stamina but you might consider an extra pannier for the bottles of Barolo.

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Decreto del fare anche cose sbagliate

Lucrezia Ricchiuti in Senato, l'altro ieri, a proposito della questione della "sagoma":

30.6 è il numero del mio emendamento votato a maggioranza nelle commissioni riunite I e V con il parere favorevole del governo. Il numero 30 si riferisce all'articolo del Dl Fare.

Il mio emendamento boccia il testo votato dalla Camera e ripristina l'articolo del Testo unico dell'edilizia. Sembra complicato ma non è così. La norma del decreto mette sullo stesso piano la ristrutturazione con la demolizione e ricostruzione.

Chi demolisce può ricostruire un edificio nuovo come se fosse una semplice ristrutturazione ma cambiando anche la sagoma. Con l'emendamento ho cancellato questa bella novità: mi hanno appoggiata associazioni, movimenti, assessori che si battono per il rispetto delle regole: ho ricevuto non so neanche più quante email e messaggi di sostegno. Una sola email contraria.

Oggi quando è arrivato il momento di votarlo in aula il Presidente ha chiesto, senza spiegarne le motivazioni, l'accantonamento di tutti gli emendamenti all'art. 30. Qualcuno evidentemente ci ha ripensato e ha messo il veto. Domani si ricomincia.

Lucrezia Ricchiuti, ieri:

Il mio emendamento è stato ritirato. Si è presentato in aula addirittura il ministro Lupi per esercitare la giusta pressione e quando ha avuto le necessarie rassicurazioni è sparito.

Il decreto del fare modifica sostanzialmente il Testo unico dell'edilizia. Perché io ero contraria e volevo che non si modificasse nulla? Perché ritengo inappropriato includere nella nozione di ristrutturazione edilizia anche interventi che comportano demolizione di interi fabbricati e l'edificazione, in loro vece, di altri edifici con sagoma completamente diversa.

La Corte Costituzionale, del resto, con sentenza 309 del 23 novembre 2011, nel dichiarare l'illegittimità costituzionale della normativa della Regione Lombardia, analoga a quella oggi proposta, si è soffermata sulla valenza per la morfologia del paesaggio della definizione degli interventi edilizi.

Si pensi che, con la nuova formulazione, diverrà possibile, sotto le spoglie della ristrutturazione, alterare profondamente la fisionomia di centri storici di tanti comuni italiani, che presentano notevole rilevanza sotto il profilo dell'identità culturale del nostro Paese.

Non si condivide neppure l'assimilazione agli interventi di ristrutturazione della ricostruzione di edifici crollati o demoliti: la norma, così formulata (senza alcun riferimento temporale e spaziale) si presta ad incertezze applicative, ad abusi e forzature.

Il problema non è la sostituzione degli edifici ma il fatto che deve essere fatta considerandoli nuovi edifici, e quindi con il rispetto degli indici urbanistici definiti dal piano regolatore, non come ristrutturazione di vecchi edifici con il mantenimento della volumetria esistente con sagoma diversa.

Classificarli come ristrutturazione edilizia consente di pagare meno oneri ma anche di non sottoporre il progetto ad una pianificazione urbanistica da parte del comune, che potrebbe definire una nuova distribuzione degli edifici con un piano attuativo.

Con la ristrutturazione invece i progettisti possono fare quello che vogliono.

L'alternativa è tra un rinnovo della città deciso dagli architetti e dagli immobiliaristi con una totale deregulation urbanistica, oppure un rinnovo pianificato dagli urbanisti ascoltando la città tramite la procedura delle osservazioni e controdeduzioni e passando dal Consiglio comunale.

Con la decisione della modifica di alcuni articoli del Testo unico dell'edilizia, abbiamo la dimostrazione lampante che la lobby dei costruttori è riuscita nel suo intento con l'avallo di un accordo tra due ministri della maggioranza di due colorazioni diverse.

Ecco cosa sono le larghe intese.

Ecco, noi la sagoma non la cambiamo. Né quella urbanistica, né quella politica. E ci dispiace molto che il Pd attuale avalli certe soluzioni. Perché se andiamo avanti così, sarà difficile tornare indietro.

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Se Vento fa rima con Parlamento

Oggi ho avuto il piacere di incontrare Paolo Pileri e i suoi collaboratori, alla Camera, per tornare a parlare di Vento.

E mi è venuto in mente che se anche De Gregori se la prende con le biciclette, c’è molto da fare (e da pedalare).

Speriamo che il ministro Bray, che Pileri e “quelli di Vento” hanno incontrato oggi, sappia far valere un punto di vista diverso.

Il cicloturismo (che per altro non è riducibile alla ciclabilità urbana) vale, secondo la Ue, 44 miliardi di euro all’anno, per i paesi europei. Sarebbe un peccato che l’Italia continuasse a non capirlo.

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Ci siamo dimenticati l’ambiente

Eh, già, che strano vero, non capita mai…

Ecco quello che mi scrive Mirko Tutino da Reggio Emilia.

