Non c’è solo l’Imu

Nel decreto sull'Imu.

C'è anche di molto peggio.

Come la decisione di finanziare la misura con l'aumento delle accise (peggio dell'Iva, come effetto sui prezzi), e con l'anticipo di Ires e Irap.

Come previsto, per di più, niente deducibilità dell'Imu pagata dalle imprese.

E poi, e questo è veramente il massimo, c'è la diminuzione della cedolare secca dal 19% al 15% (che significa maggiori entrate da affitto per i proprietari degli appartamenti) e la completa esenzione per i costruttori.

A me pare un pasticcio notevole. E una lunga sequenza di errori e scelte sbagliate.

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Chi paga e chi no

Mi scrive Rita Castellani:

Ma bene! Ora possiamo stare tranquilli, che Berlusconi sulla villa di Arcore (già Casati Stampa) non pagherà IMU. E anche Brunetta potrà riscattare il mutuo che, a suo dire, era stato costretto a fare per pagarla.

Ma chi paga l'IMU, allora? Esempio: se in città vivete in un appartamento in affitto, perché comprare la casa aveva costi proibitivi; e avete investito i risparmiucci dei vostri genitori in una casetta al mare, dove portate i bambini ogni estate, ecco! voi la pagate l'IMU, e salata anche, perché di seconda casa pur sempre si tratta.

E di sicuro la pagano le imprese, e sopra alla metà dell'IMU pagata ci ripagheranno anche l'IRPEG. Come del resto già fanno sull'intero importo dell'IRAP. Caso unico al mondo dove le imprese, sì quelle entità che dovrebbero crescere e prosperare per dar lavoro alla gente, sono soggette a doppia tassazione sul valore del fatturato e, ora, anche del capitale produttivo.

Le imprese, poi, portano sulle spalle anche tutto il peso della contribuzione per un welfare inefficiente e iniquo, di cui nessuno sembra volersi interessare. E non è che si può pensare di togliere il peso a loro e scaricarlo sui lavoratori, che già si trovano con le retribuzioni nette tra le più basse d'Europa.

E poiché di spostare almeno parte di questo gravame fiscale sul capitale immobiliare e finanziario improduttivo, e sulle relative rendite, a questo punto non si potrà nemmeno più parlare (dovesse mai venire l'orticaria a qualche amico degli amici), la realtà è che:

è fuori da ogni intenzione programmatica di questo Governo di larghe e in questo caso bassissime intese sostenere il sistema produttivo e il lavoro di questo paese.

Poi ci meravigliamo se le imprese hanno approfittato della pausa estiva per trasferirsi all'estero? Questi i fatti, il resto è fuffa, comprese le inquietudini giudiziarie di Berlusconi e le relative dichiarazioni di Epifani.

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Imu, Imho

Questa scelta sull'Imu è molto sbagliata (e discutibile anche tecnicamente).

Ormai anche Monti ci scavalca a sinistra e ha ragione chi dice che quelli come me sono stati sconfitti (anche se al solito Scanzi ricordo che il M5s è favorevole all'abolizione totale dell'Imu sulla prima casa, eh). Con loro, ha perso la maggioranza degli italiani e chi chiedeva più equità in materia fiscale e un intervento che riguardasse la riduzione delle tasse sul lavoro e sulla produzione, non sul patrimonio, soprattutto di chi sta bene e si può permettere di pagare l'Imu.

Peccato che per salvare il governo si facciano scelte del genere, senza alcun senso e senza alcuna motivazione se non la propaganda elettorale del nostro alleato.

Guarda caso, Alfano parla di missione compiuta e Letta dice, sollevato, di non avere più scadenza: in effetti, dal punto di vista politico, per quanto mi riguarda, siamo scaduti già.

E chissà, a questo punto, cosa diavolo succederà sulla decadenza. Perché non c'è scadenza e non c'è limite. Né coerenza con quello che diciamo, da una settimana all'altra.

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La prossima data fatidica

È il 30 agosto, termine delle decisioni sull'Imu.

Come per il 30 luglio della Cassazione, sarà un altro passaggio decisivo (ma anche no) per il governo.

Leggete Massimo Giannini, che ribadisce quello che da queste parti ripetiamo da tempo:

Se sarà confermato il parziale miglioramento del Pil del secondo trimestre (diminuito dello 0,2% invece del temuto 0,4%) e se l’andamento delle entrate del secondo semestre confermerà il trend di quelle del primo, l’eventuale extra-gettito da 8-10 miliardi dovrà essere impiegato per ridurre il cuneo fiscale, non certo per eliminare un’imposta sugli immobili che (sia pure graduata in modo diverso e magari in funzione della condizione economica del nucleo familiare) esiste in tutti i Paesi d’Europa.

Chi ha case d’altissimo pregio e redditi molto elevati è giusto che paghi un tributo. Ne va dell’equità sociale del sistema che il governo tecnico di Monti ha colpevolmente ignorato e che invece il governo politico bipartisan non può assolutamente dimenticare. Ma questo, nei prossimi giorni e spurgata la prima ondata di polemiche, l’esecutivo dovrà dirlo chiaro, e scriverlo nero su bianco in un decreto legge. Per quanto completo e accurato, un documento non basta a salvarsi l’anima. Letta e Saccomanni dovranno assumersi le loro responsabilità di fronte alla maggioranza e di fronte agli italiani.