La proposta di legge regionale che con Alberto Bellini, l’ecoistituto di Faenza e tanti enti locali (colo voto sempre favorevole del M5S) abbiamo presentato in Emilia-Romagna. Ora torna d’attualità. Credo che potremmo lavorarci per adattarla al livello nazionale: si trova qui.

C’è anche l’arcinota proposta di legge del Comitato per l’acqua. La trovi qui.Lo stesso si può fare sul consumo di suolo e sul governo del territorio, a partire da quanto scrivi anche tu e quanto ha proposto Paolo Pileri in questi ultimi mesi.

Si può fare.

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La bicicletta ce la chiede l’Europa

Ieri è stata una giornata fondamentale per la cultura della bicicletta: la Commissione europea ha approvato le lineeguida per le infrastrutture europee del futuro. E le infrastrutture ciclabili sono state incluse nel Trans-European Transport Network (‘TEN-T’).

Questo significa che da oggi abbiamo la possibilità di dire e far capire che le infrastrutture ciclabili sono opere pubbliche al pari di tutte le altre (ma sappiamo bene che sono ‘migliori’ di molte altre e a zero impatto). Da oggi il grande progetto Eurovelo (qui) che interessa tutti gli Stati europei e prevede una grande rete ciclabile (che richiede investimenti per 1,5 miliardi a fronte di un ricavo annuo di 5 miliardi di euro) che passa nell’Italia più bella, ha possibilità di essere realizzato. Ciò significa che potranno svilupparsi grandi dorsali a cui potranno attaccarsi le nostre ciclovie e ciclabili locali.

Ci saranno quindi investimenti inediti per noi. Dobbiamo però subito avere l’approccio giusto. Oggi i soldi sono pochi e dobbiamo spenderli bene, farli fruttare bene. Quindi dobbiamo lavorare ad un programma di infrastrutturazione unitario, condiviso, efficace e capace di guardare al futuro con progetti forti e convincenti.

Dobbiamo sviluppare ogni forma di collaborazione con il turismo, le amministrazioni locali, le economie sane e verdi. C’è molto da fare e molto è da fare con un nuovo approccio. Dobbiamo mettere a lavorare insieme le migliori forze culturali, tecniche e politiche del Paese per raccogliere la sfida europea e moltiplicarla. Non possiamo permetterci sbagli e tantomeno sperperare questi finanziamenti. Quindi lasciamo spazio (anzi, pista) alle idee, prima di tutto.

Ieri è stata una giornata positiva e, per certi versi, memorabile. Da oggi quella positività e quello slancio è in carico a noi.

A breve farò proposte con l’aiuto di tutti voi, partendo da quel Vento che deve iniziare a soffiare sulla pianura padana.

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Sembra che non ce ne importi

Il consumo di suolo è tema di molti convegni, di alcune nobili iniziative politiche, di sparuti provvedimenti legislativi.

Ma nel giorno in cui Legambiente e l’Istituto Nazionale di Urbanistica presentano il loro Rapporto annuale, proprio qui, al Pirellone, non posso non citare Paolo Pileri, che così afferma:

La mancanza di dati affidabili e aggiornati sugli usi del suolo impedisce alla politica di ‘vedere’ la gravità del fenomeno e di correre ai ripari: per capirci, è come se si volesse contrastare l’inquinamento senza disporre di una rete di rilevamento della qualità dell’aria.

Ora pare che l’Istat si muova. Un po’ tardi, ma ci auguriamo con l’urgenza necessaria.

Quanto al latte versato e al suolo consumato, vi do alcuni dati, così, en passant: in provincia di Milano negli ultimi dieci anni (1999-2009) sono stati consumati 7323 ettari, una superficie pari a metà della città di Milano. Il suolo agricolo segna un -6839 ettari, gli ambienti naturali -738 ettari. La Provincia di Monza, la provincia del sacro suolo da difendere, della verde Brianza, detiene un non invidiabile record: è al 55% di suolo consumato, e nonostante questo ogni giorno l’urbanizzazione cresce, in provincia, occupando uno spazio pari a 3,2 volte la piazza del Duomo di Monza.

Cambiare si deve. Ma per cambiare, a volte, ci si deve fermare. E bisogna evitare quello che sta succedendo intorno alle autostrade della Lombardia, anzi, intorno ai progetti delle future ed eventuali nuove autostrade della Lombardia: che i Comuni preparino, ancor prima che si aprano i cantieri delle infrastrutture, varianti che hanno il solo scopo di aprire alla speculazione edilizia. Autostrade con contorno, le abbiamo spesso chiamate, opponendoci, in Consiglio. Ma non basta.

Un sentimento popolare, ci vuole, perché se andiamo avanti così non riconosceremo più il nostro paese (e il nostro Paese). Ed è il caso di ricordarci, dopo anni di inutile e dannosissima propaganda del “facciamo da soli”, che il Paese dipende proprio dal paese. Non è poi così difficile.

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Una ‘nuova’ infrastruttura

In bicicletta da VENezia a TOrino lungo il fiume Po passando per EXPO2015.

Paolo Pileri ci invita alla presentazione del progetto che si terrà il prossimo venerdì 11 maggio, alle ore 10, presso il Politecnico di Milano.

Una pista ciclabile di 679 km che potrebbe essere realizzata con l’impegno dello Stato italiano, delle 4 regioni attraversate dal fiume, delle province, degli enti fluviali, di tutti i comuni, delle associazioni dei cittadini e delle imprese.

In parte la ciclabile già esiste, in parte deve essere realizzata e in parte messa in sicurezza. Le condizioni per realizzarla richiedono un investimento molto contenuto: qualche decina di milioni di euro per ottenere in pochi anni la più lunga ciclabile del sud Europa. Una ciclabile che collegherebbe città artistiche meravigliose: Venezia, Ferrara, Mantova, Sabbioneta, Cremona, Pavia, Valenza, Casale Monferrato, Torino.

Un’infrastruttura a bassa velocità ma che produrrebbe un giro di affari annuo stimabile in due volte l’investimento iniziale. Un’infrastruttura che diverrebbe il volano per un turismo pulito, bello, ecologico e motore per tante economie diffuse… vere green economy.

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L’odg #salvaciclisti

Il Consiglio Regionale della Lombardia

a conoscenza che:

lo scorso 2 febbraio 2012 il quotidiano londinese “The Times” ha lanciato una campagna denominata “Cities fit for cycling” anche a seguito di un grave incidente subito in novembre da una sua giornalista ora in coma, chiedendo al governo inglese una serie di azioni da porre immediatamente in campo per tentare di fermare una strage che ha fatto registrare, in 10 anni, ben 1.275 vittime;

a conoscenza inoltre che:

successivamente l’appello che ha lanciato la campagna “Cities fit for cycling” è arrivato anche in Italia, e adattato alla situazione italiano e denominato come appello della campagna “#salvaiciclisti”, rilanciata da decine di blogger e di siti dedicati al mondo della mobilità ciclistica raggiungendo in pochi giorni decine di migliaia di adesioni, che di giorno in giorno stanno aumentando;

visto che:

in Italia l’appello, tradotto ed adattato, prevede 8 punti programmatici pensati in modo da fare diminuire il numero di incidenti che coinvolgono i ciclisti. Anche perché in Italia il dato inglese drammaticamente raddoppia. In 10 anni in Italia sono stati 2.556 i ciclisti vittime della strada. Nel 2010 il nostro è stato il terzo Paese europeo per numero di morti tra i ciclisti che percorrono le strade, 263 contro i 462 della Germania e i 280 della Polonia;

nel 2010, in base a dati ISTAT, in Lombardia si sono avuti 4138 incidenti stradali che hanno visto coinvolti i ciclisti;

l’indice di gravità degli incidenti rilevati tra veicoli per quanto riguarda le bici è tra i più alti, secondo solo a quello fatto segnare dai motocicli;

posto che:

in Lombardia la ciclabilità è stata riconosciuta non solo come parte integrante della moderna mobilità quotidiana ma come soluzione efficace e a impatto zero per gli spostamenti cittadini personali su mezzo privato attraverso l’approvazione della legge n.7/2009;

attualmente è stato presentato presso il Senato della Repubblica un disegno di legge sottoscritto da senatori di diverse forze politiche, di maggioranza ed opposizione che riprende i punti elencati nell’appello della campagna “#salvaiciclisti”.

Tale appello, rilanciato e sottoscritto tra gli altri dalla Gazzetta dello Sport ha come contenuto i seguenti otto punti:

1. Gli autoarticolati che entrano in un centro urbano devono, per legge, essere dotati di sensori, allarmi sonori che segnalino la svolta, specchi supplementari e barre di sicurezza che evitino ai ciclisti di finire sotto le ruote.
2. Gli incroci più pericolosi devono essere individuati, ripensati e dotati di semafori per i ciclisti e di specchi che permettano ai camionisti di vedere sul lato.
3. Indagine nazionale per determinare quanti vanno in bici e quanti vengono uccisi o feriti.
4. Il 2% del budget dell’ANAS dovrà essere destinato a piste ciclabili di nuova generazione.
5. Migliorare la formazione di ciclisti e autisti e la sicurezza dei ciclisti come parte fondamentale dei test di guida.
6. Limite di velocità massima nelle aree residenziali sprovviste di piste ciclabili a 30 km/h.
7. Invitare i privati a sponsorizzare la creare piste ciclabili e superstrade ciclabili prendendo ad esempio lo schema di noleggio bici londinese sponsorizzato.
8. Ogni città nomini un commissario alla ciclabilità per promuovere le riforme.

impegna il Consiglio regionale:

ad aderire ufficialmente alla campagna “#salvaiciclisti”;

impegna il Presidente e la Giunta regionale:

a mettere in essere tutte le iniziative necessarie per arrivare all’inserimento dei punti contenuti nell’appello all’interno della legislazione nazionale.

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