Le reazioni della destra sono già furenti, anche se inconcludenti. Prima, in campagna elettorale, il Pdl ha trasformato la soppressione della tassa sulla prima casa in un vessillo ideologico e demagogico, da agitare al cospetto di un elettorato disincantato e deluso, dopo l’ubriacatura bugiarda degli anni 2000, quando Berlusconi sbancava le urne promettendo “meno tasse per tutti”. Poi, dopo il voto, l’ha trasformata nell’atto “fondativo” della Grande Coalizione, giudicandola indiscutibile e irrinunciabile per recuperare terreno nelle categorie più abbienti, dove l’emorragia elettorale è stata più copiosa. Per le tasse come per le condanne del Cavaliere, il partito berlusconiano, disperato e disarticolato, continua dunque a far crescere le tensioni, anche se non riesce a farle esplodere. Di qui al 30 agosto sentiremo ripetere fino alla noia “o salta l’Imu, o salta Letta”. Per ora non saltano né l’uno né l’altro. Ma resistere a questo logoramento continuo, e a questo stillicidio quotidiano di penultimaum, è sempre più difficile. Anche per un governo che non ha alternative. Non basta una necessità per fare una virtù.

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Progetto Eldorado

Ho parlato con Bruno Tabacci che mi ha raccontato la storia (incredibile) dell'emendamento che è stato dichiarato inammissibile, perché chiedeva un intervento per tutti coloro che sommano stipendi e pensioni pubbliche. Dorati, entrambi. I papaveri sono alti, ma le loro retribuzioni ancora di più. E non sempre appare legittimo né congruente, come abbiamo visto con le pensioni da decine di migliaia di euro.

Un emendamento e una proposta da presentare di nuovo, e presto, collegandola a tutte quelle misure che vieterebbero a chi lavora o opera nella Pubblica Amministrazione di guadagnare più del Presidente della Repubblica (il famoso tetto del Quirinale).

Insieme, i parlamentari potrebbero rivedere i propri stipendi, perché se i parlamentari del Pd destinano il 30% al proprio partito ogni mese (oltre ad avere versato una quota molto significativa all'atto della candidatura), ciò significa che di quel 30% potrebbero fare a meno, perché banalmente già lo fanno.

Si tratta di quell'Eldorado da raggiungere e scoprire, che contribuirebbe a ridare credibilità, e insieme a recuperare cospicue risorse per cambiare le cose. Sarebbe bello che si partisse da qui, anche perché tutto questo ci riguarda direttamente. A patto di andare fino in fondo, per una volta.

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Azione popolare: la petizione fiscale

Tra le tante cose a cui ero affezionato del nostro progetto politico, c’era l’idea di rendere il fisco più orientato verso i patrimoni e meno gravoso sul lavoro e sulla produzione.

Un passaggio importante per il nostro Paese, che aveva e ha tasse pesantissime sul lavoro e, prima della reintroduzione della tassa sugli immobili, tasse molto basse sul patrimonio.

Credo che una campagna da fare subito sia quella che riguarda la querelle sull’Imu, che sta appassionando molto i ministri e pochissimo gli elettori.

Il Pd dovrebbe insistere perché si abbassino le tasse sul lavoro, lasciando da parte la propaganda elettorale di Berlusconi.

E non per ragioni di parte, ma perché sono tutti d’accordo: la Confindustria, i sindacati, il Fondo Monetario Internazionale. E, visto che ci piacciono i sondaggi, anche gli elettori.

Per tutti questi motivi, vi chiedo di sottoscrivere e di diffondere la nostra petizione. Perché è inutile e sbagliato parlare di cose che poi si lasciano cadere.

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Il problema in-evaso

Così Rita Castellani, in attesa che il governo assuma la questione come strategica, abbassando prima le tasse sul lavoro, per poi aggredire l’evasione, per poi abbassare ancora le tasse sul lavoro. In un crescendo che si chiama così perché farebbe crescere il Paese.

A proposito del solito editoriale del Corriere dei magnifici Alesina-Giavazzi, che continuano a rinvenire ogni futuro bene dell’Italia nei tagli di spesa pubblica. Il mio modestissimo punto di vista è che la spesa pubblica necessiti di un robusto riordino, fondato su un indirizzo politico chiaro e omogeneo che, per esempio, parta da una drastica razionalizzazione dei centri di spesa, fin qui annunciata ma mai neanche avviata.

Ma il documento della Ragioneria Generale linkato qui sotto chiarisce abbastanza il vero problema: basta anche solo guardarsi tre tabelle: a pag.25 (spesa pubblica in % PIL paesi UE 2000-2011); a pag. 27 (spesa pubblica pro capite paesi UE 2000-2011); e a pag. 28 (entrate pubbliche pro capite paesi UE 2000-2011). Dal lato della spesa, siamo sotto a tutti gli altri grandi paesi europei (tranne che alla Germania, in % PIL: ma, ovviamente, qui è il PIL che conta). In compenso, siamo ampiamente (con una differenza media del 20-25%) sotto a tutti gli altri grandi paesi per le entrate pro capite.

Ne approfitto per ribadire che il principale, insopportabile problema del bilancio pubblico di questo paese è l’evasione fiscale e il conseguente abnorme peso fiscale che comporta sui poveracci che le tasse non hanno mai smesso di pagarle. Avendone in cambio dallo Stato servizi di sempre più bassa qualità e quantità, grazie anche ai soloni che continuano a filosofare su maggiori tagli di spesa, magari guardando sempre alle voci aggregate che risultano naturalmente più cospicue: sanità e istruzione.

Il documento della Ragioneria Generale.

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